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Archive for the ‘Notizie e politica’ Category

La vita è intricata come le basi di una mangrovia tropicale. Un groviglio di rami e radici che nella quotidianità umana si traducono con le paranoie, le paure, le insinuazioni, la fede cieca o all’opposto la completa sfiducia.

Affrontare il problema che propongo è ovviamente più pericoloso e complicato del più semplice capacitarsene: arrogarsi il diritto al giudizio e sbilanciarsi in svariate opinioni, soprattutto quando una precisa situazione non la viviamo.

La gente ha bisogno di esprimersi in maniera più o meno elaborata sui social network, sotto i video di YouTube, etc..

La meccanica è sempre la stessa: l’opinionista di turno lancia un sasso nello stagno pieno di pesciolini senza portafoglio pronti ad abboccare. La sua frase a volte è ironica, a volte è un giudizio e a volte è un’opinione moderata.

Ma ecco il primo che commenta e poi arriva il secondo, tutti hanno il diritto di abboccare alla provocazione e di sfogarsi. È la democrazia del lamento e del sostegno fraterno tra persone che non si conoscono.

La moda è quella di potersi “sfogare”, scrivere il proprio stato d’animo sulla propria vita personale (e quindi intima), sulla politica (è tutto un complotto), addirittura sulla propria salute e pubblicare mille foto della propria immagine, riducendoci ad una vetrina di un’agenzia di incontri.

Da sempre ho avuto il sentore che c’era qualcosa che non quadrasse. La domanda assillante era: “ma credono che questo sia un aumento di democrazia?” “sarà gente sola in cerca di attenzioni?”

Non so, sono cose che non capisco e certamente non sarò io a far si che le cose cambino. Le mode come sempre hanno un picco massimo e poi una discesa. Spero solo che al suo diradarsi non arrivi qualcosa di peggiore.

Se poi l’attualità tocca argomenti che sono molto delicati, sui social si scatena il pandemonio.

Con delicati intendo, per esempio, argomenti che hanno una base scientifica ma per i quali la comunità mantiene molte riserve e vede contrapporsi studi con conclusioni differenti. E non è nemmeno detto che ci siano delle conclusioni definitive ma solo delle tesi e teorie che devono poi essere ulteriormente studiate e provate.

Il problema è che, in effetti, il dubbio è legittimo quando la fisiologica lentezza della ricerca si somma a fatti di cronaca legati a multinazionali ricche e potenti.

Ecco cosa penso quando leggo il mondo intero parlare dei vaccini, c’è chi li accusa e c’è, dalla parte opposta, chi rassicura.

Come dicevo è tutto una giungla e le opinioni sui social non aiutano certo a districarla.

Esattamente come la comunità scientifica non ho conclusioni, sempre solo tante domande.

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Pasqua, tanti auguri a tutti voi blogger ed internauti.

Finalmente sono riuscito a vedere il film “The Hateful Eight”.

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La premessa a questo leggero post concerne nell’affermare che io, in ordine, non sono: un critico, ne uno studioso di letteratura o di cinematografia e nemmeno un “fan” di Quentin Tarantino. Scrivo quanto segue perché me lo chiede la pancia. Si è una “recensione” di pancia.

Per maggiori informazioni abbiamo l’intero web. Io per esempio ho trovato questa pagina. Si tratta di un interessante articolo che inizia parlando della “mancanza del perdono” nel film (“senza appello e perdono, che attraversa tutto il film..” cit.) e senza nemmeno farlo apposta, oggi è il giorno di massima importanza per la religione cristiana, “quella del perdono e del porgere l’altra guancia”.

Capitolo uno – lo sapevamo o no?

Ognuno di noi che ha già avuto il piacere di vedere un film del pazzo regista del Tennessee, sapeva cosa ci sarebbe stato (più o meno) in questo contenitore video-lucido. Io stesso ho atteso per circa un’ora e mezza chiedendomi, “ma dove hai lasciato la zampata Quentin?”. Ebbene la zampata c’è ma questa volta il regista nonché scrittore del film, ci cuoce a fuoco lento. Si perchè solo ad un certo punto si capisce dove il film “andrà a parare” e questo aumenta ancora di più l’apprensione che tiene incollato allo schermo. Questa caratteristica mi ha divertito ed emozionato parecchio, grande colpo di genio cinematografico.

Capitolo due – la tempesta

Quest’anno abbiamo respirato l’aria gelida di una tormenta che però non è lei portatrice di sventura. Le più crudeli atrocità accadono negli unici momenti di tiepido sereno. Nella tormenta si vivono i “momenti di difficile convivenza”, ma la morte è ovunque, come è vigile sotto il sole, lo è anche nella bufera più fitta.

Capitolo tre – il romanzo da 70 mm

È un romanzo cinematografico, lo leggiamo, lo gustiamo attraverso “sei capitoli”. È presente crudeltà, tanta quanta ce ne sarebbe in un famelico branco di lupi che ha appena circondato un gruppo di agnelli.

Questo “romanzo” assume la macabra ironia dell’istigazione all’odio, se ne impossessa, ma questo è Tarantino quindi non poteva essere altrimenti. Come volevasi dimostrare il passaggio dall’istigazione, all’odio e infine alla morte avviene in maniera molto lineare, senza troppi discorsi.

La morte di un essere umano in USA, è “giustificata e legalizzata” dalla loro costituzione come “legittima difesa” senza un minimo di colpevolezza nell’istigazione. Evidentemente possono “giusificare” certi atti. Il regista tratta questi temi anche in altri film insieme alla Vendetta. La linea di confine tra Istigazione, Giustizia e Vendetta è sempre così labile, figuriamoci in un Wyoming di fine 1800, tormentato dalla neve e dai banditi.

