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Il 20 marzo dello scorso anno, preso dall’incalzante avanzare della primavera, avevo scritto questo post intitolato “La Scaletta Musicale sulla Via”.

Quest’anno invece ho proprio imbracciato la mia “scaletta” e ho fatto un bel viaggetto in solitaria. Avevo un po’ d’apprensione quando decisi, ma ora, dopo aver vissuto questa bella, seppur breve, esperienza sono motivato per continuare l’esplorazione negli anni a venire.

Sono in auto, sto viaggiando verso una meta ancora senza nome. La zingarata mi sta inoltrando in luoghi mai visti prima. Boschi di larici e prati illuminati da una fioca luce del tramonto mi stanno dando il benvenuto. Il sentiero per la mia automobile si inerpica su curve tortuose, tornanti e salite che a tratti sembrano muri invalicabili. A volte ad accoglierci c’è leggera nebbiolina, soprattutto quando la sera sta per trasformarsi in notte. Per fortuna spesso, dopo la salita c’è la discesa e dall’alto del passo, i primi raggi del sole dell’alba arrivano da est a scaldare la pelle vissuta del nostro viso

Questa prima gita l’ho trascorsa tra territorio svizzero ed italiano, per la precisione nell’alta Engadina con rientri in “patria” grazie al famosissimo Trenino Rosso del Bernina e pernottando in un albergo di Pontresina (Switzerland), lo Schweizerhof.

Da molto tempo desideravo avventurarmi sul treno rosso quindi perché non sfruttare una serie di giorni di ferie da smaltire?

Il “problema” è che dopo una gita così spettacolare e panoramica, potrei diventare “dipendente” a questo tipo di vacanze.

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Si perché proprio come scritto nella citazione riportata sopra, durante questi giorni ho proprio vissuto le emozioni che in quel post scrivevo solamente.

Nel raggiungere la Svizzera son passato da Tirano dove ho fatto tappa per pranzare. Purtroppo quando la superstrada (veloce panoramica e gratuita) che costeggia il Lago di Como termina, bisogna percorrere una strada statale per circa 70 chilometri. Sono stati più logoranti questi che tutto il restante viaggio.

Tirano è una città davvero molto inquinata, si respira tanto smog e c’è un traffico soffocante e roboante.

Se non fosse per la presenza della stazione del treno rosso, che fa pensare al viaggio su di esso, la definirei una gran brutta cittadina. Per fortuna, avendola già visitata lo sapevo già e per questo ho preferito andare in Svizzera.

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Tirano

DSC_4307.jpgQuindi nel pomeriggio di giovedì 5 maggio ho ripreso il viaggio. Direzione espatrio!

Sembrerò retorico ma come ho varcato il confine tutto è completamente cambiato.

Nessun concessionario lungo la strada svizzera (come invece ne avevo visti a decine la mattina, sostanzialmente 70 chilometri di zona industriale), segnali stradali diversi (ma non troppo), perfetta pulizia lungo i bordi stradali e nei fossi, scritte in almeno due/tre lingue (tedesco, italiano, francese), pochi negozi nei paesini che attraversavo e quei pochi con insegne in tedesco (le apotheke, farmacia).

Il non essere più in Italia è stata un’emozione strana che fino a quel momento non avevo mai provato. Eccitazione a mille collimava con la paura di commettere errori durante la guida o quella di non rispettare la rigorosità e precisione degli abitanti autoctoni.

Alcuni chilometri dopo la dogana e il suo stop (l’agente mi ha risparmiato una perquisizione toccata invece all’auto che mi precedeva) mi sono tranquillizzato ma l’eccitazione è cresciuta: la strada che spesso coincideva con i binari del trenino mi ha portato nella porzione larga della valle di Poschiavo, dove luccica il lago omonimo.

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Miralago

Il massimo del godimento è stato quando ho iniziato la salita verso il passo Bernina a 2330 metri s.l.m..

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Avevo già innestato la mia playlist musicale sulla “dance”, una selezione che mi ha accompagnato nella salita, a basso volume creava involontariamente la giusta atmosfera proprio come sognavo potesse essere. DSC_4347.jpg

La strada entrava quindi in boschi conifere, si sale velocemente. E in un batter d’occhio mi sono ritrovato in mezzo alla neve. La strada era pulitissima, ho colto dei giorni di fortunato sole e la neve era ancora quella invernale che pigramente si stava ritirando.

Penso che in qualunque stagione questo tratto di strada abbia un panorama mozzafiato. Personalmente mi son sentito come su un altro pianeta. Non avevo mai guidato in alta montagna su una strada asfaltata e pulita ma completamente circondato da neve e bianco ovunque. Sul lato della strada, non c’era un guardrail ma un muro di un metro di duro e spesso ghiaccio.DSC_4351.jpg

Il termometro della Clio scendeva rapidamente verso temperature alpine.

Dopo aver oltrepassato la deviazione, chiusa, per Livigno e dopo aver scalato ancora qualche tornante ecco d’improvviso il cartello del punto più alto della strada, il passo: Bernina.

Sono stati trentacinque chilometri fiabeschi e penso anche i “primi” di una lunga serie di chilometri che mi farò in futuro, nei prossimi anni, cercando di esplorare luoghi nuovi.

Vi saluto lasciando che parlino per me le foto scattate.

Riassumo velocemente come ho trascorso questi giorni:

  • 5 maggio, viaggio verso Pontresina con tappa pranzo a Tirano (segnalo i noiosi 70 chilometri percorsi in Valtellina). In tardo pomeriggio dopo il check-in e sistemazione in hotel, ho passeggiato per la semideserta Pontresina e mi sono spinto fino alla stazione del treno.

