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Archive for the ‘lettura’ Category

Ciao WordPress, ti saluto come se fossi un’entità vivente, quando in realtà sei virtuale anche se sei composto da idee, parole ed emozioni di migliaia di persone. Persone che non si conoscono ma che sono interconnesse tra loro da pc, tablet, telefonini; persone che non si conoscono ma si “leggono” in mille modi.

Internet non si può definire entità vivente perché non è “un sistema chimico autosufficiente, capace di evoluzione darwiniana”, però è palesemente un nuovo sistema di connessione tra le persone. Vuol dire che gli esseri umani si stanno evolvendo verso un sistema di condivisione dati ed informazione sempre più complesso e allo stesso tempo veloce? La nostra natura ci porterà verso il raggiungimento di una sempre più elevata comodità. Non stiamo più seduti su un tappeto a vedere le diapositive di un viaggio o a sfogliare un album fotografico. La polaroid non è più l’istantanea! Ora condividiamo via internet qualsiasi video, fotografia, suono.

Siamo comunque sempre legati a macchine, fili, antenne e sistemi elettronici per fare ciò.

Questo vuol dire forse che cerchiamo di emulare un’evoluzione che mai arriverà? Potremmo mai condividere mente-mente tutto questo ben di Dio, senza dipendere da artifizi, ma usando i nostri impulsi cerebrali?

Si, lo so, dopo mesi di silenzio mi ripropongo a voi con delle domande da milioni di dollari e mettendomi a citare Amedeo Balbi in “Dove sono tutti quanti” (saggio divulgativo edito Rizzoli 9788817087827 – link ibs) con la definizione della vita che un comitato di esperti NASA rilasciò nel 1992.. ma si da il caso che sia il tema di questo post.

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Dunque, mi sono stupito, non conoscevo questa frase!

Come dice l’autore del saggio, questa frase in realtà cela un tale significato che sarebbe necessario una saga di libri enciclopedici se si volesse spiegare bene ogni parola.

Ho un però.

Prima ingenuamente mi chiedevo se internet non si possa in qualche modo definire sistema vivente. Perché dovrebbe essere necessario, per esempio, che la vita DEBBA essere per forza un sistema chimico?

Perché non potrebbe essere composto, no so, da fluttuazioni di onde elettromagnetiche ordinate e/o coordinate?

Oppure, perché un essere vivo dovrebbe per forza essere capace di evoluzione darwiniana?

Bene, si, quella che noi chiamiamo VITA, qui sulla Terra, “deve sottostare” a ciò. Non ci sono scappatoie. Ma questo è quello che noi siamo sicuri che esiste!

Come facciamo a sapere quello che non vediamo, non abbiamo ancora visto o che non possiamo vedere perché ci dovrebbero servire strumenti artificiali che ci permettono di vederlo e non abbiamo la tecnologia per farlo?

L’astrofisico Balbi è ricercatore ed insegnante presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e anche un ottimo divulgatore scientifico: sento di poterlo collocare tra la simpatica e geniale Margherita Hack e il mitico, intramontabile Piero Angela.

Sto ancora leggendo il libro, ma pagina dopo pagina, gli interrogativi si moltiplicano. Il ricercatore dipinge una sorta di crono-storia di quello che è stata la ricerca della vita extraterrestre: dai fallimenti alle teorie, dalle teorie alla ricerca delle prove per sostenerle, passando per la probabilità della riproducibilità della vita, al fatto che non è detto che la vicinanza di una stella sia indispensabile alla vita.

Inoltre mette subito in chiaro che è praticamente impossibile trovare vita intelligente, ET che trotta sulla sua astronave attorno ad altre stelle, probabilmente non lo vedremo mai (forse, chissà..).

Quello che mi piacerebbe palpare dai pensieri di uno scienziato è un po’ più di creatività, senza sfociare in banale fantascienza o fanta-stupidità solo per dare speranza a giovani sognatori.

Forse gli scienziati non sono creativi proprio per non essere derisi, ma allora vuol dire che a tentare azzardate ipotesi si rischia la gogna, quasi come nel medioevo?

 

Cosa intendo per creatività?

Intendo cercare quello che non è ovvio.

È molto probabile che sulla Terra la vita sia nata in fondo agli oceani, dove sbuffavano i vulcani sottomarini (e lo fanno tutt’ora) e dove l’ambiente era migliore di quello di un “reattore” di un laboratorio chimico, pieno di sostanze e di variabili chimico fisiche, tanto che elementi chimici disparati si sono potuti unire insieme creando molecole organiche sempre più complesse. Si, tutto ciò è molto logico!

E sinceramente non capisco dove sia il problema di chi si chiede: chi ha dato l’input, chi o cosa abbia iniziato il processo. Per logicità, penso che sia tutto molto lineare. È avvenuto perché sul nostro pianeta poteva avvenire questo, lo trovo ovvio.

Mentre non è ovvio, per esempio, che la vita altrove possa essersi basata su altri elementi chimici.

Ma come possiamo studiarlo? Possiamo metterci “nei panni” di altre situazioni?