Capitolo quattro – la k Tarantino

Come al solito non è un film adatto a tutti. Come scrivevo più sopra, chi conosce minimamente Tarantino sa cosa accadrà nel film. Ci sono alcune costanti (k) nei suoi film, tanto che si autocita spesso e volentieri. Da questo punto di vista, per esempio, chi ha lo stomaco debole, saprebbe dunque che questo tipo di film lo dovrebbe evitare. Sembra quasi che Tarantino abbia fatto un patto con qualche forza soprannaturale. Se gli chiedessero di non far più saltare in aria una testa, piuttosto non girerebbe altri film.

Questo che ho fatto è un piccolo Spoiler, e chiedo venia, ma ripeto: chi conosce Tarantino se lo aspetta, i suoi film sono caratterizzati da questa costante, anche se sinceramente i suoi film li godrei al massimo anche senza di essa, ne sono più che certo.

Capitolo cinque – L’ultima diligenza di Red Rock (traccia n. 1)

Ma per fortuna i bei film non hanno solo una caratterizzazione. C’è l’osannata OST o colonna sonora, del premio Oscar 2016 Ennio Morricone. Sinceramente non vi ho fatto particolarmente caso, ho fatto scivolare via il film senza darci peso, semplicemente è sprofondata nell’oblio. Ho goduto del film nella sua interezza e la banda sonora mi ha aumentato la sensazione di inquietudine, esattamente quando doveva farlo, tanto che a tratti il suo lato thriller è salito agli apici.

Ultimo Capitolo – l’epilogo

Ricapitolando, abbiamo un film con otto personaggi principali (povero O.B. dimenticato così..), un film lungo quasi tre ore che si svolge in spazi molto ristretti seppur il west è enorme: prima su una carrozza da diligenza a sei cavalli da tiro, poi all’interno dell’emporio di Minnie Mink. Non credo sia proprio da tutti, girare un film così lungo, con pochi personaggi e in un paio di ambientazioni principali. Noia? Non ne ho trovata, è un film di vecchia scuola, non per altro, per l’occasione, hanno fatto una scelta molto “style”, un retro vintage: la distribuzione di una versione in pellicola da 70 mm.

Assuefatti dalla cinematografia del nuovo millennio, ci troviamo un po’ spiazzati quando assistiamo a eventi come questo. Un film lento nello sviluppo, ma è perfetto perché Tarantino ci da la possibilità di conoscere i personaggi e soprattutto di inserirli nel contesto e nella storia del Nord America post guerra di secessione.

All’inizio ricorda molto i film “spaghetti western”, lento, molti rumori ambientali, pochi dialoghi crudi e duri. La seconda parte assomiglia ad un film giallo alla Agatha Christie. Il finale è, senza alcun dubbio alla Tarantino.

Mi sarebbe piaciuto parlare un po’ dei personaggi, ma non mi prolungo. Dico solo che mi ha colpito come sono state ben caratterizzate le due star del film Samuel L. Jackson (Maggiore Marquis Warren), Kurt Russell (John Ruth “Il Boia”) e la prigioniera (Daisy Domergue/Daisy Domingray) interpretata da Jennifer Jason Leigh con fattezze che ricordano all’inizio la mitica Janis Joplin e alla fine una malefica strega.

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Ve lo consiglio, rammendandovi per la ennesima volta che è un film a tratti #splatter, dunque se non avete questi problemi e non lo avete visto, vedetelo perché non tutti gli anni (per fortuna?) escono certi film, fatti così bene a lenta progressione, con colpi di scena degni dei migliori gialli.

Volevo terminare il post con una frase ad effetto ma non ho molta immaginazione, quindi lo faccio con il video della composizione sonora del film ed una citazione.

“John Ruth, lo sai, era il boia e quando è il boia a prenderti, tu non muori per una pallottola. Quando è il boia a prenderti, c’è la forca.”

Il maggioreMarquisWarren (Samuel L. Jackson)

ciao a presto,

Dave

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Questo nuovo anno è iniziato con una inaspettata passione verso la musica classica.

Certo, quella che io definisco entusiasticamente “passione”, in realtà è una passione passeggera, come tante altre.

Mi ha ispirato non poco la visione del Classico Concerto di Capodanno nella Sala Dorata a Vienna, trasmesso in differita sulle reti RAI il primo Gennaio.

Con “musica classica” intendo le arie più conosciute, anche se durante il concerto stesso, ho potuto ascoltare brani che non mi erano familiari e ovviamente, se non erano familiari a me non è assolutamente detto che non siano “famose” anzi tutto l’opposto.

Con la mia consueta “immaginazione”, non potevo esularmi dall’andare fuori tema anche durante la visione del concerto, e quindi la mia mente spaziava verso altri lidi, e nello specifico mi incuriosiva il pubblico.

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Pensavo che quale che sia lo spettacolo, danza, concerto corale, o solo acustico, oppure “l’Opéra”, chi sta sul palco intrattiene il pubblico e se l’intrattenimento è ad hoc, se “l’ospite” ha successo, esso avrà nuovi contratti a disposizione, interminabili minuti di applausi, gloria onore, titoli nobiliari, cavalierati etc..

Ma non c’è alcuna partecipazione da parte del pubblico alla finalizzazione del successo dello spettacolo stesso. Chi ha acquistato il biglietto non deve fare altro che sedersi e ascoltare, imbibirsi dell’energia emessa dagli ottoni o dai cordofoni o dagli acuti del tenore.

Quindi è uno spettacolo passivo. Beh del resto lo è, come lo sono tutte le altre forme d’intrattenimento: finché anche “noi” non saremo sul palcoscenico, saremo sempre passivi.

È per questo forse che è stata creata questa musica, no? Per intrattenere.

Non per far entrare nel personaggio l’ospitato seduto nello spalto.

