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Archive for the ‘Montagna’ Category

Cari internauti, mi chiedevo se la Svizzera si potesse davvero definire: “il giardino privato nell’Europa”.

Il fatto che io mi ponga la domanda delinea che personalmente non mi reputo affatto un esperto di questo paese solo perché vi ho dormito per tre notti, però vedere uno scorcio della realtà mi ha dato una certa sensazione che cercherò di descrivere o giustificare con alcune fotografie scattate durante il mio soggiorno.

Inoltre aggiungo che questa sensazione si è amplificata vedendo alcuni video “spot” che si possono trovare sulla pagina Facebook I Love Switzerland! e mentre cercavo informazioni su un’altra “location” per un mio possibile viaggio il prossimo anno (BrigZermatt, Cervino).

Questa sensazione è descritta nel titolo di questo post.

Nel camminare, guidare o mentre ero affacciato al finestrino abbassato del Trenino del Bernina, era come se fossi stato in un giardino privato.

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O meglio, come quando ci si trova in un giardino privato qui in Italia, con la differenza che la è comunque il bene comune, il bene pubblico.

Nel nostro “Bel Paese” la mentalità di mantenere in perfetto ordine le aree verdi, siano esse costituite da prati boschi o giardini floreali, la possiamo appunto trovare applicata quasi esclusivamente in parchi a pagamento o giardini privati (Gardaland, Villa Taranto, per esempio).

È davvero difficile trovare luoghi pubblici curati come si conviene.

Non voglio permettermi di sminuire il mio paese, ma chiunque sia stato almeno una volta in territorio svizzero sa cosa intendo.

Per esempio i prati sono sempre tagliati e mantenuti e l’altitudine aiuta questa cura.

Infatti i 1700 metri di altezza e il fatto di essere una località famosa per l’alta probabilità statistica di pioggia o neve, non la rendono di certo un luogo dove la natura può essere detta rigogliosa. In questo periodo c’è ancora parecchia quiescenza.

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Però vedere, in diverse aree floreali e officinali le piantine che sono tenute perfettamente distanziate l’una dall’altra e con i rametti raccolti vicino al busto centrale, con degli spaghi è davvero, direi, impressionante.

In realtà probabilmente dovrebbe essere così anche qui, ancorché qui da noi abbiamo possibilità naturaliste molto superiori, un numero molto più ampio di specie vegetali che hanno la possibilità di vivere senza artifizi.

O forse loro possono permetterselo per la più classica delle giustificazioni: gli svizzeri hanno un territorio esiguo da controllare ed il turismo è la principale fonte del loro PIL.

Qualsiasi sia la motivazione, riescono perfettamente nel loro intento, anzi oserei dire che si sono spinti verso un estremismo, una vera ossessione del pulito, dell’ordine e della progettazione.

Si perché oltre ad essere un gran giardino curato, gli svizzeri hanno di fatto modellato la natura per le esigenze dell’uomo, del turista che si deve divertire.

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Sarò io l’esigente in senso opposto ma mentre camminavo per Pontresina o per Saint Moritz, ho visto Hotel e residenze (le Chase), costruzioni perfettamente ristrutturate e accessoriate con parcheggi sotterranei dedicati, strade private, centri congressi in stile architettonico nettamente più moderni rispetto ad uno stile che ci aspetterebbe trovare sulle Alpi.

Questo stile non mi ha turbato, me ne sono fatto una ragione. D’altronde questi luoghi sono rinomati per le Terme e Casinò, per il Trenino Rosso e la rete ferroviaria retica (tra l’altro lunga quasi tutta l’arco alpino svizzero), per le coppe del mondo di sci (Saint Moritz ospiterà quelle del prossimo anno), per le residenze all’estero di molti italiani. È una località da gossip, da grandi imprenditori, da tutti coloro che hanno sempre desiderato entrare nel jet set.

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Quindi non ci andrei mai per fare una vacanza “naturalistica”. Questo mio viaggio è stato più per un fine esplorativo. E sono molto contento di averlo fatto. Anche perché se da una parte la Svizzera mi ha procurato una sensazione di “snaturamento” del territorio, mi ha anche soddisfatto nel pensare che quel modus operandi degli abitanti è condiviso e tutti lavorano incessantemente per essere al top.

Come dicevo, il lato negativo di tutto questo è che modellando il terreno per l’Homo Turista hanno snaturato l’ambiente.

Mentre viaggiavo sul treno con la testa fuori dal finestrino lungo tutto il tragitto ho pensato ai “poveri” animali selvatici che abitavano o che popolavano quei boschi o i prati. Se normalmente scappano appena percepiscono le vibrazioni di uno scarpone sul sentiero, cosa fanno, se sul loro territorio ci passa un treno con tutte le vibrazioni e rumore che sprigiona? Migrano?

La Svizzera, o almeno, quello che ho visto io, è fatto per il benessere e il divertimento delle persone e del turista che è spinto a visitare parchi protetti e a pagamento per “vedere la natura”, o a salire sulle mille attrazioni che gli vengono offerti. Quasi ogni montagna è facilmente “scalabile” con una funivia, telecabina, o cremagliera. Mentre lungo i pendii, in discesa, hanno inventato qualsiasi gioco o attrazione a pagamento come slittini sui prati o su rotaie (ci sono anche in Italia).

La natura sembra essersi ritirata.

Ma il mio è stato un soggiorno talmente breve che appunto non mi rende un esperto, ci mancherebbe.

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Solo che se un giorno mi capitasse di tornarci, mi stupirei davvero se vedessi qualcosa di più selvatico in giro e lasciato a se stesso senza un “controllo”, come ad esempio una marmotta anarchica.

