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Archive for the ‘fotografia’ Category

Cari internauti, mi chiedevo se la Svizzera si potesse davvero definire: “il giardino privato nell’Europa”.

Il fatto che io mi ponga la domanda delinea che personalmente non mi reputo affatto un esperto di questo paese solo perché vi ho dormito per tre notti, però vedere uno scorcio della realtà mi ha dato una certa sensazione che cercherò di descrivere o giustificare con alcune fotografie scattate durante il mio soggiorno.

Inoltre aggiungo che questa sensazione si è amplificata vedendo alcuni video “spot” che si possono trovare sulla pagina Facebook I Love Switzerland! e mentre cercavo informazioni su un’altra “location” per un mio possibile viaggio il prossimo anno (BrigZermatt, Cervino).

Questa sensazione è descritta nel titolo di questo post.

Nel camminare, guidare o mentre ero affacciato al finestrino abbassato del Trenino del Bernina, era come se fossi stato in un giardino privato.

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O meglio, come quando ci si trova in un giardino privato qui in Italia, con la differenza che la è comunque il bene comune, il bene pubblico.

Nel nostro “Bel Paese” la mentalità di mantenere in perfetto ordine le aree verdi, siano esse costituite da prati boschi o giardini floreali, la possiamo appunto trovare applicata quasi esclusivamente in parchi a pagamento o giardini privati (Gardaland, Villa Taranto, per esempio).

È davvero difficile trovare luoghi pubblici curati come si conviene.

Non voglio permettermi di sminuire il mio paese, ma chiunque sia stato almeno una volta in territorio svizzero sa cosa intendo.

Per esempio i prati sono sempre tagliati e mantenuti e l’altitudine aiuta questa cura.

Infatti i 1700 metri di altezza e il fatto di essere una località famosa per l’alta probabilità statistica di pioggia o neve, non la rendono di certo un luogo dove la natura può essere detta rigogliosa. In questo periodo c’è ancora parecchia quiescenza.

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Però vedere, in diverse aree floreali e officinali le piantine che sono tenute perfettamente distanziate l’una dall’altra e con i rametti raccolti vicino al busto centrale, con degli spaghi è davvero, direi, impressionante.

In realtà probabilmente dovrebbe essere così anche qui, ancorché qui da noi abbiamo possibilità naturaliste molto superiori, un numero molto più ampio di specie vegetali che hanno la possibilità di vivere senza artifizi.

O forse loro possono permetterselo per la più classica delle giustificazioni: gli svizzeri hanno un territorio esiguo da controllare ed il turismo è la principale fonte del loro PIL.

Qualsiasi sia la motivazione, riescono perfettamente nel loro intento, anzi oserei dire che si sono spinti verso un estremismo, una vera ossessione del pulito, dell’ordine e della progettazione.

Si perché oltre ad essere un gran giardino curato, gli svizzeri hanno di fatto modellato la natura per le esigenze dell’uomo, del turista che si deve divertire.

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Sarò io l’esigente in senso opposto ma mentre camminavo per Pontresina o per Saint Moritz, ho visto Hotel e residenze (le Chase), costruzioni perfettamente ristrutturate e accessoriate con parcheggi sotterranei dedicati, strade private, centri congressi in stile architettonico nettamente più moderni rispetto ad uno stile che ci aspetterebbe trovare sulle Alpi.

Questo stile non mi ha turbato, me ne sono fatto una ragione. D’altronde questi luoghi sono rinomati per le Terme e Casinò, per il Trenino Rosso e la rete ferroviaria retica (tra l’altro lunga quasi tutta l’arco alpino svizzero), per le coppe del mondo di sci (Saint Moritz ospiterà quelle del prossimo anno), per le residenze all’estero di molti italiani. È una località da gossip, da grandi imprenditori, da tutti coloro che hanno sempre desiderato entrare nel jet set.

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Quindi non ci andrei mai per fare una vacanza “naturalistica”. Questo mio viaggio è stato più per un fine esplorativo. E sono molto contento di averlo fatto. Anche perché se da una parte la Svizzera mi ha procurato una sensazione di “snaturamento” del territorio, mi ha anche soddisfatto nel pensare che quel modus operandi degli abitanti è condiviso e tutti lavorano incessantemente per essere al top.