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  • 6 maggio, venerdì: viaggio sul trenino. (http://www.trenino-rosso-bernina.it/orari.html) Ore 9:04 Pontresina, arrivo in perfetto orario a Tirano alle 11:00. Pranzo in loco e poi nuovamente sul treno alle 13:40. Alle 15:24 sono sceso alla stazione Diavolezza (a dieci minuti dalla stazione più alta del trenino rosso) dove ho preso la funivia (skipass gratuito, altrimenti 38 CHF) per il rifugio a quasi 3000 metri di altezza.

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  • 7 maggio a passeggio nel bosco in Val Roseg (Pontresina) per poi salire sul treno, direzione Saint Moritz. Giornata trascorsa tra città e tutto il lungo lago in preda a fotografia compulsiva.

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  • 8 maggio rientro verso casa passando per Saint Moritz e il Passo Maloja (1815 m s.l.m.) e Chiavenna.

Questo è solo l’inizio, posterò poi qualcosa sulla Svizzera e sicuramente un breve articolo sul viaggio con il Trenino con escursione al Diavolezza (2978 metri).

A presto, ciao

Dave

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Questo post non poteva mancare nel mio piccolo spazio web, vi metto solo in guardia che parlo dei fatti che avvengono nel film. Quindi se non lo avete ancora visto, non vi conviene leggere.

Come al solito scriverò quanto seguirà solo per amore verso il mio lato nerd e lo farò seguendo quelle che sono le mie intuizioni e più banalmente, le mie umanissime e umilissime emozioni.

Cercherò di scrivere o di descrivere quello che ho sentito mentre guardavo il settimo capitolo di una delle saghe che più mi hanno appassionato sin dai tempi della mia infanzia.

Solo il film “Il ritorno dello Jedi” uscì al cinema (ottobre 1983) quando io ero già presente sulla “Terra” da circa un anno e tre mesi. Perché lo nomino? Perché per “parlare” de “Il risveglio della forza(2015) sono obbligato a “passare” attraverso questo.

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Tra i due capitoli c’è stato quell’intermezzo durato: 33 anni, i tre prequel datati 1999, 2002, 2005 senza contare “l’universo espanso” con ore di cartoni animati, libri, fumetti, videogames.

Bene, nonostante si parli sempre di un hobby, l’attesa era comunque a dir poco snervante. L’aspettativa era grandiosa. Insomma, un sequel che avrebbe dovuto narrare la storia dei nostri vecchi beniamini che tornavano a far parte della “crew”, ai quali spettava il rito di iniziazione alla nuova trilogia.

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Il film del 1983 aveva fatto “il suo lavoro”. Dopo “L’impero colpisce ancora(1980), fu l’apice della storia iniziata nel 1977 con “Guerre Stellari”. George Lucas ci aveva immersi in un mondo nuovo, lo sappiamo tutti. Non era un western spaziale, come invece aveva fatto, molti anni prima, Gene Roddenberry con Star Trek.

No, era puro fantasy.

Universo e “storia” inventate, astronavi e volo spaziale mirabolante fatto di inseguimenti a velocità impressionanti, specie e razze aliene inventate senza per forza creare una classificazione e raggruppamenti in popoli, ma solo tanti e diversi bei pupazzetti.

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La cosa bella era proprio questa. Ci si immergeva in una galassia praticamente unificata. A confronto, il nostro “vero e terrestre” trattato di Schengen farebbe ovviamente ridere. La galassia di Star Wars era un posto in cui c’era l’Impero che la teneva unita con la paura, ma che allo stesso tempo creava ribellione; un posto dove regnavano l’anarchia, i mercati clandestini, le scorribande; dove, per assurdo, poteva capitare che la feccia galattica si ritrovava sullo stesso pianeta e magari seduta nella stessa “cantina” in cui c’erano i cacciatori delle loro taglie!

L’inserimento della “specie umana” (in una galassia lontana lontana..) come quella protagonista e della magia sotto forma della Forza insieme ai suoi discepoli, gli Jedi, sono stati la ciliegina sulla torta, la miccia che ha fatto esplodere la moda Star Wars.

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Nonostante i temi ricorrenti (già presenti in diverse mitologie), questa saga è una pietra miliare, almeno per la cinematografia perché punta sull’azione unita alla magia nell’immensità dello spazio. È un record (diciamo così) che ad oggi a mio avviso, non è stato ancora scalfito, nemmeno dall’Avatar di James Cameron e nemmeno dalla saga di Alien di Ridley Scott.

Perché questa digressione?

Perché purtroppo “Il risveglio della forza” è esattamente tutto l’opposto di quello che l’episodio precedente aveva portato al culmine e che aveva “dato il la” per un eventuale degno seguito.

Cosa ci si aspetta dagli sviluppatori, se non un film che ricalcasse almeno la tradizionale “magia” che c’era allora e che era al di là dall’avermi tuttora annoiato?

Dove sono finiti i bei momenti di “tregua” dai combattimenti in cui i protagonisti facevano il punto della situazione, e grazie ai quali noi spettatori ci potevamo concedere un attimo di respiro?

Dov’è finito il leggendario lato “Soap Opera” mescolato a romanticismo?

Dov’è finito il training del protagonista, la sua evoluzione o almeno la sua genesi?

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E qui mi scappa una battuta: sei film su Star Wars hanno avuto un inizio ed una fine, morale compresa nel prezzo del biglietto al cinema e finito il film si poteva sognare.

Ora il problema è che lo spettatore deve carpire “da solo” un significato o una morale sempre che ci sia e se c’è è seppellita sotto quintali di effetti speciali per non far sembrare il film troppo moralistico.

Inoltre, il pagante, si deve immaginare addirittura la genesi dei personaggi e la loro caratterizzazione, perché in questo film sembra non esserci il tempo per farlo o persino si potrebbe pensare: “non vogliono sprecare un brand per futili spiegazioni che potrebbero essere lo script di altri film”.