Sistema solare X, con stella diversa dal sole che emette radiazioni elettromagnetiche più energetiche e a maggior frequenza, pianeta Y ad una distanza W.

Come si può affermare che su quei corpi celesti ci debba “per forza” essere una vita basata su amminoacidi? Si vero, sono stati trovati su comete ed asteroidi e tutto farebbe pensare al binomio: Carbonio-vita, per tutto l’universo.

Ma come sono convinto che per logicità, la vita è nata per pura logica termodinamica e chimica, penso anche, che altrove sempre seguendo le stesse leggi della fisica, ma in presenza di forze di differente entità, la materia si possa essere mescolata in maniera diversa creando intelligenza.

Le mie domande in compagnia delle mie divagazioni e convinzioni, ovviamente vanno inesorabilmente a sbattere contro un muro di nebbia bella fitta, nel senso che nemmeno io saprei nemmeno immaginare una forma di vita diversa da quella conosciuta. E magari una eventualmente diversa da quella a base carbonio, figuriamoci una molto fantasiosamente basata su energia.

Una nuova forma di vita potrebbe essere quella che oltre ad essere autosufficiente e seguire un’evoluzione darwiniana, possa dare output, segni di varia natura in risposta a degli input esterni. Insomma perché una pietra, in certe condizioni non potrebbe essere una forma di vita? Anche se non si alimenta, anche se non si riproduce od evolve, ma più “semplicemente”, reagisce a uno stimolo (..cogito ergo sum..)?

Personalmente sono sostenitore dell’idea che..

..se nell’universo non ci fosse nessun altro che noi, ci sarebbe davvero un gran spreco di spazio.

E con questo vi saluto, e vi consiglio il libro citato.

Ciao a presto,

Dave

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Questo post non poteva mancare nel mio piccolo spazio web, vi metto solo in guardia che parlo dei fatti che avvengono nel film. Quindi se non lo avete ancora visto, non vi conviene leggere.

Come al solito scriverò quanto seguirà solo per amore verso il mio lato nerd e lo farò seguendo quelle che sono le mie intuizioni e più banalmente, le mie umanissime e umilissime emozioni.

Cercherò di scrivere o di descrivere quello che ho sentito mentre guardavo il settimo capitolo di una delle saghe che più mi hanno appassionato sin dai tempi della mia infanzia.

Solo il film “Il ritorno dello Jedi” uscì al cinema (ottobre 1983) quando io ero già presente sulla “Terra” da circa un anno e tre mesi. Perché lo nomino? Perché per “parlare” de “Il risveglio della forza(2015) sono obbligato a “passare” attraverso questo.

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Tra i due capitoli c’è stato quell’intermezzo durato: 33 anni, i tre prequel datati 1999, 2002, 2005 senza contare “l’universo espanso” con ore di cartoni animati, libri, fumetti, videogames.

Bene, nonostante si parli sempre di un hobby, l’attesa era comunque a dir poco snervante. L’aspettativa era grandiosa. Insomma, un sequel che avrebbe dovuto narrare la storia dei nostri vecchi beniamini che tornavano a far parte della “crew”, ai quali spettava il rito di iniziazione alla nuova trilogia.

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Il film del 1983 aveva fatto “il suo lavoro”. Dopo “L’impero colpisce ancora(1980), fu l’apice della storia iniziata nel 1977 con “Guerre Stellari”. George Lucas ci aveva immersi in un mondo nuovo, lo sappiamo tutti. Non era un western spaziale, come invece aveva fatto, molti anni prima, Gene Roddenberry con Star Trek.

No, era puro fantasy.

Universo e “storia” inventate, astronavi e volo spaziale mirabolante fatto di inseguimenti a velocità impressionanti, specie e razze aliene inventate senza per forza creare una classificazione e raggruppamenti in popoli, ma solo tanti e diversi bei pupazzetti.

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La cosa bella era proprio questa. Ci si immergeva in una galassia praticamente unificata. A confronto, il nostro “vero e terrestre” trattato di Schengen farebbe ovviamente ridere. La galassia di Star Wars era un posto in cui c’era l’Impero che la teneva unita con la paura, ma che allo stesso tempo creava ribellione; un posto dove regnavano l’anarchia, i mercati clandestini, le scorribande; dove, per assurdo, poteva capitare che la feccia galattica si ritrovava sullo stesso pianeta e magari seduta nella stessa “cantina” in cui c’erano i cacciatori delle loro taglie!

L’inserimento della “specie umana” (in una galassia lontana lontana..) come quella protagonista e della magia sotto forma della Forza insieme ai suoi discepoli, gli Jedi, sono stati la ciliegina sulla torta, la miccia che ha fatto esplodere la moda Star Wars.

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Nonostante i temi ricorrenti (già presenti in diverse mitologie), questa saga è una pietra miliare, almeno per la cinematografia perché punta sull’azione unita alla magia nell’immensità dello spazio. È un record (diciamo così) che ad oggi a mio avviso, non è stato ancora scalfito, nemmeno dall’Avatar di James Cameron e nemmeno dalla saga di Alien di Ridley Scott.

Perché questa digressione?