Come dicevo, il lato negativo di tutto questo è che modellando il terreno per l’Homo Turista hanno snaturato l’ambiente.

Mentre viaggiavo sul treno con la testa fuori dal finestrino lungo tutto il tragitto ho pensato ai “poveri” animali selvatici che abitavano o che popolavano quei boschi o i prati. Se normalmente scappano appena percepiscono le vibrazioni di uno scarpone sul sentiero, cosa fanno, se sul loro territorio ci passa un treno con tutte le vibrazioni e rumore che sprigiona? Migrano?

La Svizzera, o almeno, quello che ho visto io, è fatto per il benessere e il divertimento delle persone e del turista che è spinto a visitare parchi protetti e a pagamento per “vedere la natura”, o a salire sulle mille attrazioni che gli vengono offerti. Quasi ogni montagna è facilmente “scalabile” con una funivia, telecabina, o cremagliera. Mentre lungo i pendii, in discesa, hanno inventato qualsiasi gioco o attrazione a pagamento come slittini sui prati o su rotaie (ci sono anche in Italia).

La natura sembra essersi ritirata.

Ma il mio è stato un soggiorno talmente breve che appunto non mi rende un esperto, ci mancherebbe.

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Solo che se un giorno mi capitasse di tornarci, mi stupirei davvero se vedessi qualcosa di più selvatico in giro e lasciato a se stesso senza un “controllo”, come ad esempio una marmotta anarchica.

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Ciao a presto

Dave

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Il 20 marzo dello scorso anno, preso dall’incalzante avanzare della primavera, avevo scritto questo post intitolato “La Scaletta Musicale sulla Via”.

Quest’anno invece ho proprio imbracciato la mia “scaletta” e ho fatto un bel viaggetto in solitaria. Avevo un po’ d’apprensione quando decisi, ma ora, dopo aver vissuto questa bella, seppur breve, esperienza sono motivato per continuare l’esplorazione negli anni a venire.

Sono in auto, sto viaggiando verso una meta ancora senza nome. La zingarata mi sta inoltrando in luoghi mai visti prima. Boschi di larici e prati illuminati da una fioca luce del tramonto mi stanno dando il benvenuto. Il sentiero per la mia automobile si inerpica su curve tortuose, tornanti e salite che a tratti sembrano muri invalicabili. A volte ad accoglierci c’è leggera nebbiolina, soprattutto quando la sera sta per trasformarsi in notte. Per fortuna spesso, dopo la salita c’è la discesa e dall’alto del passo, i primi raggi del sole dell’alba arrivano da est a scaldare la pelle vissuta del nostro viso

Questa prima gita l’ho trascorsa tra territorio svizzero ed italiano, per la precisione nell’alta Engadina con rientri in “patria” grazie al famosissimo Trenino Rosso del Bernina e pernottando in un albergo di Pontresina (Switzerland), lo Schweizerhof.

Da molto tempo desideravo avventurarmi sul treno rosso quindi perché non sfruttare una serie di giorni di ferie da smaltire?

Il “problema” è che dopo una gita così spettacolare e panoramica, potrei diventare “dipendente” a questo tipo di vacanze.

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Si perché proprio come scritto nella citazione riportata sopra, durante questi giorni ho proprio vissuto le emozioni che in quel post scrivevo solamente.

Nel raggiungere la Svizzera son passato da Tirano dove ho fatto tappa per pranzare. Purtroppo quando la superstrada (veloce panoramica e gratuita) che costeggia il Lago di Como termina, bisogna percorrere una strada statale per circa 70 chilometri. Sono stati più logoranti questi che tutto il restante viaggio.

Tirano è una città davvero molto inquinata, si respira tanto smog e c’è un traffico soffocante e roboante.

Se non fosse per la presenza della stazione del treno rosso, che fa pensare al viaggio su di esso, la definirei una gran brutta cittadina. Per fortuna, avendola già visitata lo sapevo già e per questo ho preferito andare in Svizzera.

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Tirano

DSC_4307.jpgQuindi nel pomeriggio di giovedì 5 maggio ho ripreso il viaggio. Direzione espatrio!

Sembrerò retorico ma come ho varcato il confine tutto è completamente cambiato.