È volutamente un’azione commerciale e a mio modesto parere hanno rovinato un universo che era davvero spassoso e giusto, creando un brand da sfruttare al massimo delle possibilità.

Questo è indice di mancanza di originalità ed è ormai diversi anni che lo possiamo purtroppo constatare andando al cinema. Accade soprattutto per film fantastici, sono in pochi a salvarsi.

Disney & colleghi creeranno, con ogni probabilità, film al di fuori della saga originale (spin off) in cui prima o poi risponderanno a delle domande che hanno lasciato basiti quasi tutti gli spettatori di episodio VII.

Ecco un esempio:

Sono molto amareggiato per questo.

Sostanzialmente questo episodio è servito per introdurre (male) i nuovi personaggi (tra l’altro tutti umani..), per mostrare le fazioni in contrapposizione in un’epoca di post Impero dove sinceramente ci si aspetterebbe tutto fuorché la ribellione agisca sempre nascosta come “resistenza”. Dove l’Impero di fatto sembrerebbe non aver perso, anzi in trent’anni si sarebbe riorganizzato sotto un altro leader (Snoke), sotto un altro nome (Primo Ordine) e avrebbe costruito un’arma ancora più potente e fantascientifica rispetto la leggendaria “Morte Nera” ma che viene distrutta con maggior facilità, tutto semplicemente assurdo.

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..la star killer distrugge più pianeti la volta?.. ..l’impero colpisce ancora? si, più di prima..

Quello che critico non è tanto la storia che han deciso di farla andare in questo verso (..amen), ma la sua pochezza in fatto di originalità. È un continuo susseguirsi di Déjà-vu in cui, sinceramente ci si deprime veramente tanto: la citazione si tramuta in malinconia che sfocia in dramma. Il film non diverte.

E purtroppo non spiega molto su cosa sia successo dopo la morte dell’Imperatore. Viene data un’imbeccata, vero, ma questa non stuzzica l’immaginazione, non coinvolge, sembra un fatto poco importante, peccato invece che è la cosa principale perché sempre si parla di guerre stellari tra fazioni politiche, l’una dominata dal bene, l’altra dal male. È un film completamente sbilanciato.

Probabilmente erano talmente eccitati dal girarlo e da riproporre gli storici protagonisti che hanno finito per esagerare con le citazioni.

Infine vorrei riportare alcuni errori grossi come delle case.

Muore Han Solo (evviva la depressione..) con un colpo di spada laser in pieno stomaco (“grazie figliolo..”), e il suo fedele “pard” Chewbacca si infuria, fa esplodere tutto, spazza via guardie come non ci fosse un domani.

Ok, peccato però che quando la battaglia sulla Star Killer (la Morte Nera di turno) finisce e tornano tutti al pianeta base della resistenza, Leia non abbraccia Chewbacca (il suo vecchio amico..), ma Rey: ma le due non si erano mai viste prima!

E nel finale non fanno uno straccio di rito funebre per ricordare l’eroe, il Generale Solo caduto per aiutare (ancora una volta) la resistenza.

..

Nonostante tutti questi nei, il “risveglio della forza” avvenuto con una sorta di visione o richiamo, in una giovane donna, Rey (Daisy Ridley), è a mio avviso, l’unico colpo di genio del lungometraggio. Il problema però, anche qui, è l’assurdo imbarazzo che si viene a creare.this-deleted-scene-from-rey-s-vision-could-be-crucial-to-star-wars-episode-8-rey-in-the-h-856442

E vi esplico i miei dubbi facendo qualche esempio..

Come fa l’eroina a sapere cosa sono e come servirsi dei poteri mentali noti agli Jedi visto che lei è sempre vissuta su un pianeta desertico sul quale venne abbandonata (da chissà chi) in tenera età?

Ci si permea di massimo imbarazzo quando la vediamo usare questi poteri mentali: la prima volta, niente meno che contro il “cattivissimo” del film addestrato alle arti Jedi e Sith, Kylo Ren (Adam Driver).

Mentre lui la sta interrogando, lei gli contraccambia la lettura mentale tanto che scopre la sua volontà a raggiungere il livello di Darth Vader (come faceva poi Rey a sapere dell’esistenza di Darth Vader non si sa..) e successivamente utilizza questo potere per costringere la guardia carceraria a rilasciarla, un po’ come quando Obi Wan Kenobi nel film del 1977 disse agli Stormtroopers:Questi non sono i droidi che state cercando”.

Si, probabilmente ci daranno tutte le risposte in decine di film, visto e considerato che chi detiene i diritti vuole fare uscire un film di Star Wars ogni anno.

Ecco però che con questa azione commerciale, tutta la magia va veramente a farsi friggere.

Da fan lo boccio quasi totalmente.

Divertente per gli effetti speciali alla J. J. Abrams e per chi non ha mai visto un film della saga; ciò non toglie che le lacune presenti sono enormi anche per chi sente parlare della Forza per la prima volta.

Questa è la mia opinione.

Ciao a presto

Dave

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Eccomi tornato.

Non avevo più ispirazione.

Ma dopo la notizia trasmessa ieri, che ha fatto colorare di rosso polvere tutti i tg, oggi sono qui a postare questa mia opinione.

La notizia è di quelle che farebbe saltare dalla sua poltrona qualsiasi appassionato di fantascienza, ma non di scienza, il perché lo scrivo dopo.

Ma ..Si, proprio un telefono senza fili!

Vi ricordate il gioco? Una parola o una breve frase pensata da una prima persona, viene sussurrata nell’orecchio di una seconda e così via fino all’ultimo padiglione auricolare che ascolta, trasmette al cervello elabora e fa muovere la sua lingua collegata.