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Ciao a presto

Dave

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Il 20 marzo dello scorso anno, preso dall’incalzante avanzare della primavera, avevo scritto questo post intitolato “La Scaletta Musicale sulla Via”.

Quest’anno invece ho proprio imbracciato la mia “scaletta” e ho fatto un bel viaggetto in solitaria. Avevo un po’ d’apprensione quando decisi, ma ora, dopo aver vissuto questa bella, seppur breve, esperienza sono motivato per continuare l’esplorazione negli anni a venire.

Sono in auto, sto viaggiando verso una meta ancora senza nome. La zingarata mi sta inoltrando in luoghi mai visti prima. Boschi di larici e prati illuminati da una fioca luce del tramonto mi stanno dando il benvenuto. Il sentiero per la mia automobile si inerpica su curve tortuose, tornanti e salite che a tratti sembrano muri invalicabili. A volte ad accoglierci c’è leggera nebbiolina, soprattutto quando la sera sta per trasformarsi in notte. Per fortuna spesso, dopo la salita c’è la discesa e dall’alto del passo, i primi raggi del sole dell’alba arrivano da est a scaldare la pelle vissuta del nostro viso

Questa prima gita l’ho trascorsa tra territorio svizzero ed italiano, per la precisione nell’alta Engadina con rientri in “patria” grazie al famosissimo Trenino Rosso del Bernina e pernottando in un albergo di Pontresina (Switzerland), lo Schweizerhof.

Da molto tempo desideravo avventurarmi sul treno rosso quindi perché non sfruttare una serie di giorni di ferie da smaltire?

Il “problema” è che dopo una gita così spettacolare e panoramica, potrei diventare “dipendente” a questo tipo di vacanze.

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Si perché proprio come scritto nella citazione riportata sopra, durante questi giorni ho proprio vissuto le emozioni che in quel post scrivevo solamente.

Nel raggiungere la Svizzera son passato da Tirano dove ho fatto tappa per pranzare. Purtroppo quando la superstrada (veloce panoramica e gratuita) che costeggia il Lago di Como termina, bisogna percorrere una strada statale per circa 70 chilometri. Sono stati più logoranti questi che tutto il restante viaggio.

Tirano è una città davvero molto inquinata, si respira tanto smog e c’è un traffico soffocante e roboante.

Se non fosse per la presenza della stazione del treno rosso, che fa pensare al viaggio su di esso, la definirei una gran brutta cittadina. Per fortuna, avendola già visitata lo sapevo già e per questo ho preferito andare in Svizzera.

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Tirano

DSC_4307.jpgQuindi nel pomeriggio di giovedì 5 maggio ho ripreso il viaggio. Direzione espatrio!

Sembrerò retorico ma come ho varcato il confine tutto è completamente cambiato.

Nessun concessionario lungo la strada svizzera (come invece ne avevo visti a decine la mattina, sostanzialmente 70 chilometri di zona industriale), segnali stradali diversi (ma non troppo), perfetta pulizia lungo i bordi stradali e nei fossi, scritte in almeno due/tre lingue (tedesco, italiano, francese), pochi negozi nei paesini che attraversavo e quei pochi con insegne in tedesco (le apotheke, farmacia).

Il non essere più in Italia è stata un’emozione strana che fino a quel momento non avevo mai provato. Eccitazione a mille collimava con la paura di commettere errori durante la guida o quella di non rispettare la rigorosità e precisione degli abitanti autoctoni.

Alcuni chilometri dopo la dogana e il suo stop (l’agente mi ha risparmiato una perquisizione toccata invece all’auto che mi precedeva) mi sono tranquillizzato ma l’eccitazione è cresciuta: la strada che spesso coincideva con i binari del trenino mi ha portato nella porzione larga della valle di Poschiavo, dove luccica il lago omonimo.

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Miralago

Il massimo del godimento è stato quando ho iniziato la salita verso il passo Bernina a 2330 metri s.l.m..

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Avevo già innestato la mia playlist musicale sulla “dance”, una selezione che mi ha accompagnato nella salita, a basso volume creava involontariamente la giusta atmosfera proprio come sognavo potesse essere. DSC_4347.jpg

La strada entrava quindi in boschi conifere, si sale velocemente. E in un batter d’occhio mi sono ritrovato in mezzo alla neve. La strada era pulitissima, ho colto dei giorni di fortunato sole e la neve era ancora quella invernale che pigramente si stava ritirando.

Penso che in qualunque stagione questo tratto di strada abbia un panorama mozzafiato. Personalmente mi son sentito come su un altro pianeta. Non avevo mai guidato in alta montagna su una strada asfaltata e pulita ma completamente circondato da neve e bianco ovunque. Sul lato della strada, non c’era un guardrail ma un muro di un metro di duro e spesso ghiaccio.DSC_4351.jpg

Il termometro della Clio scendeva rapidamente verso temperature alpine.

Dopo aver oltrepassato la deviazione, chiusa, per Livigno e dopo aver scalato ancora qualche tornante ecco d’improvviso il cartello del punto più alto della strada, il passo: Bernina.

Sono stati trentacinque chilometri fiabeschi e penso anche i “primi” di una lunga serie di chilometri che mi farò in futuro, nei prossimi anni, cercando di esplorare luoghi nuovi.

Vi saluto lasciando che parlino per me le foto scattate.

Riassumo velocemente come ho trascorso questi giorni:

  • 5 maggio, viaggio verso Pontresina con tappa pranzo a Tirano (segnalo i noiosi 70 chilometri percorsi in Valtellina). In tardo pomeriggio dopo il check-in e sistemazione in hotel, ho passeggiato per la semideserta Pontresina e mi sono spinto fino alla stazione del treno.