Perché purtroppo “Il risveglio della forza” è esattamente tutto l’opposto di quello che l’episodio precedente aveva portato al culmine e che aveva “dato il la” per un eventuale degno seguito.

Cosa ci si aspetta dagli sviluppatori, se non un film che ricalcasse almeno la tradizionale “magia” che c’era allora e che era al di là dall’avermi tuttora annoiato?

Dove sono finiti i bei momenti di “tregua” dai combattimenti in cui i protagonisti facevano il punto della situazione, e grazie ai quali noi spettatori ci potevamo concedere un attimo di respiro?

Dov’è finito il leggendario lato “Soap Opera” mescolato a romanticismo?

Dov’è finito il training del protagonista, la sua evoluzione o almeno la sua genesi?

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E qui mi scappa una battuta: sei film su Star Wars hanno avuto un inizio ed una fine, morale compresa nel prezzo del biglietto al cinema e finito il film si poteva sognare.

Ora il problema è che lo spettatore deve carpire “da solo” un significato o una morale sempre che ci sia e se c’è è seppellita sotto quintali di effetti speciali per non far sembrare il film troppo moralistico.

Inoltre, il pagante, si deve immaginare addirittura la genesi dei personaggi e la loro caratterizzazione, perché in questo film sembra non esserci il tempo per farlo o persino si potrebbe pensare: “non vogliono sprecare un brand per futili spiegazioni che potrebbero essere lo script di altri film”.

È volutamente un’azione commerciale e a mio modesto parere hanno rovinato un universo che era davvero spassoso e giusto, creando un brand da sfruttare al massimo delle possibilità.

Questo è indice di mancanza di originalità ed è ormai diversi anni che lo possiamo purtroppo constatare andando al cinema. Accade soprattutto per film fantastici, sono in pochi a salvarsi.

Disney & colleghi creeranno, con ogni probabilità, film al di fuori della saga originale (spin off) in cui prima o poi risponderanno a delle domande che hanno lasciato basiti quasi tutti gli spettatori di episodio VII.

Ecco un esempio:

Sono molto amareggiato per questo.

Sostanzialmente questo episodio è servito per introdurre (male) i nuovi personaggi (tra l’altro tutti umani..), per mostrare le fazioni in contrapposizione in un’epoca di post Impero dove sinceramente ci si aspetterebbe tutto fuorché la ribellione agisca sempre nascosta come “resistenza”. Dove l’Impero di fatto sembrerebbe non aver perso, anzi in trent’anni si sarebbe riorganizzato sotto un altro leader (Snoke), sotto un altro nome (Primo Ordine) e avrebbe costruito un’arma ancora più potente e fantascientifica rispetto la leggendaria “Morte Nera” ma che viene distrutta con maggior facilità, tutto semplicemente assurdo.

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..la star killer distrugge più pianeti la volta?.. ..l’impero colpisce ancora? si, più di prima..

Quello che critico non è tanto la storia che han deciso di farla andare in questo verso (..amen), ma la sua pochezza in fatto di originalità. È un continuo susseguirsi di Déjà-vu in cui, sinceramente ci si deprime veramente tanto: la citazione si tramuta in malinconia che sfocia in dramma. Il film non diverte.

E purtroppo non spiega molto su cosa sia successo dopo la morte dell’Imperatore. Viene data un’imbeccata, vero, ma questa non stuzzica l’immaginazione, non coinvolge, sembra un fatto poco importante, peccato invece che è la cosa principale perché sempre si parla di guerre stellari tra fazioni politiche, l’una dominata dal bene, l’altra dal male. È un film completamente sbilanciato.

Probabilmente erano talmente eccitati dal girarlo e da riproporre gli storici protagonisti che hanno finito per esagerare con le citazioni.

Infine vorrei riportare alcuni errori grossi come delle case.

Muore Han Solo (evviva la depressione..) con un colpo di spada laser in pieno stomaco (“grazie figliolo..”), e il suo fedele “pard” Chewbacca si infuria, fa esplodere tutto, spazza via guardie come non ci fosse un domani.

Ok, peccato però che quando la battaglia sulla Star Killer (la Morte Nera di turno) finisce e tornano tutti al pianeta base della resistenza, Leia non abbraccia Chewbacca (il suo vecchio amico..), ma Rey: ma le due non si erano mai viste prima!

E nel finale non fanno uno straccio di rito funebre per ricordare l’eroe, il Generale Solo caduto per aiutare (ancora una volta) la resistenza.

..

Nonostante tutti questi nei, il “risveglio della forza” avvenuto con una sorta di visione o richiamo, in una giovane donna, Rey (Daisy Ridley), è a mio avviso, l’unico colpo di genio del lungometraggio. Il problema però, anche qui, è l’assurdo imbarazzo che si viene a creare.this-deleted-scene-from-rey-s-vision-could-be-crucial-to-star-wars-episode-8-rey-in-the-h-856442

E vi esplico i miei dubbi facendo qualche esempio..

Come fa l’eroina a sapere cosa sono e come servirsi dei poteri mentali noti agli Jedi visto che lei è sempre vissuta su un pianeta desertico sul quale venne abbandonata (da chissà chi) in tenera età?