La frase che esce dall’ugola dell’ultima “pedina” dovrebbe essere più o meno simile alla prima o meglio, il gioco sta nel vedere se la frase finale è uguale a quella di partenza. Il divertimento che ne deriva lo conosciamo tutti. Spesso e volentieri, si capisce male una sillaba, un tempo verbale, un nome etc. insomma un “Franco balla con sua sorella” potrebbe diventare “Francobolla consuma sorella”.. tutti a scompisciarsi: “non hai capito! io ho detto balla”, “ehi, tu mi hai detto consuma?”, il più arguto innocente: “non è colpa mia, infatti non capivo il senso della frase!”.

Ecco, i mass media italiani sono dei gran telefoni sena fili.

Ora, non so se in effetti sono loro ad essere così, arguti innocenti: “ma infatti quella notizia mi suonava strana..”, o se, come il J.J.J. del Daily Bugle (il direttore del “noto giornale” del fumetto Spider Man), possiedono questa innata smania del dover lanciare la notizia a tutti i costi, in prima pagina, grassetto, carattere 800 e foto sgranate, perché Peter Parker non è ancora andato su Marte.

Quindi ci prendono in giro?

O meglio, sfottono l’italiano medio. Gli lanciano addosso una notizia, sapendo che l’hanno ingigantita e che purtroppo l’italiano medio la trasformerà in una epopea. Il pubblico sarà però diviso.

Da una parte, ci sarà colui il quale, rivolgerà ogni notte i suoi occhi speranzosi verso qualsiasi puntino luminoso in cielo, “si c’è vita nell’universo” (beata innocente, romantica ignoranza); dall’altra, l’assiduo frequentatore di internet che scriverà la sua simpatica, ironica battuta.. “han trovato l’acqua nel mare.. della tranquillità, sai che facilità” (bella si si, anche la rima, ma.. veramente il Mare della Tranquillità è sulla Luna, il tiro è sbagliato, cambia longitudine e perielio, grazie).

Non solo: ancora prima di “uscire”, la notizia è già cambiata. Eserciti di menti che perdono la notte di sonno alla ricerca del titolo, della frase di chiusura dell’articolo. E su Focus®, già sono stati stanziati migliaia di € per una intera serie sull’acqua salata di Marte. Ah si, sarebbe poi questa la notizia di cui sto sproloquiando.

E non è tutto. La notizia iniziale potrebbe essere interpretata male, tradotta peggio o scritta da uno del Jet Propulsion Laboratory dopo una notte di Piña Colada tutto Rum.

Ma non tutto il pubblico si fa ingannare. C’è anche chi cambia canale o spegne LCD ed accende il vecchio tubo catodico che tiene sul collo, lampadina sul fondo compresa.

Ma eccolo li, il fermo credente nella logica della scienza. Riderà sentendo lo stupore generale e penserà: “che banda di mattoidi, la notizia dice “semplicemente” che..” “..a otto etto Pascal e alla temperatura di meno vattelapesca gradi centigradi, una sola goccia di acqua, non solo non sarebbe ghiacciata (nonostante il freddo) ma si sarebbe già dispersa nella rarefatta atmosfera dopo una velocissima sublimazione”. Ma qui si parla di sali che si possono idratare e le strie che si vedono, sono delle colate (come lava, non calda) di questi sali idrati che arrivano dal sottosuolo. E tutta questa scoperta non è nemmeno diretta, ma indiretta, come praticamente tutte le scoperte cosmologiche fatte fino ad ora. Quindi la scoperta stessa è incerta.

Poi ci sono io che sono un mix. Un romantico ed ingenuo instagrammatore che ha spesso voglia di evadere perché dopo un po’, si sente i piedi pesanti se tenuti per “troppo tempo” ben piantati per Terra, nel duro realismo.

Siamo in un epoca dove tutto è possibile, tutto è così “fumettoso”. Tra un po’ nemmeno Hogwarts ci farà più impressione. E questa frase sembra una di quelle uscite da un fondamentalista della ragione, “bacchettone rompipalle che non sei altro!”.

No, la realtà è che ci piace evadere, ci piacciono le stronzate e, i racconti che una volta impaurivano le ombre che si stagliavano irregolari sui muri in terra delle cascine delle Langhe, sono oggi un vago ricordo, raccolti nei libri. Qualcuno di questi libri, per fortuna è ancora vivente. I nostri nonni (i miei stanno già riposando), sono il vero telefono senza filo e senza tempo.

p.s.

Vi saluto postando il trailer di un film che sta per essere trasmesso sul grande schermo. La sua sceneggiatura è tratta dal bel romanzo di Andy Weir che ho avuto il piacere di leggere a velocità ultrasonica e che, quindi, consiglio. Spero che il lungometraggio ne sia un degno discendente e che eviti di essere “fumettoso”, confido in Ridley Scott (il regista).

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A presto,

Ciao Dave

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Così intitolo questo post del dopo ferie. Io rimango sempre molto colpito dalle ferie e vengo preso dalla malinconia. Non è depressione post ferie come quella malattia che qualcuno nel mondo, ha cercato di creare come moda, per vendere qualche pasticca in più. È semplicemente un dolce ricordo, nella speranza di rivivere al più presto e magari più a lungo i momenti appena trascorsi.

Il fatto è che questa mia “voglia” di tornare nel mio luogo per vacanze ideale, mi è scoppiata a Febbraio 2015 quando ho prenotato la camera, per cercare di ottemperare a quel famoso detto: chi prima arriva meglio alloggia. Ecco dunque che ho potuto avere la camera che volevo e che sapevo mi avrebbe fatto stare bene anche nel tepore del risveglio.