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  • 6 maggio, venerdì: viaggio sul trenino. (http://www.trenino-rosso-bernina.it/orari.html) Ore 9:04 Pontresina, arrivo in perfetto orario a Tirano alle 11:00. Pranzo in loco e poi nuovamente sul treno alle 13:40. Alle 15:24 sono sceso alla stazione Diavolezza (a dieci minuti dalla stazione più alta del trenino rosso) dove ho preso la funivia (skipass gratuito, altrimenti 38 CHF) per il rifugio a quasi 3000 metri di altezza.

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  • 7 maggio a passeggio nel bosco in Val Roseg (Pontresina) per poi salire sul treno, direzione Saint Moritz. Giornata trascorsa tra città e tutto il lungo lago in preda a fotografia compulsiva.

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  • 8 maggio rientro verso casa passando per Saint Moritz e il Passo Maloja (1815 m s.l.m.) e Chiavenna.

Questo è solo l’inizio, posterò poi qualcosa sulla Svizzera e sicuramente un breve articolo sul viaggio con il Trenino con escursione al Diavolezza (2978 metri).

A presto, ciao

Dave

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Così intitolo questo post del dopo ferie. Io rimango sempre molto colpito dalle ferie e vengo preso dalla malinconia. Non è depressione post ferie come quella malattia che qualcuno nel mondo, ha cercato di creare come moda, per vendere qualche pasticca in più. È semplicemente un dolce ricordo, nella speranza di rivivere al più presto e magari più a lungo i momenti appena trascorsi.

Il fatto è che questa mia “voglia” di tornare nel mio luogo per vacanze ideale, mi è scoppiata a Febbraio 2015 quando ho prenotato la camera, per cercare di ottemperare a quel famoso detto: chi prima arriva meglio alloggia. Ecco dunque che ho potuto avere la camera che volevo e che sapevo mi avrebbe fatto stare bene anche nel tepore del risveglio.

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Cogne, il prato di Sant’Orso e il massiccio del Gran Paradiso, ripresi da Gimillian

Cogne in Valle d’Aosta è un luogo incantato e purtroppo macchiato da faccende extra turistiche, permette comunque di vivere dei soggiorni stupendi e lo è stato per me, per almeno tre anni, quasi di seguito.

Intanto perché montagna?

Grauson basso - i casolari 2200 m s.l.m.

Grauson basso – i casolari 2200 m s.l.m.

Premettendo che ammetto il mio snobismo verso altre formazioni montagnose (Alpi Marittime, Appennini..) la montagna con la “M” maiuscola per me inizia quando i boschi di latifoglie lasciano il posto a quelli di conifere. Quindi approssimativamente quando si superano i 1200 metri s.l.m. si iniziano a vedere solo distese e manti aghiformi di pini, abeti, larici. Il meglio secondo me lo si trova a partire dai 1400 m s.l.m. mentre oltre i 1500 m le considero quote già troppo alte.

il Camoscio mi da ragione. nion d7100 + obiettivo Sigma spinto al max zoom: 500 mm

il Camoscio mi da ragione. nikon d7100 + obiettivo Sigma spinto al max zoom: 500 mm

Tenendo poi un attimo presente il discorso economico, a parità di prezzo di una camera di hotel, io consiglio di scegliere una località che abbia queste caratteristiche. Ma non solo. Ne citerò qualche altra.

Informarsi tramite l’uso dei mezzi più conosciuti, quali Google Earth® e Panoramio® per vedere cosa c’è li intorno, com’è la conformazione del territorio. Non è necessario essere geologi, ma in montagna il panorama ha un 70% nel godimento totale della vacanza.

prati tanti prati

prati tanti prati

Quindi un altro consiglio che vorrei suggerire è quello di trovare un luogo incastonato tra le montagne, ma dove possibilmente non ci sia da scarpinare se si volesse fare una passeggiata rilassante o per smaltire l’acido lattico.

Poi l’altitudine è importante sia per la respirazione, un intensivo breve allenamento polmonare, ma anche perché intorno ai 1500 m, se si sceglie una località che non si trova in una “spinta” valle glaciale, a V per intenderci, ma in un pianoro, tutto intorno e in alto si vedono maestosi e ampi alpeggi. Forse molti non lo sanno, non ci fanno caso, ma quegli alpeggi sono infinitamente grandi e per quanto possa sembrare che abbiano una pendenza vertiginosa, in realtà sono molto ampi e pullulano di vita e acqua. Certo arrivare a vedere, in prima persona questa caratteristica non è semplice perché a 1500 m, se si punta in su il naso, vediamo panorami da 1000 metri in su, più sopra. In questo caso l’unica maniera per viverli è indossare scarponcini e “farli andare”.

si sale verso Grauson nuovo

si sale verso Grauson nuovo

Ecco, fondamentale è l’assenza di autostrade o ferrovie. Si è difficile trovarle a queste altezze ma meglio puntualizzare. Vi sconsiglio di scegliere una cittadina con queste vie di trasporto, solitamente si trovano al confine e vicino trafori. Questo binomio mi fa fischiare le orecchie. Che la località sia un passo o una città di montagna con una sola via di entrata e uscita, il bello è che questi luoghi si possano raggiungere con una strada statale o provinciale, il meno trafficata possibile e tutto il contorno del caso.

Possibilmente pochi impianti di risalita. Ma questo non dipende dalle nostre volontà, però garantisco che salire su un sentiero è molto più soddisfacente che prendere una funivia, per non parlare del fatto che la costruzione dei piloni ha di fatto snaturato l’ambiente circostante che diventa artificiale.

Anche per questo scelgo ancora Cogne, e lo farò di nuovo. Ha solo un impianto, una telecabina che porta pochi turisti su una montagnola dove c’è un parco naturalistico.

tra Grauson vecchio o basso e Grauson nuovo o di sopra a 2600 m s.l.m.