Ci si permea di massimo imbarazzo quando la vediamo usare questi poteri mentali: la prima volta, niente meno che contro il “cattivissimo” del film addestrato alle arti Jedi e Sith, Kylo Ren (Adam Driver).

Mentre lui la sta interrogando, lei gli contraccambia la lettura mentale tanto che scopre la sua volontà a raggiungere il livello di Darth Vader (come faceva poi Rey a sapere dell’esistenza di Darth Vader non si sa..) e successivamente utilizza questo potere per costringere la guardia carceraria a rilasciarla, un po’ come quando Obi Wan Kenobi nel film del 1977 disse agli Stormtroopers:Questi non sono i droidi che state cercando”.

Si, probabilmente ci daranno tutte le risposte in decine di film, visto e considerato che chi detiene i diritti vuole fare uscire un film di Star Wars ogni anno.

Ecco però che con questa azione commerciale, tutta la magia va veramente a farsi friggere.

Da fan lo boccio quasi totalmente.

Divertente per gli effetti speciali alla J. J. Abrams e per chi non ha mai visto un film della saga; ciò non toglie che le lacune presenti sono enormi anche per chi sente parlare della Forza per la prima volta.

Questa è la mia opinione.

Ciao a presto

Dave

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Pasqua, tanti auguri a tutti voi blogger ed internauti.

Finalmente sono riuscito a vedere il film “The Hateful Eight”.

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La premessa a questo leggero post concerne nell’affermare che io, in ordine, non sono: un critico, ne uno studioso di letteratura o di cinematografia e nemmeno un “fan” di Quentin Tarantino. Scrivo quanto segue perché me lo chiede la pancia. Si è una “recensione” di pancia.

Per maggiori informazioni abbiamo l’intero web. Io per esempio ho trovato questa pagina. Si tratta di un interessante articolo che inizia parlando della “mancanza del perdono” nel film (“senza appello e perdono, che attraversa tutto il film..” cit.) e senza nemmeno farlo apposta, oggi è il giorno di massima importanza per la religione cristiana, “quella del perdono e del porgere l’altra guancia”.

Capitolo uno – lo sapevamo o no?

Ognuno di noi che ha già avuto il piacere di vedere un film del pazzo regista del Tennessee, sapeva cosa ci sarebbe stato (più o meno) in questo contenitore video-lucido. Io stesso ho atteso per circa un’ora e mezza chiedendomi, “ma dove hai lasciato la zampata Quentin?”. Ebbene la zampata c’è ma questa volta il regista nonché scrittore del film, ci cuoce a fuoco lento. Si perchè solo ad un certo punto si capisce dove il film “andrà a parare” e questo aumenta ancora di più l’apprensione che tiene incollato allo schermo. Questa caratteristica mi ha divertito ed emozionato parecchio, grande colpo di genio cinematografico.

Capitolo due – la tempesta

Quest’anno abbiamo respirato l’aria gelida di una tormenta che però non è lei portatrice di sventura. Le più crudeli atrocità accadono negli unici momenti di tiepido sereno. Nella tormenta si vivono i “momenti di difficile convivenza”, ma la morte è ovunque, come è vigile sotto il sole, lo è anche nella bufera più fitta.

Capitolo tre – il romanzo da 70 mm

È un romanzo cinematografico, lo leggiamo, lo gustiamo attraverso “sei capitoli”. È presente crudeltà, tanta quanta ce ne sarebbe in un famelico branco di lupi che ha appena circondato un gruppo di agnelli.

Questo “romanzo” assume la macabra ironia dell’istigazione all’odio, se ne impossessa, ma questo è Tarantino quindi non poteva essere altrimenti. Come volevasi dimostrare il passaggio dall’istigazione, all’odio e infine alla morte avviene in maniera molto lineare, senza troppi discorsi.

La morte di un essere umano in USA, è “giustificata e legalizzata” dalla loro costituzione come “legittima difesa” senza un minimo di colpevolezza nell’istigazione. Evidentemente possono “giusificare” certi atti. Il regista tratta questi temi anche in altri film insieme alla Vendetta. La linea di confine tra Istigazione, Giustizia e Vendetta è sempre così labile, figuriamoci in un Wyoming di fine 1800, tormentato dalla neve e dai banditi.

Capitolo quattro – la k Tarantino

Come al solito non è un film adatto a tutti. Come scrivevo più sopra, chi conosce minimamente Tarantino sa cosa accadrà nel film. Ci sono alcune costanti (k) nei suoi film, tanto che si autocita spesso e volentieri. Da questo punto di vista, per esempio, chi ha lo stomaco debole, saprebbe dunque che questo tipo di film lo dovrebbe evitare. Sembra quasi che Tarantino abbia fatto un patto con qualche forza soprannaturale. Se gli chiedessero di non far più saltare in aria una testa, piuttosto non girerebbe altri film.

Questo che ho fatto è un piccolo Spoiler, e chiedo venia, ma ripeto: chi conosce Tarantino se lo aspetta, i suoi film sono caratterizzati da questa costante, anche se sinceramente i suoi film li godrei al massimo anche senza di essa, ne sono più che certo.