Nessun concessionario lungo la strada svizzera (come invece ne avevo visti a decine la mattina, sostanzialmente 70 chilometri di zona industriale), segnali stradali diversi (ma non troppo), perfetta pulizia lungo i bordi stradali e nei fossi, scritte in almeno due/tre lingue (tedesco, italiano, francese), pochi negozi nei paesini che attraversavo e quei pochi con insegne in tedesco (le apotheke, farmacia).

Il non essere più in Italia è stata un’emozione strana che fino a quel momento non avevo mai provato. Eccitazione a mille collimava con la paura di commettere errori durante la guida o quella di non rispettare la rigorosità e precisione degli abitanti autoctoni.

Alcuni chilometri dopo la dogana e il suo stop (l’agente mi ha risparmiato una perquisizione toccata invece all’auto che mi precedeva) mi sono tranquillizzato ma l’eccitazione è cresciuta: la strada che spesso coincideva con i binari del trenino mi ha portato nella porzione larga della valle di Poschiavo, dove luccica il lago omonimo.

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Il massimo del godimento è stato quando ho iniziato la salita verso il passo Bernina a 2330 metri s.l.m..

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Avevo già innestato la mia playlist musicale sulla “dance”, una selezione che mi ha accompagnato nella salita, a basso volume creava involontariamente la giusta atmosfera proprio come sognavo potesse essere. DSC_4347.jpg

La strada entrava quindi in boschi conifere, si sale velocemente. E in un batter d’occhio mi sono ritrovato in mezzo alla neve. La strada era pulitissima, ho colto dei giorni di fortunato sole e la neve era ancora quella invernale che pigramente si stava ritirando.

Penso che in qualunque stagione questo tratto di strada abbia un panorama mozzafiato. Personalmente mi son sentito come su un altro pianeta. Non avevo mai guidato in alta montagna su una strada asfaltata e pulita ma completamente circondato da neve e bianco ovunque. Sul lato della strada, non c’era un guardrail ma un muro di un metro di duro e spesso ghiaccio.DSC_4351.jpg

Il termometro della Clio scendeva rapidamente verso temperature alpine.

Dopo aver oltrepassato la deviazione, chiusa, per Livigno e dopo aver scalato ancora qualche tornante ecco d’improvviso il cartello del punto più alto della strada, il passo: Bernina.

Sono stati trentacinque chilometri fiabeschi e penso anche i “primi” di una lunga serie di chilometri che mi farò in futuro, nei prossimi anni, cercando di esplorare luoghi nuovi.

Vi saluto lasciando che parlino per me le foto scattate.

Riassumo velocemente come ho trascorso questi giorni:

  • 5 maggio, viaggio verso Pontresina con tappa pranzo a Tirano (segnalo i noiosi 70 chilometri percorsi in Valtellina). In tardo pomeriggio dopo il check-in e sistemazione in hotel, ho passeggiato per la semideserta Pontresina e mi sono spinto fino alla stazione del treno.

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  • 6 maggio, venerdì: viaggio sul trenino. (http://www.trenino-rosso-bernina.it/orari.html) Ore 9:04 Pontresina, arrivo in perfetto orario a Tirano alle 11:00. Pranzo in loco e poi nuovamente sul treno alle 13:40. Alle 15:24 sono sceso alla stazione Diavolezza (a dieci minuti dalla stazione più alta del trenino rosso) dove ho preso la funivia (skipass gratuito, altrimenti 38 CHF) per il rifugio a quasi 3000 metri di altezza.

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  • 7 maggio a passeggio nel bosco in Val Roseg (Pontresina) per poi salire sul treno, direzione Saint Moritz. Giornata trascorsa tra città e tutto il lungo lago in preda a fotografia compulsiva.

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  • 8 maggio rientro verso casa passando per Saint Moritz e il Passo Maloja (1815 m s.l.m.) e Chiavenna.

Questo è solo l’inizio, posterò poi qualcosa sulla Svizzera e sicuramente un breve articolo sul viaggio con il Trenino con escursione al Diavolezza (2978 metri).

A presto, ciao

Dave

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Quella sensazione di non volersi alzare dalla propria poltrona al cinema, perché vorresti entrare nella finzione di ciò che hai appena finito di vedere.

Quella malinconia  che ci pervade nel rendersi conto che bisogna tornare alla realtà.

Ma quanto è bello, a volte, tornare bambini tanto che ci si vorrebbe tuffare nella grande piscina del mega schermo.