Come vi immaginate la musica da camera, tardo barocca, nelle stanze imperiali dell’Europa del 1600 al romanticissimo Valzer Viennese, fino alla Belle Époque? O ancora come vi immaginate, i gran balli organizzati per dignitari e diplomatici?

Sfarzosi luccicanti lampadari illuminavano testoni profumati e impomatati, dame e cavalieri vestiti a sera, come si conviene al proprio rango. Fuori carrozze e cavalli pregiati, dentro ereditieri di titoli nobiliari o di antichi patrimoni.

Sono cambiate le cose? Secondo me no.

Ecco dunque, quando stavo guardando il concerto, mi chiedevo, ma per chi sta suonando la “Filarmonica di Vienna” condotta dal Maestro d’Orchestra Mariss Jansons?

Ok, suonava anche per me che di titoli nobiliari non ne ho, anzi proprio l’altro giorno, sul luogo di lavoro, sono stato chiamato “Bimbo” da un signore che voleva attirare la mia attenzione. Cose di questo tipo, nel ‘700, potevano scatenare un duello: l’onore di un “virile” trentenne così scalfito in pubblico da un settantenne andante, “oh Lei come osa!”.

Ma per chi suonava? Secondo me, nel pubblico (più di 1700 posti a sedere!) erano presenti i discendenti di coloro che qualche secolo fa, erano soliti organizzare gran balli alla coorte degli Asburgo, diplomatici o reggenti giapponesi o di chissà quale altre nazione orientale (in effetti la regia austriaca indugiava spesso su un signore e consorte dalle fattezze orientali).

 

Volevo solo stuzzicarvi l’immaginazione, anche perché “penso” che se i

o ora mi mettessi a richiedere un posto in prima fila della sala dorata del Musikverein per il concerto 2018 (probabilmente i posti per il 2017 saranno già esauriti), magari riuscirei anche a comprarlo senza avere alcun legame con gli Asburgo o con la famiglia Strauss.

Sono un tipo curioso e come sapete mi piace immaginare, anche se, sinceramente non so dov’è situata esattamente la linea di demarcazione tra curiosità e invidia. Sono più curioso di sapere di aver visto tra il pubblico a godersi dello sfarzo viennese, gente che, nonostante faccia i bisogni “come me”, è in qualche modo privilegiata, può permettersi di avere un posto in prima fila senza dover prenotare: “vostro Onore, ecco il Vostro solito posto e quello di sua consorte, madama La prego mi dia la pelliccia di lupetto”.

Oppure è invidia, e questa mi porta a voler fare un “sit up” al posto dell’Onorevole che nel 2018 troverà le mie chiappe incollate al suo posto? Delirante !

In ogni caso, nonostante tutto, nonostante il romanticismo contrapposto all’illuminismo e al razionalismo, nonostante i sentimenti rivoluzionari che tagliarono la testa ad alcuni di quelli che la musica d’élite risuonava ancora nelle loro orecchie sanguinanti, io vi dedico qualche brano.

Essendo arte di creazione umana, per fortuna prescinde dalla classe d’appartenenza, e il romanticismo è un gran bel stile di vita che non dipende da quanto è grande il tuo portafoglio, il Jean Valjean di Hugo insegna.

2016 Cheers !

 

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Eccomi tornato.

Non avevo più ispirazione.

Ma dopo la notizia trasmessa ieri, che ha fatto colorare di rosso polvere tutti i tg, oggi sono qui a postare questa mia opinione.

La notizia è di quelle che farebbe saltare dalla sua poltrona qualsiasi appassionato di fantascienza, ma non di scienza, il perché lo scrivo dopo.

Ma ..Si, proprio un telefono senza fili!

Vi ricordate il gioco? Una parola o una breve frase pensata da una prima persona, viene sussurrata nell’orecchio di una seconda e così via fino all’ultimo padiglione auricolare che ascolta, trasmette al cervello elabora e fa muovere la sua lingua collegata.

La frase che esce dall’ugola dell’ultima “pedina” dovrebbe essere più o meno simile alla prima o meglio, il gioco sta nel vedere se la frase finale è uguale a quella di partenza. Il divertimento che ne deriva lo conosciamo tutti. Spesso e volentieri, si capisce male una sillaba, un tempo verbale, un nome etc. insomma un “Franco balla con sua sorella” potrebbe diventare “Francobolla consuma sorella”.. tutti a scompisciarsi: “non hai capito! io ho detto balla”, “ehi, tu mi hai detto consuma?”, il più arguto innocente: “non è colpa mia, infatti non capivo il senso della frase!”.

Ecco, i mass media italiani sono dei gran telefoni sena fili.

Ora, non so se in effetti sono loro ad essere così, arguti innocenti: “ma infatti quella notizia mi suonava strana..”, o se, come il J.J.J. del Daily Bugle (il direttore del “noto giornale” del fumetto Spider Man), possiedono questa innata smania del dover lanciare la notizia a tutti i costi, in prima pagina, grassetto, carattere 800 e foto sgranate, perché Peter Parker non è ancora andato su Marte.

Quindi ci prendono in giro?

O meglio, sfottono l’italiano medio. Gli lanciano addosso una notizia, sapendo che l’hanno ingigantita e che purtroppo l’italiano medio la trasformerà in una epopea. Il pubblico sarà però diviso.

Da una parte, ci sarà colui il quale, rivolgerà ogni notte i suoi occhi speranzosi verso qualsiasi puntino luminoso in cielo, “si c’è vita nell’universo” (beata innocente, romantica ignoranza); dall’altra, l’assiduo frequentatore di internet che scriverà la sua simpatica, ironica battuta.. “han trovato l’acqua nel mare.. della tranquillità, sai che facilità” (bella si si, anche la rima, ma.. veramente il Mare della Tranquillità è sulla Luna, il tiro è sbagliato, cambia longitudine e perielio, grazie).