Capitolo cinque – L’ultima diligenza di Red Rock (traccia n. 1)

Ma per fortuna i bei film non hanno solo una caratterizzazione. C’è l’osannata OST o colonna sonora, del premio Oscar 2016 Ennio Morricone. Sinceramente non vi ho fatto particolarmente caso, ho fatto scivolare via il film senza darci peso, semplicemente è sprofondata nell’oblio. Ho goduto del film nella sua interezza e la banda sonora mi ha aumentato la sensazione di inquietudine, esattamente quando doveva farlo, tanto che a tratti il suo lato thriller è salito agli apici.

Ultimo Capitolo – l’epilogo

Ricapitolando, abbiamo un film con otto personaggi principali (povero O.B. dimenticato così..), un film lungo quasi tre ore che si svolge in spazi molto ristretti seppur il west è enorme: prima su una carrozza da diligenza a sei cavalli da tiro, poi all’interno dell’emporio di Minnie Mink. Non credo sia proprio da tutti, girare un film così lungo, con pochi personaggi e in un paio di ambientazioni principali. Noia? Non ne ho trovata, è un film di vecchia scuola, non per altro, per l’occasione, hanno fatto una scelta molto “style”, un retro vintage: la distribuzione di una versione in pellicola da 70 mm.

Assuefatti dalla cinematografia del nuovo millennio, ci troviamo un po’ spiazzati quando assistiamo a eventi come questo. Un film lento nello sviluppo, ma è perfetto perché Tarantino ci da la possibilità di conoscere i personaggi e soprattutto di inserirli nel contesto e nella storia del Nord America post guerra di secessione.

All’inizio ricorda molto i film “spaghetti western”, lento, molti rumori ambientali, pochi dialoghi crudi e duri. La seconda parte assomiglia ad un film giallo alla Agatha Christie. Il finale è, senza alcun dubbio alla Tarantino.

Mi sarebbe piaciuto parlare un po’ dei personaggi, ma non mi prolungo. Dico solo che mi ha colpito come sono state ben caratterizzate le due star del film Samuel L. Jackson (Maggiore Marquis Warren), Kurt Russell (John Ruth “Il Boia”) e la prigioniera (Daisy Domergue/Daisy Domingray) interpretata da Jennifer Jason Leigh con fattezze che ricordano all’inizio la mitica Janis Joplin e alla fine una malefica strega.

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Ve lo consiglio, rammendandovi per la ennesima volta che è un film a tratti #splatter, dunque se non avete questi problemi e non lo avete visto, vedetelo perché non tutti gli anni (per fortuna?) escono certi film, fatti così bene a lenta progressione, con colpi di scena degni dei migliori gialli.

Volevo terminare il post con una frase ad effetto ma non ho molta immaginazione, quindi lo faccio con il video della composizione sonora del film ed una citazione.

“John Ruth, lo sai, era il boia e quando è il boia a prenderti, tu non muori per una pallottola. Quando è il boia a prenderti, c’è la forca.”

Il maggioreMarquisWarren (Samuel L. Jackson)

ciao a presto,

Dave

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Buonasera internauti, la mia latitanza è stata lunga e ben goduta.

Il desiderio di parlarvi di un libro che ho finito di leggere da poco mi riporta qui da voi.

Un romanzo che molti ragazze e ragazzi della mia età avranno già letto, ma io ho i miei tempi e sinceramente per fortuna, io li “ho” questi tempi, quindi si alla mia veneranda età di ormai 34 anni ho letto: “Le pietre magiche di Shannara” di Terry Brooks.

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Per chi non lo sapesse, si tratta del secondo romanzo del “ciclo di Shannara” scritto nel lontano ‘82 da questo autore statunitense. Ha la mia medesima età!

Una premessa: ho saltato il primo romanzo del ciclo. Perché? Semplicemente perché nella libreria dove ho acquistato questo romanzo, sullo scaffale dedicato a Brooks, il libro “La spada di Shannara” non c’era. A me d’altronde era tornata la voglia di leggere, e nello specifico di leggere fantasy. Non volendo lasciarmi sfuggire di mano questo ritrovato desiderio di leggere ho acquistato il secondo e l’ho letto.

Ho fatto questa premessa perché sento già chi direbbe: “mai partire da saga iniziata”.

Beh, non sono nelle condizioni di dire di aver ragione o torto io stavolta, questo almeno finché non leggerò il primo. Ma più o meno per le stesse ragioni, ho “dovuto” arrangiarmi con le letture posticipate o saltate anche con Il “Signore degli Anelli” e anche con i romanzi di Asimov. In entrambi i casi non ho avuto alcun problema nell’intendere la storia o capire com’è fatto “l’universo” in cui si svolge la storia.

Dalle storie che ho letto io, mi sembra di ricordare di non aver mai avuto dei “buchi narrativi”. Lo scrittore accompagna sempre il lettore: ogni volta vengono riprese le diverse caratterizzazioni.