Siesta tra Grauson vecchio o basso e Grauson nuovo o di sopra a 2600 m s.l.m.

La vacanza in montagna può essere di diversi tipi. Per esempio una vacanza di gruppo. Un oratorio, un gruppo di amici, o facenti parte ad una associazione come il CAI. Oppure con la famiglia o con la/il compagna/o, ma anche in singolo come ho fatto io quest’anno.

Ci sono una moltitudine di motivi che mi fanno scegliere la montagna al posto del mare (tenendo presente che al massimo posso farmi una sola vacanza all’anno).

Uno di questi è che nel mondo succedono mille tragedie e tutti, dico tutti, vogliono imporre la propria opinione, senza rendersi conto di quanto, spesso e volentieri, bassa e razzista essa sia.

In montagna, oltre a non sentirle (per vari motivi, per esempio, io non ho mai acceso o guardato la tv), accade una cosa meravigliosa che consiglio a tutti questi ominidi di qualsiasi sesso, religione o etnia.

Se sei in montagna e hai di fronte una roccia che si alza da terra di 200 metri, o sei vicino ad una cascata capace di sprigionare una forza di miliardi di braccia oppure sei a metà strada di un sentiero che speri ti porti il più presto possibile alla meta perché le tue gambe sono di marmo, in quei momenti capisci come sei piccolo, come noi ominidi siamo minuscoli lillipuziani in confronto di Madre Natura e della Terra.

Vallone del Bardoney intorno ai 2200 metri s.l.m.

Vallone del Bardoney intorno ai 2200 metri s.l.m.

Questo consiglierei di viverlo ad ogni “boccaccia” spara cazzate o a chi si fa la grana a spese della natura.

Andate in montagna, state a fianco di una montagna e vedrete come diventerete piccoli di fronte a ciò che ci ospita, abbiatene rispetto la prossima volta che aprite bocca. Ma le persone provinciali non mettono il naso fuori e se lo fanno, lo fanno in totale comodità, senza sudare.

Il mare questo senso di grandezza non me lo ha mai trasmesso.

Cacate e acqua ovunque

Cascate e acqua ovunque

Ma tra i miei pensieri filosofici che facevo mentre salivo verso un luogo che si chiama “Lago delle Loie”, oltre a rischiare delle cadute catastrofiche (cavolo quest’anno proprio zero forma), ho avuto i miei momenti di debolezza.

All’ennesimo tornantino con gradone di pietra in bilico e bagnato da una brina (4,5° Celsius alle 9:25 di mattina di domenica 6 settembre 2015), ho pensato: “ma chi me l’ha fatto fare! Non potevo andare al mare anch’io con le chiappe al sole?” .. poi ho ripensato anche alla massa di gente che si fa mille selfie, a se stessi e ai propri mini costumi o ai propri piedi, per seguire le mode del momento, e mi sono risposto, “Dave cazzo dici, guarda dove vai e prosegui che è meglio”.

LAgo delle Loie 2300 m circa

Lago delle Loie 2300 m circa

Non parliamo di quando si arriva alla sommità. Cosa ti sale dal cuore, quando sei arrivato alla meta? Quando di fronte hai panorami mai visti e maestosi, larghi 30 40 chilometri e sei immerso in quegli alpeggi per i quali, da fondo valle ti chiedevi come sarebbero stati. Se siete sopravvissuti alla salita, beh.. dal cuore vi sale un sentimento di godimento interiore da invidiare.

il magnifico Vallone del Bardoney con la malga. in fondo al vallone il sentiero sale sulla destra della foto per il Colle dell'Arolla

un’altra foto del magnifico Vallone del Bardoney con la malga. in fondo al vallone il sentiero sale sulla destra della foto per il Colle dell’Arolla

Circondati da un alpeggio erboso (siamo intorno ai 2100 metri s.l.m dove gli alberi rimasti sono pochi), con piccoli arbusti, muschi e rocce pitturate da licheni sui quali saltano e cantano una miriade di grilli, sarete attirati da fischi di marmotte che vi faranno ruotare più volte su voi stessi di 360° per cercare di individuarle come quando cercate le differenze nella “settimana enigmistica”. Camminerete sul sentiero che verrà spesso interrotto da ruscelli di una larghezza di 60 cm circa, che vi invoglierà a infilarci la mano dentro e anche a camminarci dentro. Cosa ti sale dal cuore? Pace e serenità ma anche soddisfazione e pensieri profondi.

hola =)

hola       =)

E quando sarà il momento, se ti sei potuto concedere qualche vizio, io l’ho fatto, avrai tutto il tempo per tornare a valle, in hotel per farti una bella doccia e via, andare al centro benessere per sciogliere la muscolatura irrigidita al caldo tepore umido del bagno turco, o farti un giro nella jacuzzi esterna (acqua a 48° mentre l’aria del tramonto è già scesa intorno ai 10° C) con panorama da urlo. La serata terminerà con la cena, e la mattina seguente aprendo con delicatezza le tende, ecco il sole che sta pian piano risvegliando il Gran Paradiso. Una sorridente malinconia, niente paura è sempre la, non scappa.

Ps.Tutte le foto allegate sono state prese con una nikon d7100 o con un cellulare. Ma ho dovuto ridimensionarle per questioni di dimensione, quindi hanno perso parecchia qualità.

Altre foto le trovate sulla mia pagina @Instagram https://instagram.com/davegarba82/

o su @Facebook https://www.facebook.com/Dave.Garba

Ciao a presto,

dave

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Il Giro d’Italia è iniziato sabato scorso, il 9 maggio, e oggi, mia giornata di riposo settimanale, me lo sono potuto guastare in tv.

Il Giro durerà fino a domenica 31 maggio e quest’anno terminerà a Milano per celebrare l’Expo internazionale 2015.