Non solo: ancora prima di “uscire”, la notizia è già cambiata. Eserciti di menti che perdono la notte di sonno alla ricerca del titolo, della frase di chiusura dell’articolo. E su Focus®, già sono stati stanziati migliaia di € per una intera serie sull’acqua salata di Marte. Ah si, sarebbe poi questa la notizia di cui sto sproloquiando.

E non è tutto. La notizia iniziale potrebbe essere interpretata male, tradotta peggio o scritta da uno del Jet Propulsion Laboratory dopo una notte di Piña Colada tutto Rum.

Ma non tutto il pubblico si fa ingannare. C’è anche chi cambia canale o spegne LCD ed accende il vecchio tubo catodico che tiene sul collo, lampadina sul fondo compresa.

Ma eccolo li, il fermo credente nella logica della scienza. Riderà sentendo lo stupore generale e penserà: “che banda di mattoidi, la notizia dice “semplicemente” che..” “..a otto etto Pascal e alla temperatura di meno vattelapesca gradi centigradi, una sola goccia di acqua, non solo non sarebbe ghiacciata (nonostante il freddo) ma si sarebbe già dispersa nella rarefatta atmosfera dopo una velocissima sublimazione”. Ma qui si parla di sali che si possono idratare e le strie che si vedono, sono delle colate (come lava, non calda) di questi sali idrati che arrivano dal sottosuolo. E tutta questa scoperta non è nemmeno diretta, ma indiretta, come praticamente tutte le scoperte cosmologiche fatte fino ad ora. Quindi la scoperta stessa è incerta.

Poi ci sono io che sono un mix. Un romantico ed ingenuo instagrammatore che ha spesso voglia di evadere perché dopo un po’, si sente i piedi pesanti se tenuti per “troppo tempo” ben piantati per Terra, nel duro realismo.

Siamo in un epoca dove tutto è possibile, tutto è così “fumettoso”. Tra un po’ nemmeno Hogwarts ci farà più impressione. E questa frase sembra una di quelle uscite da un fondamentalista della ragione, “bacchettone rompipalle che non sei altro!”.

No, la realtà è che ci piace evadere, ci piacciono le stronzate e, i racconti che una volta impaurivano le ombre che si stagliavano irregolari sui muri in terra delle cascine delle Langhe, sono oggi un vago ricordo, raccolti nei libri. Qualcuno di questi libri, per fortuna è ancora vivente. I nostri nonni (i miei stanno già riposando), sono il vero telefono senza filo e senza tempo.

p.s.

Vi saluto postando il trailer di un film che sta per essere trasmesso sul grande schermo. La sua sceneggiatura è tratta dal bel romanzo di Andy Weir che ho avuto il piacere di leggere a velocità ultrasonica e che, quindi, consiglio. Spero che il lungometraggio ne sia un degno discendente e che eviti di essere “fumettoso”, confido in Ridley Scott (il regista).

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A presto,

Ciao Dave

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Sono alcuni giorni ormai che ho finito di leggere il romanzo di Stanislaw Lem, mentre è dall’inizio del romanzo che mi ronza in testa una cosa. Ho trovato una netta similitudine tra questa storia e la trama più intrinseca del film del 1997 “Contact”.

Anche se questo film è l’adattamento cinematografico di un altro romanzo del 1985, è incredibile come l’etica e alcuni tratti della trama (doppi progetti, di cui uno segreto; decifrazione di un linguaggio extraterrestre) sono praticamente gli stessi.

Nel film Contact c’è più fantascienza “visiva” ma se, il film, viene “letto” bene, è intriso di essenze filosofiche di notevole spessore. Tutto porta ad andare al di là del “progetto” sci-fi della costruzione di qualcosa tecnologicamente avanzato. Questa mera attrattiva filmografica, è sicuramente un piacere per gli occhi e per l’immaginazione ingegneristica e astrofisica. In realtà viene costruito una storia che serve per noi stessi, non per capire cosa voglionogli alieni.

Capire cos’è la civiltà, il nostro passato e dove potremmo andare nel futuro portandoci stretto stretto, il nostro retaggio.

A tal proposito le ultime pagine di Stanislaw Lem ne, La Voce del Padrone, sono un capolavoro che valgono tutto il libro.

Come pensavo, torna a parlare dell’utilità del progetto e di altri concetti chiave per capire il Mittente intergalattico o addirittura inter-universo (sempre se, poi, effettivamente ce n’era uno!, il perché non lo trascrivo). Quindi i personaggi tentano di fare ipotesi e una su tutte è quella illuminata, e che lascia il lettore a bocca aperta!

La civiltà Mittente, che quindi dovrebbe essere, come significato fantafilosofico di Stanislaw Lem, l’apice dell’evoluzione di una Civiltà con la c maiuscola, una biosfera. Come se fosse una foresta dove i suoi alberi sono tutti collegati armonicamente tra loro. Nessuno è al di sopra di un altro essere, tutti i bisogni sono soddisfatti, ma gli esseri non sono vegetali, ma in possesso di intelligenza.

Questa Biosfera, secondo Lem, permette agli abitanti di trasmettersi tra loro materiale genetico, ma di preservare e scambiarsi anche emozioni sotto forma di materia, proprio come con il DNA durante un processo riproduttivo.

Non si tratta di trasmettere un emozione, per esempio, triste, per creare in un altro essere, compassione e pietà e quindi ipocrite superiorità o complessi di inferiorità. Si tratterrebbe di scambiare emozioni per imparare dal passato (e come sentiamo ipocritamente dire sempre oggi) per creare un futuro migliore, e per diluire tra gli esseri comunicanti, della biosfera, le emozioni. Tutti sarebbero così partecipi e stretti l’uno con l’altro alla gioia di una nascita, al piacere di un orgasmo, al lancinante dolore di una persona per un individuo che manca all’affetto.