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Cogne, il prato di Sant’Orso e il massiccio del Gran Paradiso, ripresi da Gimillian

Cogne in Valle d’Aosta è un luogo incantato e purtroppo macchiato da faccende extra turistiche, permette comunque di vivere dei soggiorni stupendi e lo è stato per me, per almeno tre anni, quasi di seguito.

Intanto perché montagna?

Grauson basso - i casolari 2200 m s.l.m.

Grauson basso – i casolari 2200 m s.l.m.

Premettendo che ammetto il mio snobismo verso altre formazioni montagnose (Alpi Marittime, Appennini..) la montagna con la “M” maiuscola per me inizia quando i boschi di latifoglie lasciano il posto a quelli di conifere. Quindi approssimativamente quando si superano i 1200 metri s.l.m. si iniziano a vedere solo distese e manti aghiformi di pini, abeti, larici. Il meglio secondo me lo si trova a partire dai 1400 m s.l.m. mentre oltre i 1500 m le considero quote già troppo alte.

il Camoscio mi da ragione. nion d7100 + obiettivo Sigma spinto al max zoom: 500 mm

il Camoscio mi da ragione. nikon d7100 + obiettivo Sigma spinto al max zoom: 500 mm

Tenendo poi un attimo presente il discorso economico, a parità di prezzo di una camera di hotel, io consiglio di scegliere una località che abbia queste caratteristiche. Ma non solo. Ne citerò qualche altra.

Informarsi tramite l’uso dei mezzi più conosciuti, quali Google Earth® e Panoramio® per vedere cosa c’è li intorno, com’è la conformazione del territorio. Non è necessario essere geologi, ma in montagna il panorama ha un 70% nel godimento totale della vacanza.

prati tanti prati

prati tanti prati

Quindi un altro consiglio che vorrei suggerire è quello di trovare un luogo incastonato tra le montagne, ma dove possibilmente non ci sia da scarpinare se si volesse fare una passeggiata rilassante o per smaltire l’acido lattico.

Poi l’altitudine è importante sia per la respirazione, un intensivo breve allenamento polmonare, ma anche perché intorno ai 1500 m, se si sceglie una località che non si trova in una “spinta” valle glaciale, a V per intenderci, ma in un pianoro, tutto intorno e in alto si vedono maestosi e ampi alpeggi. Forse molti non lo sanno, non ci fanno caso, ma quegli alpeggi sono infinitamente grandi e per quanto possa sembrare che abbiano una pendenza vertiginosa, in realtà sono molto ampi e pullulano di vita e acqua. Certo arrivare a vedere, in prima persona questa caratteristica non è semplice perché a 1500 m, se si punta in su il naso, vediamo panorami da 1000 metri in su, più sopra. In questo caso l’unica maniera per viverli è indossare scarponcini e “farli andare”.

si sale verso Grauson nuovo

si sale verso Grauson nuovo

Ecco, fondamentale è l’assenza di autostrade o ferrovie. Si è difficile trovarle a queste altezze ma meglio puntualizzare. Vi sconsiglio di scegliere una cittadina con queste vie di trasporto, solitamente si trovano al confine e vicino trafori. Questo binomio mi fa fischiare le orecchie. Che la località sia un passo o una città di montagna con una sola via di entrata e uscita, il bello è che questi luoghi si possano raggiungere con una strada statale o provinciale, il meno trafficata possibile e tutto il contorno del caso.

Possibilmente pochi impianti di risalita. Ma questo non dipende dalle nostre volontà, però garantisco che salire su un sentiero è molto più soddisfacente che prendere una funivia, per non parlare del fatto che la costruzione dei piloni ha di fatto snaturato l’ambiente circostante che diventa artificiale.

Anche per questo scelgo ancora Cogne, e lo farò di nuovo. Ha solo un impianto, una telecabina che porta pochi turisti su una montagnola dove c’è un parco naturalistico.

tra Grauson vecchio o basso e Grauson nuovo o di sopra a 2600 m s.l.m.

Siesta tra Grauson vecchio o basso e Grauson nuovo o di sopra a 2600 m s.l.m.

La vacanza in montagna può essere di diversi tipi. Per esempio una vacanza di gruppo. Un oratorio, un gruppo di amici, o facenti parte ad una associazione come il CAI. Oppure con la famiglia o con la/il compagna/o, ma anche in singolo come ho fatto io quest’anno.

Ci sono una moltitudine di motivi che mi fanno scegliere la montagna al posto del mare (tenendo presente che al massimo posso farmi una sola vacanza all’anno).

Uno di questi è che nel mondo succedono mille tragedie e tutti, dico tutti, vogliono imporre la propria opinione, senza rendersi conto di quanto, spesso e volentieri, bassa e razzista essa sia.

In montagna, oltre a non sentirle (per vari motivi, per esempio, io non ho mai acceso o guardato la tv), accade una cosa meravigliosa che consiglio a tutti questi ominidi di qualsiasi sesso, religione o etnia.

Se sei in montagna e hai di fronte una roccia che si alza da terra di 200 metri, o sei vicino ad una cascata capace di sprigionare una forza di miliardi di braccia oppure sei a metà strada di un sentiero che speri ti porti il più presto possibile alla meta perché le tue gambe sono di marmo, in quei momenti capisci come sei piccolo, come noi ominidi siamo minuscoli lillipuziani in confronto di Madre Natura e della Terra.

Vallone del Bardoney intorno ai 2200 metri s.l.m.

Vallone del Bardoney intorno ai 2200 metri s.l.m.

Questo consiglierei di viverlo ad ogni “boccaccia” spara cazzate o a chi si fa la grana a spese della natura.