Normalmente è solo semplice intrattenimento: il “come far trascorrere un paio di orette al cinema”.

Per fortuna a volte il coinvolgimento è tale che il lungometraggio non è solo divertimento ma vera estraniazione dalla realtà. Quando accade questo, il film per me, è un capolavoro.

Ieri ho rivissuto queste sensazioni con “Batman V Superman: Dawn of Justice”.

Leggo tante critiche a questo film ma non le condivido nemmeno una. Non capisco quale tipo di metro possa usare certa gente per giudicare un film come questo, un fantasy basato sui fumetti e che non tratta ne temi intellettualmente alti o fatti realmente accaduti o ancora trasposizioni da romanzi. Nonostante ciò, la popolazione dei nerd “della prima ora” lo ha criticato su molti fronti.

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Al regista Zack Snyder piace molto accentuare i dettagli nelle atmosfere che crea insieme ai suoi team.

Atmosfere che abbiamo già gustato: colori con tonalità scura, tramonti ed albe, la differenza tra chiaro e scuro (il contrasto), saturazione dei colori senza esagerare, vignettatura delle immagini che rendono scuri i bordi e gli angoli. Questo stile è capace di rendere epica anche una foglia che cade, una parata o il dettaglio di una parata.

 

Quindi in scia dell’altro “suo” film L’uomo d’acciaio (Man of Steel 2013, qui sopra una scena), che per me è il migliore film basato su Superman, ha creato fedelmente questo colossal senza sbagliarlo.

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Se dal lato dell’immagine e dello stile nell’uso dei filtri nella post produzione o nelle stesse riprese, mi ha fatto davvero godere, allo stesso modo mi ha divertito ed emozionato la trama, la recitazione degli attori, e gli spunti per film futuri inserendo una giusta quantità di mistero che non lascia buchi nella narrazione.

Dura la bellezza di 151’, ma non gli si può imputare di avere vuoti sulla trama nonostante vengono fatti accenni sul futuro cinematografico della Dc Comics™ (DC Extended Universe).

La trama quindi è lineare, abbiamo l’uomo pipistrello da collocare in un epoca successiva i film di Nolan (i tre Dark Knight, anche se in alcune interviste si parla di un “nuovo Batman”, proprio un nuovo universo), e questo perché lo dice lo stesso Ben Affleck (l’interprete dell’eroe) durante il film, senza fare però alcun riferimento diretto. È quindi un Batman sfilacciato, dagli altri.

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Anche se (a quanto pare) è sfilacciato dagli altri è comunque chiaro che è un Batman già “vissuto”, ne ha viste di cotte e di crude e lo dice palesemente. Inoltre è un “rompiscatole” e nettamente accecato dalla ricerca assoluta della “giustizia terrena”.

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E se la giustizia potrebbe sconfinare in violenza, questo Batman ci fa poco caso. Lui vuole che si ottenga giustizia anche da Superman che per lui è colpevole (di cosa? Non lo scrivo, vedete il film!).

No, in realtà come scrivevo Batman/Bruce è “accecato”.

Mentre Superman (Henry Cavill) è doppiamente muscoloso rispetto al film di tre anni fa, ma anche doppiamente innamorato,  ingenuo e smaliziato. Ottima performance dell’attore e degli autori per avercelo riproposto così mantenendo il personaggio in linea con il film precedente.

Superman è tanto affascinante quanto lo è la metà “oscura” del duo maschile capostipite della “Justice League”, mentre della Wonder Woman (Gal Gadot) ci si innamora subito, insieme alla colonna sonora che ha il suo apice proprio quando lei, la Dea Amazzone, si materializza, fulminea, ai nostri occhi (roba da far accapponare la pelle).

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Ecco la musica che la introduce:

Come scrivevo all’inizio, l’emozione che possiede questa pellicola è la capacità di rendere chi la guarda protagonista delle azioni che si sviluppano. La scena Maestra, da questo punto di vista, è la lettura dei file crittografati che contengono “interessanti notizie” (che qui non rivelerò). Mentre i personaggi stavano per aprire e vedere i loro contenuti muovendo lenti il mouse (questa suspence creata ad hoc per noi), la mia curiosità cresceva a dismisura: Esperimento riuscito, è stato davvero molto emozionante.