In questo romanzo, l’autore spiega dove si svolgono le vicende, chi sono i personaggi che sono i discendenti di quelli del primo libro. Si fanno alcuni riferimenti cronologici alle vicende passate ma non c’è assoluta continuità con il primo. Da dove ho iniziato io, si parla di una faccenda che non è preclusa a chi non ha letto il primo. Come faccio a dirlo? Lo affermo perché ho capito bene il romanzo, i personaggi e i luoghi.

..la regola delle cinque W:

Who? What? When? Where? Why?

Quando leggo un romanzo spero sempre che lo scrittore mi dia una risposta a queste domande fondamentali. Lo stesso vale per i film o per le canzoni anche se in questi ultimi due è a volte necessario avere delle fondamenta culturali che possano far capire delle cose che non vengono necessariamente spiegate, perché sono delle citazioni.

(altro…)

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Eccomi tornato.

Non avevo più ispirazione.

Ma dopo la notizia trasmessa ieri, che ha fatto colorare di rosso polvere tutti i tg, oggi sono qui a postare questa mia opinione.

La notizia è di quelle che farebbe saltare dalla sua poltrona qualsiasi appassionato di fantascienza, ma non di scienza, il perché lo scrivo dopo.

Ma ..Si, proprio un telefono senza fili!

Vi ricordate il gioco? Una parola o una breve frase pensata da una prima persona, viene sussurrata nell’orecchio di una seconda e così via fino all’ultimo padiglione auricolare che ascolta, trasmette al cervello elabora e fa muovere la sua lingua collegata.

La frase che esce dall’ugola dell’ultima “pedina” dovrebbe essere più o meno simile alla prima o meglio, il gioco sta nel vedere se la frase finale è uguale a quella di partenza. Il divertimento che ne deriva lo conosciamo tutti. Spesso e volentieri, si capisce male una sillaba, un tempo verbale, un nome etc. insomma un “Franco balla con sua sorella” potrebbe diventare “Francobolla consuma sorella”.. tutti a scompisciarsi: “non hai capito! io ho detto balla”, “ehi, tu mi hai detto consuma?”, il più arguto innocente: “non è colpa mia, infatti non capivo il senso della frase!”.

Ecco, i mass media italiani sono dei gran telefoni sena fili.

Ora, non so se in effetti sono loro ad essere così, arguti innocenti: “ma infatti quella notizia mi suonava strana..”, o se, come il J.J.J. del Daily Bugle (il direttore del “noto giornale” del fumetto Spider Man), possiedono questa innata smania del dover lanciare la notizia a tutti i costi, in prima pagina, grassetto, carattere 800 e foto sgranate, perché Peter Parker non è ancora andato su Marte.

Quindi ci prendono in giro?

O meglio, sfottono l’italiano medio. Gli lanciano addosso una notizia, sapendo che l’hanno ingigantita e che purtroppo l’italiano medio la trasformerà in una epopea. Il pubblico sarà però diviso.

Da una parte, ci sarà colui il quale, rivolgerà ogni notte i suoi occhi speranzosi verso qualsiasi puntino luminoso in cielo, “si c’è vita nell’universo” (beata innocente, romantica ignoranza); dall’altra, l’assiduo frequentatore di internet che scriverà la sua simpatica, ironica battuta.. “han trovato l’acqua nel mare.. della tranquillità, sai che facilità” (bella si si, anche la rima, ma.. veramente il Mare della Tranquillità è sulla Luna, il tiro è sbagliato, cambia longitudine e perielio, grazie).

Non solo: ancora prima di “uscire”, la notizia è già cambiata. Eserciti di menti che perdono la notte di sonno alla ricerca del titolo, della frase di chiusura dell’articolo. E su Focus®, già sono stati stanziati migliaia di € per una intera serie sull’acqua salata di Marte. Ah si, sarebbe poi questa la notizia di cui sto sproloquiando.

E non è tutto. La notizia iniziale potrebbe essere interpretata male, tradotta peggio o scritta da uno del Jet Propulsion Laboratory dopo una notte di Piña Colada tutto Rum.

Ma non tutto il pubblico si fa ingannare. C’è anche chi cambia canale o spegne LCD ed accende il vecchio tubo catodico che tiene sul collo, lampadina sul fondo compresa.

Ma eccolo li, il fermo credente nella logica della scienza. Riderà sentendo lo stupore generale e penserà: “che banda di mattoidi, la notizia dice “semplicemente” che..” “..a otto etto Pascal e alla temperatura di meno vattelapesca gradi centigradi, una sola goccia di acqua, non solo non sarebbe ghiacciata (nonostante il freddo) ma si sarebbe già dispersa nella rarefatta atmosfera dopo una velocissima sublimazione”. Ma qui si parla di sali che si possono idratare e le strie che si vedono, sono delle colate (come lava, non calda) di questi sali idrati che arrivano dal sottosuolo. E tutta questa scoperta non è nemmeno diretta, ma indiretta, come praticamente tutte le scoperte cosmologiche fatte fino ad ora. Quindi la scoperta stessa è incerta.