Andate in montagna, state a fianco di una montagna e vedrete come diventerete piccoli di fronte a ciò che ci ospita, abbiatene rispetto la prossima volta che aprite bocca. Ma le persone provinciali non mettono il naso fuori e se lo fanno, lo fanno in totale comodità, senza sudare.

Il mare questo senso di grandezza non me lo ha mai trasmesso.

Cacate e acqua ovunque

Cascate e acqua ovunque

Ma tra i miei pensieri filosofici che facevo mentre salivo verso un luogo che si chiama “Lago delle Loie”, oltre a rischiare delle cadute catastrofiche (cavolo quest’anno proprio zero forma), ho avuto i miei momenti di debolezza.

All’ennesimo tornantino con gradone di pietra in bilico e bagnato da una brina (4,5° Celsius alle 9:25 di mattina di domenica 6 settembre 2015), ho pensato: “ma chi me l’ha fatto fare! Non potevo andare al mare anch’io con le chiappe al sole?” .. poi ho ripensato anche alla massa di gente che si fa mille selfie, a se stessi e ai propri mini costumi o ai propri piedi, per seguire le mode del momento, e mi sono risposto, “Dave cazzo dici, guarda dove vai e prosegui che è meglio”.

LAgo delle Loie 2300 m circa

Lago delle Loie 2300 m circa

Non parliamo di quando si arriva alla sommità. Cosa ti sale dal cuore, quando sei arrivato alla meta? Quando di fronte hai panorami mai visti e maestosi, larghi 30 40 chilometri e sei immerso in quegli alpeggi per i quali, da fondo valle ti chiedevi come sarebbero stati. Se siete sopravvissuti alla salita, beh.. dal cuore vi sale un sentimento di godimento interiore da invidiare.

il magnifico Vallone del Bardoney con la malga. in fondo al vallone il sentiero sale sulla destra della foto per il Colle dell'Arolla

un’altra foto del magnifico Vallone del Bardoney con la malga. in fondo al vallone il sentiero sale sulla destra della foto per il Colle dell’Arolla

Circondati da un alpeggio erboso (siamo intorno ai 2100 metri s.l.m dove gli alberi rimasti sono pochi), con piccoli arbusti, muschi e rocce pitturate da licheni sui quali saltano e cantano una miriade di grilli, sarete attirati da fischi di marmotte che vi faranno ruotare più volte su voi stessi di 360° per cercare di individuarle come quando cercate le differenze nella “settimana enigmistica”. Camminerete sul sentiero che verrà spesso interrotto da ruscelli di una larghezza di 60 cm circa, che vi invoglierà a infilarci la mano dentro e anche a camminarci dentro. Cosa ti sale dal cuore? Pace e serenità ma anche soddisfazione e pensieri profondi.

hola =)

hola       =)

E quando sarà il momento, se ti sei potuto concedere qualche vizio, io l’ho fatto, avrai tutto il tempo per tornare a valle, in hotel per farti una bella doccia e via, andare al centro benessere per sciogliere la muscolatura irrigidita al caldo tepore umido del bagno turco, o farti un giro nella jacuzzi esterna (acqua a 48° mentre l’aria del tramonto è già scesa intorno ai 10° C) con panorama da urlo. La serata terminerà con la cena, e la mattina seguente aprendo con delicatezza le tende, ecco il sole che sta pian piano risvegliando il Gran Paradiso. Una sorridente malinconia, niente paura è sempre la, non scappa.

Ps.Tutte le foto allegate sono state prese con una nikon d7100 o con un cellulare. Ma ho dovuto ridimensionarle per questioni di dimensione, quindi hanno perso parecchia qualità.

Altre foto le trovate sulla mia pagina @Instagram https://instagram.com/davegarba82/

o su @Facebook https://www.facebook.com/Dave.Garba

Ciao a presto,

dave

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Eccoci qui, mezzi sciolti e liquefatti da questa torrida altissima pressione.

Ho da poco terminato la lettura di un romanzo di Piero Angela (molto bello, da leggere!), intitolato: “Tredici miliardi di anni” che mi ha aiutato a fare una grande scoperta. Erano 65 milioni di anni che non faceva questo caldo sulla terra, ovvero proprio da quando il crudele asteroide cadde sul pianeta!

Bel libro, bello come questa musica di sottofondo, era Stairway to Heaven cantata dai Led Zeppelin su radio.. “che ne so”.. !

Ora Kashmir mi accompagna nella stesura di questo sudaticcio post.

Che periodo. Non ricordo un luglio così poco proficuo. A casa in ferie una settimana, proprio quando hanno acceso “il forno”, e sono ventitré giorni che va avanti così. Niente corsa, niente bicicletta ne addome o qualsiasi altro esercizio fisico.. beh spero di potermi rifare a breve.

Invece la lettura prosegue. Prima del romanzo citato sopra ho letto “il giocatore” di Dostoevskij che ho trovato semplicemente stupendo. Più bello de “l’Idiota”. Anche in questo romanzo il personaggio è parecchio idiota. O meglio dimostra di esserlo verso la fine. In ogni caso Fëdor ha scritto questo romanzo in 28 giorni se ho letto bene la prefazione. Ed in 28 giorni ha dettato alla sua futura moglie questo che è un capolavoro.

Beh oggi a lavoro è capitata una donna (sui trentacinque anni e in attesa di un bambino) che mi ha parlato di un farmaco venduto in Russia ma non nel resto del mondo. Parlando poi del più e del – ho scoperto che lei è nata in una cittadina della siberia del sud, quasi al confine con il Kazakistan. Sai com’è no, il mondo è piccolo, perché in una cittadina della pianura padana, di ventimila abitanti, non puoi trovarci un’originaria di Omsk.. d’altronde siamo global no?

Quale occasione migliore per un interrogatorio da KGB ahahahah.