L’entourage del Giro mi ha sempre affascinato dalla “sua” parte sportiva (reportage pre-gara, video ricognizioni, ricordo di passati gloriosi o drammatici) e geografica, mentre non mi piace l’idea che possa essere associato o circondato da qualche evento estraneo al ciclismo.

Comunque quest’anno è in programma il ritorno del passaggio sul Mortirolo (1854 m slm) preceduto, dall’arrivo a Madonna di Campiglio il 24 maggio e da un giorno di riposo previsto per lunedì 25 maggio.

Il 29 e il 30 maggio saranno giorni di fuoco per i contendenti: prima arriveranno a Cervinia (2000 m slm) e il giorno successivo a Sestriere dopo aver concluso la durissima scalata alla bellissima cartolina del “Colle delle Finestre” (2178 m slm, la cima Coppi 2015).

salita sul colle

salita sul colle

Quest’ultimo è stato battezzato dal sudore dei ciclisti del giro nel 2005 e poi è stato “ripassato” nel 2011.

la serpentina

la serpentina

Ricordandomi un mix tra grande salita del Trentino o del Friuli (tipo Zoncolan 1750 m slm) circondato da un terreno arido alla “Pirenei” ma con sapore rustico Savoia, questo colle ha la particolarità di portare la gara sullo sterrato, o almeno nei suoi ultimi duri 7 chilometri.

Dopo il “balzo” dall’altra parte della cresta, i corridori si troveranno davanti la serpentina di tornanti in picchiata verso valle, e da lassù vedranno i circa 28 chilometri che li separeranno dall’arrivo in salita, di Sestriere (2035 m slm).

Questa è la parte che adoro dell’offerta di intrattenimento che regala questo programma sportivo. Il contorno dei panorami mozzafiato, il calore espresso dai muscoli dei ciclisti e dagli appassionati più o meno pazzoidi a “bordo” strada sono gli aspetti che mi tengono incollato allo schermo.

La forza sprigionata da tutti gli atleti nell’arco delle diverse ore in equilibrio sul sellino è enorme, la loro dettagliata e lunga preparazione durante tutto l’inverno e primavera può fare la differenza in ogni occasione, dall’ultimo colpo di pedalata in prossimità dall’arrivo, al riuscire a rimanere in sella con condizioni di strada bagnata, magari sotto la neve, o dopo una notte di malessere.

Siamo tutti abituati a sport dove i muscoli e l’agilità sono la parte preponderante di chi li pratica. Quando invece sulle due ruote è indispensabile un esatto equilibrio tra peso corporeo, massa muscolare adatta a sforzi duri e lunghi nel tempo, livello costante di idratazione, ossigenazione e di assunzione di calorie durante la giornata.

Sono stato personalmente a due arrivi del Giro.

A Borgo San Dalmazzo (Cuneo) nel lontanissimo 1999 (anno maledetto per la Maglia Rosa del mitico Marco Pantani, con vittoria della tappa stessa da parte di Paolo Savoldelli) e poi a Selva di Val Gardena (Bolzano) nel 2000 al seguito del secondo ritorno del Pirata al Giro.

Il “problema” è che questo sport crea fan oziosi e sedentari, anche se in momenti cruciali si suda passivamente, forse per essere solidali con gli atleti in tv. Rimane il fatto che l’ipnosi in cui si rimane imbambolati a volte, può durare anche un paio d’ore, fino all’arrivo.

Ma in fondo e alla fine, se non si esce o non si legge un buon libro, l’alternativa, è guardare un film, magati di due ore, per la “felicità” del nostro corpo.

Penso che sia giusto un equilibrio tra tutto, anche farsi una “due ore” di sedentarietà, staccandosi dal mondo reale, dalla quotidianità del lavoro e dello studio, aiuta a ritemprare la mente.

Mi è capitato di vedere “L’uomo d’Acciaio” (il Superman del 2013) nei giorni in prossimità di questa prima “due ore” di Giro d’Italia e mi rendo conto dell’assurdità della finzione anche se fatta a regola d’arte.

Ed è proprio qui il bello: poter rendersi conto dell’estremo dello sforzo realmente possibile in confronto a ciò che va al di la della realtà, non tanto di fantasiosi personaggi alieni, quanto da comportamenti di personaggi minori e umani al quale è affidato il compito di essere il vero eroe.

È ovvio che Superman è un supereroe, è meno ovvio che sarà un semplice gruppo di persone a fare qualcosa di fondamentale.

Nel film che ho citato qui sopra per esempio, Lois Lane insieme ad un gruppo di militari attivano e sganciano la vecchia astronave di Superman sull’astronave madre dei cattivi superstiti di Krypton, creando niente meno che un buco nero, che spazza via di netto il nemico superiore.

Però rimane una finzione fatta a regola d’arte. A mio avviso è il migliore film di Superman:

  • dal punto di vista della epicità che l’attore Henry Cavill dona al suo personaggio
  • l’atmosfera, le tonalità dei colori, i contrasti e i livelli di saturazione sono stati una benedizione per la vista. Gli occhi ringraziano.
  • La trama: non è la solita storia ripetuta anche nell’altro remake “Superman returns”. Mantenendo fedeltà alla storia che i media ci hanno insegnato (non ho mai letto il fumetto originale), questo film propone una storia interessante che ricorda quasi lo Spock di J.J. Abrams: “il figlio di due mondi”. Inoltre viene fornita una valida, semplice e quindi piacevole spiegazione dell’origine della sua forza.

Ma l’uomo d’acciaio che preferisco dal punto di vista del mio ozio, perché quando sono in “ballo” l’Uomo d’Acciaio sono senza dubbio io, è il Batman interpretato da Bale e regalatoci dal regista Nolan.