Tutto questo con lo scopo di non lasciare “solo” l’altro individuo. Non mi sembra affatto male come idea.

Tra l’altro, aprendo una piccola parentesi, questo modo di fare di questo sistema di individui, mi ricorda un po’ il personaggio de “L’Idiota” e chiudo.

La cosa ironicamente divertente, è che quando Lem ci racconta questa sua idea di Società, e lo fa con il suo solito “pessimismo”, succede che il Progetto si conclude. Gli scienziati sono pronti per tornare alle rispettive vite, e il nostro personaggio tira le somme, non tanto del Progetto, ma di come andò a finire con i suoi più stretti collaboratori che in alcuni casi sono stati suoi amici e “complici”.

Beh, a proposito di scambiarsi materialmente emozioni, cosa che ovviamente non possiamo fare, accadde che Hogarth non vide e nemmeno sentì via posta, mai più nessuno di loro. Mentre il suo migliore amico e collega morì di Cancro, definendo questa malattia con una freddezza quasi immorale.

Lem qui mette al massimo il suo “indice di pessimismo”. Sappiamo benissimo che ci sono varie forme per scambiarsi emozioni e ricordi del passato per migliorare il futuro.

E una di queste forme è rappresentato da quello che lui stesso ha creato, un libro.

E con questo post, ho definitivamente chiuso la porta sul romanzo di Lem, mentre oggi ho già iniziato la lettura di “Neanche gli Dèi” (tra l’altro super avvincente) di Asimov, e guarda un po’ il caso, nemmeno a farlo apposta parla di messaggi inter dimensionali tra uomini e mittenti ignoti. Non ci credevo !

#plutonio186

#plutonio186

Ciao a presto,

Dave

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Scrivo quanto segue dopo aver dato una sferzata, un colpo di reni che mi ha portato quasi alla conclusione della lettura del romanzo di Stanislaw Lem.
Con mille +1 attività di intrattenimento disponibili oggi, non riesco a concentrarmi solo sulla lettura, ma lo stesso vale per altri hobbies, a volte, lasciati un po’ in sospeso.
Per fortuna riesco ad essere abbastanza costante e riesco a passare da uno all’altro ciclicamente magari concludendo la serata a letto con il libro.
Anche se questo mio modo di fare non è infruttuoso, perché riesco ad essere imparziale e spesso oggettivo nel dare giudizi (sul film o su una partita, per esempio), l’unica pecca è che per fare tutto non posso che dedicare poco tempo ad ognuna di questi hobbies. E la lettura è ovviamente l’hobby che dal punto di vista intellettuale necessità di un maggiore sforzo, così dopo aver sottoposto la mente a tanti input, tv, schermi retroilluminati etc., le energie cerebrali sono quasi esaurite quando è il momento di leggere.
Inoltre questi intrattenimenti sono più o meno piacevoli, e secondo la mia giornata, una volta sono più per la lettura, mentre un’altra sono per la più rilassante visione di un film. Ma questo è la stessa cosa di quando si esce con gli amici. Per questo è bello variare, per non annoiarsi, per avere stimoli diversi e per evitare la ripetitività di una certa azione, ed è per questo che sento il bisogno di almeno un paio di settimane sabbatiche. Eviterò i sabbato sera per il momento, approfittando del fatto che per due settimane sarò di turno proprio tutto il weekend fino alle rispettive domenica pomeriggio, il che mi permetterà di evitare discoteche locali e pub fino a metà giugno.
Probabilmente approfitterò dell’occasione per leggere!

Dunque la domanda è: che razza di romanzo è questo?
Beh in parte ho già risposto alla domanda in altri post. Non è un classico romanzo costituito da una trama da inserire in una tipologia di schema o in un genere letterario. Infatti non è un giallo, non è un thriller, un fantasy etc., ma Stanislaw Lem scrive un rapporto.
Questo libro immaginato è il rapporto di uno scienziato immaginario di nome Hogarth (veniamo a conoscenza del nome solo a pagina 109, un po’ meno di metà libro), fantasiosamente “scritto” dopo la sua partecipazione e collaborazione con il progetto “Voce del Padrone”.
Potrei quasi azzardare di aver carpito un certo non so che di “noir” tra le righe, mentre è certo il genere, che è, citando Hogarth stesso a pagina 231, “fantafilosofia”.
In questo genere potrei benissimo inserirci tutti i romanzi di Asimov, anche se Isaac aveva uno stile molto meno prolisso, meno da “seghe mentali” e più azione.
Non è un confronto tra i due autori, ma nonostante si possa dire che hanno delle similitudini narrative (come ho appena detto), sono in effetti molto diversi. Con Stanislaw rasentiamo davvero la scienza. In questo romanzo sembra di leggere una tesi universitaria, prolissa, con dimostrazioni intellettuali ma non matematiche (ci mancavano quelle…).
Mi piace proprio poter definirlo “fantafilosofia” per alcune ragioni. Una delle cose che mi piace di più, è sapere che è stato proprio l’autore stesso a parlarne anche se quando ha inserito questo termine, lo ha fatto, quando Hogarth definì “fantafilosofia” le ipotesi messe in campo da altri scienziati (tutti immaginari), che tentavano di dare spiegazioni più o meno fantasiose e vicine al “divino” del segnale arrivato dalle stelle.
Questo romanzo, a mio avviso, non si può riassumere (nel senso stretto del termine). Perché? Perché è colmo di ipotesi e ragionamenti. Di argomentazioni politiche e scientifiche e logiche, tanto che a volte, dal fuori, chi legge, non capisce se quello che c’è scritto è frutto di fantasia oppure ci sono effettive basi scientifiche. Nel senso a volte è capitato che mi chiedessi: ma Stanislaw Lem ha fatto studi particolari prima di scrivere questo romanzo? Ok, Stanislaw era un dottore in Medicina, e sicuramente un genio, vista la sua carriera da scrittore. Ma quando parlava di fisica, avrà semplicemente immaginato oppure ha fatto un preciso studio, scrivendo e trascrivendo ogni suo pensiero filosofico e logico? Io penso che la risposta giusta sia la seconda.
Il romanzo è composto da una “infinità” di domande e gli scienziati e lo stesso Hogarth (che poi avrebbe appunto trascritto tutto in questo rapporto), fanno ipotesi ed elaborano teorie per darvi una risposta. Queste risposte sono frutto di migliaia di ragionamenti ed esempi elaborati per escludere, per logicità, le risposte obsolete, e a rafforzare invece quelle più giuste, minimali, semplici ma allo stesso tempo complicatissime dal punto di vista della fisica.
A volte passava la voglia di leggere paginate e paginate di ipotesi e contro ipotesi sulle Uova di Rana o sul Signore delle Mosche, ma non solo. A volte il romanzo, o meglio il rapporto, trasbordava dal seminato e Hogarth/Lem trovava spesso da criticare o da ragionare (anche qui in maniera piuttosto “astrusa”) su qualsiasi altra cosa, dalla parentela che aveva un suo collega del progetto, alla filosofia dei tipi di “linguaggi” Terrestre (e badate bene, linguaggio non inteso come forma verbale, ma stimoli scambiati in natura, di svariato tipo).
Per fortuna non è tutto così e quell’aria un po’ da romanzo “noir” mescolata ad intrigo ed etica morale prevale sicuramente sul noioso elenco di ipotesi e critiche varie su “cose” che sinceramente non ho nemmeno capito e non ho avuto la forza e voglia di tornare indietro per cercare di capirle e questo soprattutto per evitarmi dei mal di testa.