Ho iniziato a chiederle del lago Bajkal (ma non c’è mai stata), della transiberiana (tra l’altro questa è una delle stazioni), ma non l’ha mai presa, poi ho iniziato a chiederle delle “dacie russe” e dei nomi che si danno al papà o alla nonna: batjuska (sbagliando, io, per entrambi, la pronuncia) babushka. Così sono arrivato a chiederle di Dostoevskij, scoprendo che proprio nella sua città di origine c’è un museo dedicatogli in quanto è stato in quella cittadina, in prigionia, quando venne messo ai ferri.

È stato un momento emozionante, c’è stato scambio culturale in una parafaramacia della provincia piemontese. In ogni caso il mio fiuto da esploratore si è del tutto sbloccato da un periodo a questa parte. Sono più io che interrogo la gente che il contrario. Della serie, a si ma stava chiedendomi del farmaco “x” forse, ops, scusi, mi ero perso nelle stringhe eteree della mia immaginazione.

Poi che altro.

Avevo visto Interstellar, ma forse ne ho già parlato. Non mi è piaciuto per via degli errori grossolani, come quando viene detto che la stella più vicina è a 5 mila anni luce (nella versione italiana, spero in un errore di doppiaggio) roba da esame universitario: “prego quella è la porta, cambi facoltà!”, oppure quando svolazzano tra pianeti extrasolari, anzi, extra lattei con navicelle simili a shuttle ma potentissimi. Tecnologie spaziali da favola e poi la terra che si desertifica. Infine la trama, si originale ma molto “romantica”. Non fa per me.

Ho apprezzato molto il lavoro di design e di costruzione dei modellini e la ricostruzione del buco nero. Le immagini sono bellissime, ma poi diventa tutto così claustrofobico ed un film dove ci sono diversi “fallimenti”, tipici di Nolan come nell’ultimo Batman, dove una minima speranza celata o appena accennata viene mostrata solo negli ultimi secondi.. argh .. ma come si fa? Due ore e mezza di film, drammi pianti, morti e viaggi inconclusivi. Insomma una tragedia.

Sarebbe stato bello un film sull’esplorazione e sui primi passi dell’uomo su un altro pianeta, ma continuano a propinarci roba che per forza deve avere un lato drammatico. Rivoglio il sogno alla star wars, il cameratismo di star trek, mi accontenterei perfino dell’azione horror di quattro marines in “allegra” compagnia xenomorfa (e forse l’attesa non sarà infinita, dovrebbe uscire un film con l’integerrima e cazzutissima Ripley & co).

Ora (o meglio non ora che sto per uscire) torno ad Arturo Conan Doyle, poi vi racconterò come mi stanno piacendo le avventure dell’investigatore più famoso di Londra. Ma devo chiedere scusa a tutti coloro che, leggendo quel che segue verrà un “coccolone”. I film di Holmes con Robert D. J. Mi sono davvero piaciuti e così, ora, ogni volta che apro il tomone, ripenso alla facciazza egocentrica dell’attore più pagato del momento. Il fatto è che trovo (parere personale, da amante dell’avventura) sia più adeguato un personaggio così, più simpatico (dottor Watson compreso – Jude Law) ed energetico, piuttosto che il noioso e “statico” di Geoffrey Whitehead (per quanto possa essere una pietra miliare) o dell’odioso Benedict Cumberbatch, star di moda ad Hollywood.

IMG_4391Non sono successe altre cose degne di nota, d’altronde non sono mica Battiato che nelle sue canzoni può raccontare i suoi “viaggi” nei deserti mongoli e sui treni di Tozeur.

Ciao a presto

Davide

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Dopo aver letto decine di romanzi di Asimov trovo ormai palese che le donne/Personaggi nei suoi romanzi sono tutte uguali.

– hanno un dono

– sono belle e sexy

In questo romanzo, questo suo atteggiamento nel descrivere la donna, traspare ancora di più.

Non credo sia sessismo, piuttosto poca originalità.

Anche il sesso o l’amore sono trattati da Asimov come se fosse una parte doverosa da inserire ma difficile da descrivere dal punto di vista romantico, quindi alla fine, un rapporto (anche solo verbale o amichevole) tra un uomo e una donna, finisce per sembrare un continuo flirt, che finirà in “film pornografico” o da romanzo Harmony.

Ad ogni modo non è certo questo l’aspetto più critico. Piuttosto trovo questo romanzo molto simile agli altri suoi “spin off” sui suoi cicli.

Nel senso che la trama è molto settata:

– c’è una scoperta

– c’è una scoperta che va in conflitto con la prima

– avviene uno scontro tra comunità scientifiche

– ci sono svariati voli pindarici sui personaggi, al di la della fantasia e che entrano invece in caratteri da romanzo rosa (..)

– e poi la novità.

In ogni romanzo, per essere originale c’è una novità. In questo caso lo sono gli abitanti del para-universo. Insomma, degli alieni. Ammetto che è stata una parte piuttosto noiosa, salvando solo l’ultima parte di quel capitolo, dove Asimov ha inventato una cosa, non dirò cosa, che salva in corner quell’intero capitolone.

A lettura completata, sembra che l’inserimento di un capitolone sugli alieni, sia stata inserita nella storia generale in un secondo momento, questo con lo scopo di aggiungere qualcosa di nuovo, gli alieni.

Si perché loro nella storia incidono, ok, ma non al fine proprio del romanzo narrativo.. o meglio non direttamente.

Infatti nella terza ed ultima parte sembra che Asimov se ne sia completamente dimenticato. Al che si può benissimo pensare che prima scrisse il romanzo e solo dopo inserì questa parte, chi lo sa? Ma alla fine, non importa.