Il culmine dell’epicità è senza dubbio rappresentato da “Il Cavaliere Oscuro” (2008), il migliore Bale è in “Batman Begins” (2005) dove interpreta egregiamente un giovane orfano, in cerca di vendetta prima, e poi di se stesso.

Intorno al mondo, gira come clandestino e fuori legge e poi, preso come allievo della “Setta delle ombre” impara l’arte ninja dal mentore Liam Neeson, che pensava di trovare un alleato per la distruzione della marcia città occidentale. Intelligentemente Bruce, riesce a vedere invece al di la di questo scopo “vendicativo” e morte, sfruttando proprio le lezioni impartitegli dai duri allenamenti, per mettersi al servizio della “giustizia” e della vita. È un messaggio bellissimo.

Il terzo Batman, (Il ritorno 2012) a mio avviso è il più “triste” e duro da digerire per vari aspetti. Primo perché dall’inizio del “lunghissimometraggio” si percepisce che questo sarebbe stato l’ultimo episodio con Bale, in secondo ci sono innumerevoli morti, soprattutto nella polizia della città.

Nonostante sia il secondo episodio ad avere come protagonista cattivo, il più matto e violento di tutti i cattivi DC Comics e Marvel messi insieme, il terzo film è un tripudio di violenza e morte che sinceramente trovo inaccettabile in un film di fantasia.

Non parlo degli Uomini d’Acciaio della Marvel perché verrebbe un post troppo lungo e poi non sono così profondamente informato.

L’unica cosa che scrivo è che mentre nei Batman migliori si arriva quasi ad esasperare l’iperrealismo, un po’ come accade anche in Interstellar, i film Marvel sono di pura magica fantasia. Questo gap è incolmabile.

Ma per una “due ore” di ozio si accetta di tutto: dalla ragnatela agli occhi di falco, dalle vedove nere ai fulmini, e dagli scudi di “vibranio” alle visioni !

Buona serata, a presto

dave

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La paura. Una parola che comporta un’interazione. Allarmi del nostro cervello per proteggerci da situazioni potenzialmente e realmente pericolose, oppure da quelle che noi crediamo inconsciamente che possano diventarle.

Nella prima categoria, mi ci ficco a capofitto: sono aracnofobico.

La vista di qualsiasi ragno (dal più grande in una foto, al più piccino esemplare) mi ripugna e un brivido vertebrale mi sale lungo tutta la colonna.

Eccomi qui sotto rappresentato, alle prese con un individuo aracnide dalle dimensioni pressoché trascurabili.

alle prese con Aracnide

alle prese con Aracnide

Un gesto narrabile come scontro epico, lo scudiero (io) che vuole sanificare il suo prezioso castello (la mia auto) brandendo la durlindana (una piccola vanga).

All’origine di tutto potrebbe esserci una mia disavventura infantile in campagna, quando venivo praticamente obbligato a raccogliere la verdura e dovevo infilare mano e braccia tra le tele degli odiosi ottopodi artropodi terrestri!

Al solo pensiero, sembra di averne uno sulla spalla destra.. brr..

Sempre alla prima categoria appartengono:

  • la mia fobia al freddo. Non è proprio una paura, ma mi da malessere psico-fisico stare al freddo o mangiare all’aria condizionata. Oppure l’idea di nuotare in acqua fredda, o di stare seduto in auto con aria gelata ecc..
  • le vertigini..

Nonostante queste ultime due, la mia meta ideale per le ferie estive, non è una calda assolata spiaggia, ma un soggiorno montano in cui possa fare escursioni suggestive, ma senza mettere a dura prova la paura dell’altezza, susseguite dal tepore rilassante della spa. Quindi non del tutto masochista.

Alla seconda categoria invece appartiene per esempio la mia paura e ansia da prestazione. O meglio credo che si possa classificare così.

Si tratta di una paura fittizia e temporanea, inoltre penso che quasi tutti l’abbiamo vissuta almeno una volta. In sostanza è la paura di NON farcela. In quanti si chiedono e si sono chiesti se ce la faranno a fare un passo decisivo.

“Ce la farò quando sarà il momento di confrontarmi con un momento cruciale?”

Per esempio non mi riuscivo a vedere come farmacista: dietro un bancone a parlare con centinaia di persone diverse, ognuna con i propri caratteri e con le proprie questioni. Nella mia testa balenavano domande come queste: “Ce la farò quando ci sarà la calca? E se mi verranno a chiedere una cosa strana?” ..quante infinite ed inutili paranoie per un pericolo inesistente e in più inconsistente!

E prima ancora, durante l’università: “Dave mi dispiace dirtelo: non ti ci vedo proprio a discutere la tesi, tu da solo davanti alla commissione d’esame, parenti e amici (a no, loro mi hanno tirato buca e non sono venuti a sentirmi – no comment – )”.

Quindi tutto ciò che comporta il passo successivo, la paura di NON riuscire, quando in realtà al momento decisivo, non mi sono mai reso del tutto conto che il passo stesso l’avevo appena compiuto.

Mary Poppins diceva: “Supercalifragilistichespiralidoso”.

Invece io, che non sono M.P., dico (anche se forse non è un consiglio molto “genuino”) di rimanere leggeri con l’alimentazione quando si è in procinto di eseguire il “passo” e qui non aggiungo altro.

C’è poi l’ansia che mi viene alla sola idea di dover stare in mezzo a tante persone. Per esempio in situazioni pre-concerto, quando sono in un pullman o su un treno stracolmo.

Ma questo è niente rispetto ad una situazione come questa che vi racconto.

Immaginatela, io l’ho vissuta:

era il marzo di un anno tra il 2002 e il 2004. Mi sono svegliato, erano le cinque e il tempo stava letteralmente correndo, tanto che dopo miei “cinque minuti” erano già le 5:30. Comunque era tardi, e il bel programma della giornata era l’esame di fisiologia umana.