Poi ci sono io che sono un mix. Un romantico ed ingenuo instagrammatore che ha spesso voglia di evadere perché dopo un po’, si sente i piedi pesanti se tenuti per “troppo tempo” ben piantati per Terra, nel duro realismo.

Siamo in un epoca dove tutto è possibile, tutto è così “fumettoso”. Tra un po’ nemmeno Hogwarts ci farà più impressione. E questa frase sembra una di quelle uscite da un fondamentalista della ragione, “bacchettone rompipalle che non sei altro!”.

No, la realtà è che ci piace evadere, ci piacciono le stronzate e, i racconti che una volta impaurivano le ombre che si stagliavano irregolari sui muri in terra delle cascine delle Langhe, sono oggi un vago ricordo, raccolti nei libri. Qualcuno di questi libri, per fortuna è ancora vivente. I nostri nonni (i miei stanno già riposando), sono il vero telefono senza filo e senza tempo.

p.s.

Vi saluto postando il trailer di un film che sta per essere trasmesso sul grande schermo. La sua sceneggiatura è tratta dal bel romanzo di Andy Weir che ho avuto il piacere di leggere a velocità ultrasonica e che, quindi, consiglio. Spero che il lungometraggio ne sia un degno discendente e che eviti di essere “fumettoso”, confido in Ridley Scott (il regista).

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A presto,

Ciao Dave

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Eccoci qui, mezzi sciolti e liquefatti da questa torrida altissima pressione.

Ho da poco terminato la lettura di un romanzo di Piero Angela (molto bello, da leggere!), intitolato: “Tredici miliardi di anni” che mi ha aiutato a fare una grande scoperta. Erano 65 milioni di anni che non faceva questo caldo sulla terra, ovvero proprio da quando il crudele asteroide cadde sul pianeta!

Bel libro, bello come questa musica di sottofondo, era Stairway to Heaven cantata dai Led Zeppelin su radio.. “che ne so”.. !

Ora Kashmir mi accompagna nella stesura di questo sudaticcio post.

Che periodo. Non ricordo un luglio così poco proficuo. A casa in ferie una settimana, proprio quando hanno acceso “il forno”, e sono ventitré giorni che va avanti così. Niente corsa, niente bicicletta ne addome o qualsiasi altro esercizio fisico.. beh spero di potermi rifare a breve.

Invece la lettura prosegue. Prima del romanzo citato sopra ho letto “il giocatore” di Dostoevskij che ho trovato semplicemente stupendo. Più bello de “l’Idiota”. Anche in questo romanzo il personaggio è parecchio idiota. O meglio dimostra di esserlo verso la fine. In ogni caso Fëdor ha scritto questo romanzo in 28 giorni se ho letto bene la prefazione. Ed in 28 giorni ha dettato alla sua futura moglie questo che è un capolavoro.

Beh oggi a lavoro è capitata una donna (sui trentacinque anni e in attesa di un bambino) che mi ha parlato di un farmaco venduto in Russia ma non nel resto del mondo. Parlando poi del più e del – ho scoperto che lei è nata in una cittadina della siberia del sud, quasi al confine con il Kazakistan. Sai com’è no, il mondo è piccolo, perché in una cittadina della pianura padana, di ventimila abitanti, non puoi trovarci un’originaria di Omsk.. d’altronde siamo global no?

Quale occasione migliore per un interrogatorio da KGB ahahahah.

Ho iniziato a chiederle del lago Bajkal (ma non c’è mai stata), della transiberiana (tra l’altro questa è una delle stazioni), ma non l’ha mai presa, poi ho iniziato a chiederle delle “dacie russe” e dei nomi che si danno al papà o alla nonna: batjuska (sbagliando, io, per entrambi, la pronuncia) babushka. Così sono arrivato a chiederle di Dostoevskij, scoprendo che proprio nella sua città di origine c’è un museo dedicatogli in quanto è stato in quella cittadina, in prigionia, quando venne messo ai ferri.

È stato un momento emozionante, c’è stato scambio culturale in una parafaramacia della provincia piemontese. In ogni caso il mio fiuto da esploratore si è del tutto sbloccato da un periodo a questa parte. Sono più io che interrogo la gente che il contrario. Della serie, a si ma stava chiedendomi del farmaco “x” forse, ops, scusi, mi ero perso nelle stringhe eteree della mia immaginazione.

Poi che altro.

Avevo visto Interstellar, ma forse ne ho già parlato. Non mi è piaciuto per via degli errori grossolani, come quando viene detto che la stella più vicina è a 5 mila anni luce (nella versione italiana, spero in un errore di doppiaggio) roba da esame universitario: “prego quella è la porta, cambi facoltà!”, oppure quando svolazzano tra pianeti extrasolari, anzi, extra lattei con navicelle simili a shuttle ma potentissimi. Tecnologie spaziali da favola e poi la terra che si desertifica. Infine la trama, si originale ma molto “romantica”. Non fa per me.