Poi, nulla toglie che questo romanzo possa essere un prequel dell’avvento del cervello positronico e di tutto l’universo asimoviano, a parte le date che, se non erro vanno ad accavallarsi.

Cosa dire. Ho letto la prima parte in un pomeriggio, poi mi sono annoiato nella parte centrale e poi sono stato letteralmente trascinato, di nuovo, dell’ultima parte.

Ho dato un mio voto di 4/5, perché è fantascienza/scienza.

È un classico per Asimov, come ho già scritto, non è poi così differente da altri suoi romanzi però è sempre eccitante leggere cosa ha trovato di nuovo nel libro che ci si accinge a leggere. Questo rende unico Asimov che a mio avviso, per ora, non ha rivali nella fantascienza.

Il “settaggio”, l’essere stereotipato, potrebbe essere visto anche come un aspetto positivo della sua narrativa.

Asimov nella sua enormità letteraria ha letteralmente costruito un universo. Come c’è quello di Star Wars, Alien, Star Trek by Gene Rondenberry etc., Asimov ha fatto il suo che mi emoziona sempre.

Ottimo e consigliato a tutti gli amanti del genere!

Ciao e a presto

Dave

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Sono alcuni giorni ormai che ho finito di leggere il romanzo di Stanislaw Lem, mentre è dall’inizio del romanzo che mi ronza in testa una cosa. Ho trovato una netta similitudine tra questa storia e la trama più intrinseca del film del 1997 “Contact”.

Anche se questo film è l’adattamento cinematografico di un altro romanzo del 1985, è incredibile come l’etica e alcuni tratti della trama (doppi progetti, di cui uno segreto; decifrazione di un linguaggio extraterrestre) sono praticamente gli stessi.

Nel film Contact c’è più fantascienza “visiva” ma se, il film, viene “letto” bene, è intriso di essenze filosofiche di notevole spessore. Tutto porta ad andare al di là del “progetto” sci-fi della costruzione di qualcosa tecnologicamente avanzato. Questa mera attrattiva filmografica, è sicuramente un piacere per gli occhi e per l’immaginazione ingegneristica e astrofisica. In realtà viene costruito una storia che serve per noi stessi, non per capire cosa voglionogli alieni.

Capire cos’è la civiltà, il nostro passato e dove potremmo andare nel futuro portandoci stretto stretto, il nostro retaggio.

A tal proposito le ultime pagine di Stanislaw Lem ne, La Voce del Padrone, sono un capolavoro che valgono tutto il libro.

Come pensavo, torna a parlare dell’utilità del progetto e di altri concetti chiave per capire il Mittente intergalattico o addirittura inter-universo (sempre se, poi, effettivamente ce n’era uno!, il perché non lo trascrivo). Quindi i personaggi tentano di fare ipotesi e una su tutte è quella illuminata, e che lascia il lettore a bocca aperta!

La civiltà Mittente, che quindi dovrebbe essere, come significato fantafilosofico di Stanislaw Lem, l’apice dell’evoluzione di una Civiltà con la c maiuscola, una biosfera. Come se fosse una foresta dove i suoi alberi sono tutti collegati armonicamente tra loro. Nessuno è al di sopra di un altro essere, tutti i bisogni sono soddisfatti, ma gli esseri non sono vegetali, ma in possesso di intelligenza.

Questa Biosfera, secondo Lem, permette agli abitanti di trasmettersi tra loro materiale genetico, ma di preservare e scambiarsi anche emozioni sotto forma di materia, proprio come con il DNA durante un processo riproduttivo.

Non si tratta di trasmettere un emozione, per esempio, triste, per creare in un altro essere, compassione e pietà e quindi ipocrite superiorità o complessi di inferiorità. Si tratterrebbe di scambiare emozioni per imparare dal passato (e come sentiamo ipocritamente dire sempre oggi) per creare un futuro migliore, e per diluire tra gli esseri comunicanti, della biosfera, le emozioni. Tutti sarebbero così partecipi e stretti l’uno con l’altro alla gioia di una nascita, al piacere di un orgasmo, al lancinante dolore di una persona per un individuo che manca all’affetto.

Tutto questo con lo scopo di non lasciare “solo” l’altro individuo. Non mi sembra affatto male come idea.

Tra l’altro, aprendo una piccola parentesi, questo modo di fare di questo sistema di individui, mi ricorda un po’ il personaggio de “L’Idiota” e chiudo.

La cosa ironicamente divertente, è che quando Lem ci racconta questa sua idea di Società, e lo fa con il suo solito “pessimismo”, succede che il Progetto si conclude. Gli scienziati sono pronti per tornare alle rispettive vite, e il nostro personaggio tira le somme, non tanto del Progetto, ma di come andò a finire con i suoi più stretti collaboratori che in alcuni casi sono stati suoi amici e “complici”.

Beh, a proposito di scambiarsi materialmente emozioni, cosa che ovviamente non possiamo fare, accadde che Hogarth non vide e nemmeno sentì via posta, mai più nessuno di loro. Mentre il suo migliore amico e collega morì di Cancro, definendo questa malattia con una freddezza quasi immorale.

Lem qui mette al massimo il suo “indice di pessimismo”. Sappiamo benissimo che ci sono varie forme per scambiarsi emozioni e ricordi del passato per migliorare il futuro.

E una di queste forme è rappresentato da quello che lui stesso ha creato, un libro.

E con questo post, ho definitivamente chiuso la porta sul romanzo di Lem, mentre oggi ho già iniziato la lettura di “Neanche gli Dèi” (tra l’altro super avvincente) di Asimov, e guarda un po’ il caso, nemmeno a farlo apposta parla di messaggi inter dimensionali tra uomini e mittenti ignoti. Non ci credevo !

#plutonio186

#plutonio186

Ciao a presto,

Dave

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