Dovevo muovermi, non potevo permettermi nemmeno un minuto in più per rivedere qualche altra pagina degli appunti. Ma dove erano finite le chiavi della macchina? Le trovo, ma poi non trovo quelle di casa, “caspita ma non potevo organizzarmi meglio ieri sera?”. Ops ma non ho messo il gel: gira i tacchi, si torna in bagno, gel phon e via ad aprire i battenti.

Ah che schifo!

Di solito davanti alla porta ci sono i propri gatti che vogliono entrare al caldo. Io invece cosa ho trovato? Eccolo la, in basso a destra in un angolo della porta, un ragno con un corpo di almeno cinque centimetri.

Beh fossi stato uno studente di schifezzologia mi sarei anche fermato a raccoglierlo, esaminarlo studiarlo, ma io avevo un treno da prendere, di altre strade non ne avevo e li c’era un ostacolo.

In quell’occasione ero sbarbatello, non usavo ancora la vanga (ops). Mi sono armato di scopa ed è stata guerra. Sono stati cinque minuti intensi: “abbiam perso tanti uomini” direbbe un veterano con un bicchiere di punch caldo in una mano e un sigaro cubano nell’altra, comunque la vittoria è stata sudata ma mia e il nemico è stato scacciato.

Quel giorno fu un 30.

Probabilmente la professoressa non mi diede la lode perché aveva visto nei miei occhi la piccola avventura mattutina. Che avevo forse usato violenza contro la buon’anima di un suo caro parente reincarnato in quell’essere? ..mah, chi lo sa?

Ciao a presto,

Dave

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“Caro diario ti scrivo..”

Così iniziavano a scrivere le adolescenti nell’epoca del diario con copertina rigida, tenuto chiuso da un lucchettino dorato che si apriva con chiavi minuscole. E noi maschietti curiosi cercavamo di aprirli, ma le chiavine si piegavano sottoposte alle nostre scariche ormonali del tempo.

Ora è tutto così pubblico, e pensare che coscio della mia insufficiente capacità di scrittura in teoria dovrei limitarmi, in realtà, eccomi a ritrovarmi qui a scrivere su wordpress, anche perché non ho molto da fare.

È domenica pomeriggio e sono a casa, una domenica libera dall’impegno lavorativo è SACRA, e la dedico al completo ozio, tenendomi la sola serata per uscire, per un paio di birre e magari una partita a carambola.

La mia squadra del cuore (altro richiamo vintage) la Sampdoria ha giocato e vinto ieri, domani si torna a lavorare, gli amici sono in giro a lavorare, e di andare a farmi una sessione di tapis roulant non ne ho voglia. Ergo sono qui a scrivere un noioso “editoriale” sui cazzi miei.. scusate il francesismo.

Vediamo, cosa ho fatto ultimamente?

Beh, ho letto, letto tanto e tanto a letto. Ho portato a letto Jerome per ben due volte. Ora sto portando William Golding con il suo “Il signore delle Mosche”. Nel frattempo avevo iniziato “L’Origine delle Specie” di Charles Darwin.

Insomma di donne niente, nemmeno scrittrici.

Ah che periodo.

Comunque meglio così dopo “quella” storia penso sia giusto questo periodo di magra. L’umorismo anglosassone mi ha aiutato ulteriormente, per cercare di guardare oltre il mio naso. Uscire da una storia come quella, è un po’ come quando si legge e si “carpisce” un mattone come l’Idiota del bravo Dostoevskij, se ne tirano le somme, si raggruppano le idee e gli appunti e poi però si rimane così, solo, e non si sa più cosa fare: “leggo ancora Fëdor? No, forse è meglio cambiare autore, prendere una pausa da concetti così lunghi, a tratti tristi e pieni di significati o messaggi multipli, proviamo a leggere Don Chisciotte (ma caspita!)!”.

Alla fine cosa mi successe? Che il Don Chisciotte era più indigeribile di un piatto di polenta coperta dalla fonduta di fontina! E con le donne non più di qualche settimana.

Mi bloccai e presi una pausa dall’intero mondo, anche della letteratura, il mio cervello aveva proprio necessità di una bevanda rinfrescante a base di ingredienti leggeri.

Poi ultimamente son tornato a cercare qualcosa nel mondo. Qualche evento al quale potevo essere interessato. Non so, un concerto, per esempio.

L’anno scorso sono stato ad una tre giorni ad Udine. Nella porzione di tempo che avevo tra i treni di andata e di ritorno e il concerto serale, ho visitato tre volte il centro della città. Mi rendo conto di non averne scritto nemmeno due righe, ma in ogni caso, anche se con un po’ di ritardo, dico che è uno dei centri cittadini più belli che io abbia mai visto nell’Italia del Nord. Piccolo e contenuto, ma denso. Densissimo di strutture architettoniche storiche, una leggera e solitaria collina al centro città con la sua fortezza sulla sommità, tanti porticati, una galleria trasformata oggi in un centro commerciale. Davvero degna di una bella visita con le proprie scarpe!

Udine

Udine

Udine

Udine

Udine mi ha dato il senso di essere una città benestante.

La sera precedente la partenza per il rientro, ho assistito al concerto della cantante sinfonico – metal:

Tarja Turunen (la prima ex Nightwish). Una ciliegina sulla torta a dir poco fantastica.

Tarja Turunen

Tarja Turunen

Tarja Turunen

Tarja Turunen

 

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Tre giorni tutti goduti sono stato molto bene anche se in solitario.

Invece quest’anno, non ho una grande ispirazione e preferisco tenermi tutte le energie per l’appuntamento con la montagna a settembre nel luogo che amo di più, Cogne.