Da qualche parte avevo letto una recensione dove veniva scritto che con questo romanzo Stanislaw Lem aveva un secondo fine (il classico doppio senso filosofico..), ovvero criticare in maniera nichilista, tutto. Dai politici agli scienziati, dalla storia passata agli sviluppi futuri e dalla religione al sesso.
Si in effetti c’è una vena polemica, anche se non è nascosta molto bene ma è esplicito!
Io come ho già detto in altri post sono una persona alla quale piace soprattutto la trasparenza. Mi chiedo con quale forza masochistica uno scrittore fa il giro dell’orecchio, scrive un romanzo su un pinco pallino, e nasconde dietro le sue parole qualcosa che, in un secondo momento, altri autori e scrittori trovano essere, non so, l’origine di un genere letterario o di un pensiero filosofico. Non le capirò mai queste cose.
Sarà che sono io quello banale, ma rimane il fatto che dopo una lettura piacevole di un giallo, per esempio, alla fine sono appagato dal suspense, dalla trama intricata…
Perché mai devo fare un pensiero a mo’ di volo pindarico, per capire che la “signora Fletcher” del romanzo sottocchio, è in realtà la personalizzazione di una fine purezza che si denuda di fronte la cultura occidentale trafitta da una miriade di vizi che la rendono il male assoluto del mondo? Ahahahah! Ma che due scatole!

In questo libro, in realtà Hogarth parla male dell’umanità, e lo fa consapevolmente. Stanislaw Lem, fa “parlare” il suo personaggio. Lem è democratico, gli fa esprime a pieno il suo pensiero. Ma non solo quello di Hogarth. Hogarth spesso trascorre del tempo con pochi altri colleghi e durante questo tempo, anche i colleghi esprimono le loro opinioni sul mondo e sulla politica. Sono tutti molto critici. E da scienziati, il loro pensiero è logico, non comunista o fascista. Ma logico.

Prima di tentare una “messa a punti” del romanzo volevo solo citare un paragrafetto.
Qui a pagina 216 (parlo sempre della versione edita “Bollati Boringhieri”), Hogarth/Lem tenta di definire l’umanità. Perché fa questa operazione? Perché pensa che prima di cercare di capire e decifrare un segnale da un mittente galattico, bisogna capire come e dove sta andando la nostra civiltà. Inoltre era necessario dare una risposta al cosa si intende per civiltà. Quella del Mittente poteva benissimo essere una civiltà Unita sotto una stessa bandiera, senza diseguaglianze interne nello stesso pianeta o in un insieme di pianeti. Mentre sulla Terra, la civiltà è perennemente divisa sotto bandiere diverse, è costituita da una maggioranza di esseri che vivono nella soglia della povertà assoluta e una minoranza che oltre ad essere benestante è anche al potere. Inoltre ci sono costantemente paesi in via di sviluppo, in corsa per sedere al tavolo dei grandi poteri economici mondiali e quelli che partecipano alla corsa agli armamenti.
Infine direi che il ragionamento, riportato testualmente di seguito, si potrebbe estendere al tentativo di spiegare, ciò che consegue questa divaricazione sociale: il fenomeno dell’immigrazione.
Tra l’altro, in Italia siamo in piena “crisi immigratoria”, in prima linea, e questo paragrafo è caduto, direi, a fagiolo.

Una civiltà “divaricata” sul piano tecnoeconomico come la nostra, con un’avanguardia che sguazza nel benessere e una retroguardia che muore di fame ha già, proprio per questa sua divaricazione, una linea di sviluppo chiaramente tracciata. In primo luogo perché le retroguardie rimaste arretrate cercano di uguagliare in benessere materiale le prime linee; benessere che, per il solo fatto di non essere ancora raggiunto, sembra giustificare la fatica di inseguirlo. In secondo luogo, perché l’avanguardia abbiente, in quanto oggetto di invidia e di competizione, vede così confermato il proprio valore: dal momento che gli altri la imitano, quello che fa non deve essere solo buono, ma addirittura eccellente! Il processo diventa quindi circolare poiché si instaura un crescendo positivo nei moventi che incrementano la spinta in avanti, ulteriormente spronata dal pungolo degli antagonisti politici.
(..)
Ma una civiltà che abbia raggiunto un simile stato di uguaglianza e, per ciò stesso, di omogeneità, è per noi qualcosa di completamente sconosciuto. Sarebbe una civiltà giunta a soddisfare le elementari necessità biologiche di tutti i suoi membri, per cui, a quel punto, i suoi vari settori nazionali potrebbero procedere a cercare ulteriori e diverse vie verso l’avvenire, un avvenire ormai libero da problemi economici. E tuttavia, sappiamo già con certezza che quando sui pianeti passeggeranno i primi emissari della Terra, gli altri suoi figli sogneranno non spedizioni del genere, ma un tozzo di pane.