Ho apprezzato molto il lavoro di design e di costruzione dei modellini e la ricostruzione del buco nero. Le immagini sono bellissime, ma poi diventa tutto così claustrofobico ed un film dove ci sono diversi “fallimenti”, tipici di Nolan come nell’ultimo Batman, dove una minima speranza celata o appena accennata viene mostrata solo negli ultimi secondi.. argh .. ma come si fa? Due ore e mezza di film, drammi pianti, morti e viaggi inconclusivi. Insomma una tragedia.

Sarebbe stato bello un film sull’esplorazione e sui primi passi dell’uomo su un altro pianeta, ma continuano a propinarci roba che per forza deve avere un lato drammatico. Rivoglio il sogno alla star wars, il cameratismo di star trek, mi accontenterei perfino dell’azione horror di quattro marines in “allegra” compagnia xenomorfa (e forse l’attesa non sarà infinita, dovrebbe uscire un film con l’integerrima e cazzutissima Ripley & co).

Ora (o meglio non ora che sto per uscire) torno ad Arturo Conan Doyle, poi vi racconterò come mi stanno piacendo le avventure dell’investigatore più famoso di Londra. Ma devo chiedere scusa a tutti coloro che, leggendo quel che segue verrà un “coccolone”. I film di Holmes con Robert D. J. Mi sono davvero piaciuti e così, ora, ogni volta che apro il tomone, ripenso alla facciazza egocentrica dell’attore più pagato del momento. Il fatto è che trovo (parere personale, da amante dell’avventura) sia più adeguato un personaggio così, più simpatico (dottor Watson compreso – Jude Law) ed energetico, piuttosto che il noioso e “statico” di Geoffrey Whitehead (per quanto possa essere una pietra miliare) o dell’odioso Benedict Cumberbatch, star di moda ad Hollywood.

IMG_4391Non sono successe altre cose degne di nota, d’altronde non sono mica Battiato che nelle sue canzoni può raccontare i suoi “viaggi” nei deserti mongoli e sui treni di Tozeur.

Ciao a presto

Davide

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Dopo aver letto decine di romanzi di Asimov trovo ormai palese che le donne/Personaggi nei suoi romanzi sono tutte uguali.

– hanno un dono

– sono belle e sexy

In questo romanzo, questo suo atteggiamento nel descrivere la donna, traspare ancora di più.

Non credo sia sessismo, piuttosto poca originalità.

Anche il sesso o l’amore sono trattati da Asimov come se fosse una parte doverosa da inserire ma difficile da descrivere dal punto di vista romantico, quindi alla fine, un rapporto (anche solo verbale o amichevole) tra un uomo e una donna, finisce per sembrare un continuo flirt, che finirà in “film pornografico” o da romanzo Harmony.

Ad ogni modo non è certo questo l’aspetto più critico. Piuttosto trovo questo romanzo molto simile agli altri suoi “spin off” sui suoi cicli.

Nel senso che la trama è molto settata:

– c’è una scoperta

– c’è una scoperta che va in conflitto con la prima

– avviene uno scontro tra comunità scientifiche

– ci sono svariati voli pindarici sui personaggi, al di la della fantasia e che entrano invece in caratteri da romanzo rosa (..)

– e poi la novità.

In ogni romanzo, per essere originale c’è una novità. In questo caso lo sono gli abitanti del para-universo. Insomma, degli alieni. Ammetto che è stata una parte piuttosto noiosa, salvando solo l’ultima parte di quel capitolo, dove Asimov ha inventato una cosa, non dirò cosa, che salva in corner quell’intero capitolone.

A lettura completata, sembra che l’inserimento di un capitolone sugli alieni, sia stata inserita nella storia generale in un secondo momento, questo con lo scopo di aggiungere qualcosa di nuovo, gli alieni.

Si perché loro nella storia incidono, ok, ma non al fine proprio del romanzo narrativo.. o meglio non direttamente.

Infatti nella terza ed ultima parte sembra che Asimov se ne sia completamente dimenticato. Al che si può benissimo pensare che prima scrisse il romanzo e solo dopo inserì questa parte, chi lo sa? Ma alla fine, non importa.

Poi, nulla toglie che questo romanzo possa essere un prequel dell’avvento del cervello positronico e di tutto l’universo asimoviano, a parte le date che, se non erro vanno ad accavallarsi.

Cosa dire. Ho letto la prima parte in un pomeriggio, poi mi sono annoiato nella parte centrale e poi sono stato letteralmente trascinato, di nuovo, dell’ultima parte.

Ho dato un mio voto di 4/5, perché è fantascienza/scienza.

È un classico per Asimov, come ho già scritto, non è poi così differente da altri suoi romanzi però è sempre eccitante leggere cosa ha trovato di nuovo nel libro che ci si accinge a leggere. Questo rende unico Asimov che a mio avviso, per ora, non ha rivali nella fantascienza.

Il “settaggio”, l’essere stereotipato, potrebbe essere visto anche come un aspetto positivo della sua narrativa.

Asimov nella sua enormità letteraria ha letteralmente costruito un universo. Come c’è quello di Star Wars, Alien, Star Trek by Gene Rondenberry etc., Asimov ha fatto il suo che mi emoziona sempre.

Ottimo e consigliato a tutti gli amanti del genere!

Ciao e a presto

Dave

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