Concerti? Passi Marilyn Manson a Milano, non me la sento, se non per andarci vestito dal pagliaccio It per sostenere il dualismo dicotomico alla M.M. o “travestito” da piccola fräulein tedesca, con tanto di guance rosse. I Metallica saranno a Rho ma il biglietto è costosissimo. I Nightwish si esibiranno a Casalecchio di Reno (troppo lontano) e i Blind Guardian solo a Roma (ancor più distante).

Infine ho finalmente iniziato l’allenamento su tapis roulant, e le endorfine post corsa mi hanno dato una carica pazzesca. Non vedo l’ora di avere un po’ di tempo per organizzare altre sessioni di corsa. Dovrei fare il passo successivo, ovvero quello di uscire e correre fuori, ma ho tutte le mie idee, tra inquinamento, doccia vicina, comodità musicale per non parlare poi del fatto che il tapis roulant casalingo ha avuto su di me un impatto eccezionale, visto che anni fa li sopra ci ho perso la bellezza di 25 kg in pochi mesi a suon di 10 km due volte la settimana. In quel periodo, credo di aver contribuito all’innalzamento della temperatura terrestre.

Ma è l’otto marzo ! Quindi un mio pensiero va al mondo femminile.

Accantonate le banali retoriche contro la violenza sulle donne, sulla loro emancipazione, o sul miglior lato B, dedico qui un ringraziamento alle donne che mi hanno fatto sognare ad occhi aperti.

Margherita Hack – non aggiungo altro.

Margherita, l’amica delle stelle che ora è lassù tra loro

Ally Sheedy in “The Breakfast Club”, così anticonformista, la mia donna ideale.

Ally Sheedy

Ally Sheedy

Winona Ryder in diversi film degli anni ‘90,

Lea Thompson super sexy in “Howard e il destino dell’umanità”,

Angela Lansbury (gran Classe ’25),

Tarja Turunen e la sua voce,

Rachele Bastreghi (occhi di ghiaccio e voce pungente). Cantante solista e voce ne i Baustelle.

Rachele Bastreghi

Fiorella Mannoia,

Milla Jovovich,

Cate Blanchett,

Liv Tyler,

Ma prima di queste ultime tre, la brava e sensualissima Sigourney Weaver

Sigourney Weaver

Sigourney Weaver

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AUguRi

a presto ciao,

Dave

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Come oggi, era un giovedì. Il 3 luglio avevo iniziato a leggere le vicende del “Cavaliere povero”, il Don Chisciotte, per dirla brevemente: un pazzo furioso.

Il problema di questo romanzo, la di cui mia lettura si è purtroppo completamente arenata, è che è estremamente ripetitivo. Non è un problema di mancanza di originalità, bisognerebbe sapere chi erano gli scrittori dell’epoca e cosa essi scrivevano per poter dare un giudizio completo. È ingiusto parlare male di Cervantes senza contestualizzare o fare di tutta l’erba un fascio o di tutta la carta un fascicolo.

Come dicevo, purtroppo arrivato a circa 200 pagine, ho proprio difficoltà ad aprire il romanzo e continuare a leggere le “avventure” del Cavaliere dalla Triste Figura, le quali in effetti non sono avventure ma avvicendamenti e palesi malintesi scaturite dall’immaginazione di un pazzo che però a tratti torna nel mondo reale soprattutto quando più gli fa comodo e chi ne paga le conseguenze è lo Scudiero Panza.

Sancho Panza, fino ad ora, sembra essere il dipinto del classico contadinotto ignorante e che si fa strada nel mondo sfondando con i suoi proverbi, che forse allora, ma forse anche oggi, erano più validi dei comandamenti della religione per permettere una vita “onorabile” e per poter prevedere il futuro.

Ora, non so che fare. Leggendo Cervantes mi è passata la voglia di leggere, ma forse è del tutto fisiologico visto che ho passato in pratica un anno sui romanzi. Solo che pensavo di trovarmi davanti a qualche “scenetta divertente” e alcune, in effetti le sono state. La realtà però è che questo romanzo è una immensa parodia, uno scary movie, un “l’alba dei morti dementi”, in versione romanzata e seria, dei romanzi cavallereschi. Non mi riesce proprio di ridere delle botte che si prende il povero Sancho il quale s’è bevuta una assurda promessa, delle altre scene pietose delle quali si sentono olezzi e delle quali se ne immaginano le schifose immagini reali. Sono consapevole del significato filosofico che Cervantes ha inserito in tutto questo sproloquio poetico, e di masochistico amore cavalleresco, ma non lo digerisco più.

Spero che abbiate trascorso un bel periodo estivo.

Io come da programma sono stato 9 giorni in vacanza sul passo dell’Aprica (Sondrio) insieme alla “vacanza estiva dell’oratorio” del mio paese. È stata una vacanza rilassante e molto divertente durante la quale mi sono sentito dieci anni in meno sul groppone e “ora” sono molto più sereno.

Nonostante il brutto tempo abbia dominato 7 mattinate e nove pomeriggi (…) ci sono stati momenti in cui i ragazzini delle medie e degli ultimi anni delle elementari mi hanno sorpreso nei loro ragionamenti e simpatia, nella loro leggiadria e spensieratezza, e nell’amore verso il prossimo.

da Corteno Golgi

da Corteno Golgi

in posa !

in posa !

.. Silent Hill ?

.. Silent Hill ?

 

invece di un verde prato..

invece di un verde prato..

Dance avec moi

Dance avec moi ?

Spero di scrivere al più presto un altro post, magari quando diventerò Zio per la seconda volta !

Vi saluto e vi dedico questa canzone Dance del 1998 !

A presto,

ciao Dave

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