In questo delirium di informazioni, il rapporto spiega che:

  • captato sulla Terra un fascio di neutrini che aveva una certa ripetitività, forza di segnale, tanto che in teoria (o meglio la teoria iniziale era quella) doveva per forza essere “artificiale” e “inviata” da un Mittente galattico.
  • venne creato un enorme gruppo di lavoro in una località in mezzo al deserto, negli USA, chiamato “Progetto Voce del Padrone”.
  • in seno ad esso gli scienziati divisi in due grossi tronconi studiarono il segnale e “scoprirono” avere una natura “biologica” (il tratto di romanzo dove cerca di dare una spiegazione a questa cosa non l’ho capita..). Entrambi i gruppi, lavorando separatamente arrivarono alla stessa conclusione creando praticamente la stessa cosa. In pratica, usarono il segnale come una istruzione galattica su come costruire un essere tra il biologico e il quantistico, e “costruendolo” con la giusta miscela proteica energetica e di elementi chimici, ottennero entrambi la stessa “creatura” (che però non interagiva, non era un alieno, per intenderci ma le sopra citate, Uova di Rana e il Signore delle Mosche).
  • su questa materia “biologica” erano eseguiti tantissimi esperimenti, soprattutto per capire come questa materia potesse usufruire di una reazione nucleare fredda per autoalimentarsi. Durante lo studio, uno scienziato scoprì una caratteristica quantistica della creatura. Egli osservò degli spostamenti nello spazio di nuclei (se ho capito bene..) che poi si annichilivano. Questo spostamento era istantaneo. Se l’esplosione si sarebbe aspettata in un luogo veniva invece osservata in un altro, come se si muovesse alla velocità della luce (avrei pensato più ad un teletrasporto).
  • questo nuovo fatto indusse il gruppo a fare dei ragionamenti etici sulla corsa agli armamenti e su come dovevano porsi sul fatto che se anche il nemico (la Russia) avesse avuto quelle informazioni poteva armarsi. E quindi su come, in possesso dell’arma, i due “contendenti” avrebbero potuto puntarsi la pistola alle reciproche tempie e, conoscendo quale sarebbe stato il risultato finale (l’annientamento della vita sulla Terra), non avrebbero mai e poi mai premuto il grilletto. Quindi forse era un bene continuare la ricerca su come poter usufruire di quella caratteristica, ovvero nello spostamento spaziale, in questo caso, della forza distruttrice dell’esplosione di una testata nucleare in un ben determinato punto preciso dello spazio, per esempio su un esercito schierato.
  • dopo che altri esperimenti, decretarono che l’uso stesso a questo scopo era impossibile (non sto qui a scrivere il perché..), si ritorna, per concludere, spero, al resoconto più generale sull’utilità dell’intero progetto.

Spero non essere stato noioso, è stata fino ad ora una lettura tutt’altro che semplice per me.
Però molto stimolante e sono contento di averla continuata, anche se l’ho trovato davvero un genere atipico e di nicchia.

A presto ciao,
Dave

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Il Giro d’Italia è iniziato sabato scorso, il 9 maggio, e oggi, mia giornata di riposo settimanale, me lo sono potuto guastare in tv.

Il Giro durerà fino a domenica 31 maggio e quest’anno terminerà a Milano per celebrare l’Expo internazionale 2015.

L’entourage del Giro mi ha sempre affascinato dalla “sua” parte sportiva (reportage pre-gara, video ricognizioni, ricordo di passati gloriosi o drammatici) e geografica, mentre non mi piace l’idea che possa essere associato o circondato da qualche evento estraneo al ciclismo.

Comunque quest’anno è in programma il ritorno del passaggio sul Mortirolo (1854 m slm) preceduto, dall’arrivo a Madonna di Campiglio il 24 maggio e da un giorno di riposo previsto per lunedì 25 maggio.

Il 29 e il 30 maggio saranno giorni di fuoco per i contendenti: prima arriveranno a Cervinia (2000 m slm) e il giorno successivo a Sestriere dopo aver concluso la durissima scalata alla bellissima cartolina del “Colle delle Finestre” (2178 m slm, la cima Coppi 2015).

salita sul colle

salita sul colle

Quest’ultimo è stato battezzato dal sudore dei ciclisti del giro nel 2005 e poi è stato “ripassato” nel 2011.

la serpentina

la serpentina

Ricordandomi un mix tra grande salita del Trentino o del Friuli (tipo Zoncolan 1750 m slm) circondato da un terreno arido alla “Pirenei” ma con sapore rustico Savoia, questo colle ha la particolarità di portare la gara sullo sterrato, o almeno nei suoi ultimi duri 7 chilometri.

Dopo il “balzo” dall’altra parte della cresta, i corridori si troveranno davanti la serpentina di tornanti in picchiata verso valle, e da lassù vedranno i circa 28 chilometri che li separeranno dall’arrivo in salita, di Sestriere (2035 m slm).

Questa è la parte che adoro dell’offerta di intrattenimento che regala questo programma sportivo. Il contorno dei panorami mozzafiato, il calore espresso dai muscoli dei ciclisti e dagli appassionati più o meno pazzoidi a “bordo” strada sono gli aspetti che mi tengono incollato allo schermo.

La forza sprigionata da tutti gli atleti nell’arco delle diverse ore in equilibrio sul sellino è enorme, la loro dettagliata e lunga preparazione durante tutto l’inverno e primavera può fare la differenza in ogni occasione, dall’ultimo colpo di pedalata in prossimità dall’arrivo, al riuscire a rimanere in sella con condizioni di strada bagnata, magari sotto la neve, o dopo una notte di malessere.

Siamo tutti abituati a sport dove i muscoli e l’agilità sono la parte preponderante di chi li pratica. Quando invece sulle due ruote è indispensabile un esatto equilibrio tra peso corporeo, massa muscolare adatta a sforzi duri e lunghi nel tempo, livello costante di idratazione, ossigenazione e di assunzione di calorie durante la giornata.

Sono stato personalmente a due arrivi del Giro.

A Borgo San Dalmazzo (Cuneo) nel lontanissimo 1999 (anno maledetto per la Maglia Rosa del mitico Marco Pantani, con vittoria della tappa stessa da parte di Paolo Savoldelli) e poi a Selva di Val Gardena (Bolzano) nel 2000 al seguito del secondo ritorno del Pirata al Giro.

Il “problema” è che questo sport crea fan oziosi e sedentari, anche se in momenti cruciali si suda passivamente, forse per essere solidali con gli atleti in tv. Rimane il fatto che l’ipnosi in cui si rimane imbambolati a volte, può durare anche un paio d’ore, fino all’arrivo.

Ma in fondo e alla fine, se non si esce o non si legge un buon libro, l’alternativa, è guardare un film, magati di due ore, per la “felicità” del nostro corpo.

Penso che sia giusto un equilibrio tra tutto, anche farsi una “due ore” di sedentarietà, staccandosi dal mondo reale, dalla quotidianità del lavoro e dello studio, aiuta a ritemprare la mente.

Mi è capitato di vedere “L’uomo d’Acciaio” (il Superman del 2013) nei giorni in prossimità di questa prima “due ore” di Giro d’Italia e mi rendo conto dell’assurdità della finzione anche se fatta a regola d’arte.

Ed è proprio qui il bello: poter rendersi conto dell’estremo dello sforzo realmente possibile in confronto a ciò che va al di la della realtà, non tanto di fantasiosi personaggi alieni, quanto da comportamenti di personaggi minori e umani al quale è affidato il compito di essere il vero eroe.

È ovvio che Superman è un supereroe, è meno ovvio che sarà un semplice gruppo di persone a fare qualcosa di fondamentale.

Nel film che ho citato qui sopra per esempio, Lois Lane insieme ad un gruppo di militari attivano e sganciano la vecchia astronave di Superman sull’astronave madre dei cattivi superstiti di Krypton, creando niente meno che un buco nero, che spazza via di netto il nemico superiore.

Però rimane una finzione fatta a regola d’arte. A mio avviso è il migliore film di Superman:

  • dal punto di vista della epicità che l’attore Henry Cavill dona al suo personaggio
  • l’atmosfera, le tonalità dei colori, i contrasti e i livelli di saturazione sono stati una benedizione per la vista. Gli occhi ringraziano.
  • La trama: non è la solita storia ripetuta anche nell’altro remake “Superman returns”. Mantenendo fedeltà alla storia che i media ci hanno insegnato (non ho mai letto il fumetto originale), questo film propone una storia interessante che ricorda quasi lo Spock di J.J. Abrams: “il figlio di due mondi”. Inoltre viene fornita una valida, semplice e quindi piacevole spiegazione dell’origine della sua forza.

Ma l’uomo d’acciaio che preferisco dal punto di vista del mio ozio, perché quando sono in “ballo” l’Uomo d’Acciaio sono senza dubbio io, è il Batman interpretato da Bale e regalatoci dal regista Nolan.

Il culmine dell’epicità è senza dubbio rappresentato da “Il Cavaliere Oscuro” (2008), il migliore Bale è in “Batman Begins” (2005) dove interpreta egregiamente un giovane orfano, in cerca di vendetta prima, e poi di se stesso.

Intorno al mondo, gira come clandestino e fuori legge e poi, preso come allievo della “Setta delle ombre” impara l’arte ninja dal mentore Liam Neeson, che pensava di trovare un alleato per la distruzione della marcia città occidentale. Intelligentemente Bruce, riesce a vedere invece al di la di questo scopo “vendicativo” e morte, sfruttando proprio le lezioni impartitegli dai duri allenamenti, per mettersi al servizio della “giustizia” e della vita. È un messaggio bellissimo.

Il terzo Batman, (Il ritorno 2012) a mio avviso è il più “triste” e duro da digerire per vari aspetti. Primo perché dall’inizio del “lunghissimometraggio” si percepisce che questo sarebbe stato l’ultimo episodio con Bale, in secondo ci sono innumerevoli morti, soprattutto nella polizia della città.

Nonostante sia il secondo episodio ad avere come protagonista cattivo, il più matto e violento di tutti i cattivi DC Comics e Marvel messi insieme, il terzo film è un tripudio di violenza e morte che sinceramente trovo inaccettabile in un film di fantasia.

Non parlo degli Uomini d’Acciaio della Marvel perché verrebbe un post troppo lungo e poi non sono così profondamente informato.

L’unica cosa che scrivo è che mentre nei Batman migliori si arriva quasi ad esasperare l’iperrealismo, un po’ come accade anche in Interstellar, i film Marvel sono di pura magica fantasia. Questo gap è incolmabile.

Ma per una “due ore” di ozio si accetta di tutto: dalla ragnatela agli occhi di falco, dalle vedove nere ai fulmini, e dagli scudi di “vibranio” alle visioni !

Buona serata, a presto

dave

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