Per concludere, è un film diverso dagli altri cinecomics, Marvel Studios inclusi: è nettamente superiore.

Per esempio è diverso dai Batman a cui siamo “abituati” e che personalmente ho adorato. La differenza sta nel fatto che il Batman con Christian Bale combatte nemici dalle “dimensioni” umane e in quei film, sostanzialmente Lui è il “Dio”.

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The Dark Knight Rises – 2012

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In questo film Batman vive in un mondo dove ci sono alieni, esseri disumani e quant’altro. Quindi l’asticella s’è alzata di parecchio. Qui Batman Non è il “Dio”, no, la sua figura è ridimensionata ed  è riuscito senza alcun imbarazzo il passaggio da essere lui al centro dell’attenzione ad un ruolo al pari se non addirittura secondario rispetto i “colleghi”.

Il cattivo è Lex (Jesse Eisenberg), non è un metaumano nemmeno un metadio, ma un metagenio del male. Uno psicopatico capello castano chiaro e di alta istruzione. Che dire, a me è piaciuta anche questa porzione di film. Si, all’inizio parrebbe un sconclusionato ereditiere, al capo di un colosso multinazionale. Ha un grande potere e una grande influenza sulle alte sfere: per avere i propri “giocattoli” farebbe di tutto. In realtà, ci si rende subito conto che è in effeti proprio tutto questo, senza la parte del “fannullone”. È giovane si, ma un folle, completamente folle.

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Ha almeno un neo Batman V Superman?

Beh se li vogliamo chiamare nei, posso dire che è un film che si concentra sul lato “super” più che sul lato “umano” delle cose. Forse una miscela: un lato “superumano” nel dolore nell’amore, nel ricordo dei cari. Poi il fatto che gli uomini normali, Lois Lane (Amy Adams) e Lex Luthor a parte e Martha, non sono importanti nello sviluppo del film.

Infine: di effetti speciali ce ne sono troppi? Per me no. Tra l’altro durante le scene della grande battaglia finale, sembrava di rivivere combattimenti alla Dragon Ball e questo mi ha rizzato le antenne ancora di più.

Lo consiglio vivamente e se vorrete guardarlo dovreste vederlo prima o dopo “Man Of Steel” (così entrate per bene nell’universo della DC COMICS™) e fatelo, se volete, solo quando ne avrete voglia perché più di due ore di film non si digeriscono sempre bene.

grazie DC COMICS™

a presto,

dave

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Pasqua, tanti auguri a tutti voi blogger ed internauti.

Finalmente sono riuscito a vedere il film “The Hateful Eight”.

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La premessa a questo leggero post concerne nell’affermare che io, in ordine, non sono: un critico, ne uno studioso di letteratura o di cinematografia e nemmeno un “fan” di Quentin Tarantino. Scrivo quanto segue perché me lo chiede la pancia. Si è una “recensione” di pancia.

Per maggiori informazioni abbiamo l’intero web. Io per esempio ho trovato questa pagina. Si tratta di un interessante articolo che inizia parlando della “mancanza del perdono” nel film (“senza appello e perdono, che attraversa tutto il film..” cit.) e senza nemmeno farlo apposta, oggi è il giorno di massima importanza per la religione cristiana, “quella del perdono e del porgere l’altra guancia”.

Capitolo uno – lo sapevamo o no?

Ognuno di noi che ha già avuto il piacere di vedere un film del pazzo regista del Tennessee, sapeva cosa ci sarebbe stato (più o meno) in questo contenitore video-lucido. Io stesso ho atteso per circa un’ora e mezza chiedendomi, “ma dove hai lasciato la zampata Quentin?”. Ebbene la zampata c’è ma questa volta il regista nonché scrittore del film, ci cuoce a fuoco lento. Si perchè solo ad un certo punto si capisce dove il film “andrà a parare” e questo aumenta ancora di più l’apprensione che tiene incollato allo schermo. Questa caratteristica mi ha divertito ed emozionato parecchio, grande colpo di genio cinematografico.

Capitolo due – la tempesta

Quest’anno abbiamo respirato l’aria gelida di una tormenta che però non è lei portatrice di sventura. Le più crudeli atrocità accadono negli unici momenti di tiepido sereno. Nella tormenta si vivono i “momenti di difficile convivenza”, ma la morte è ovunque, come è vigile sotto il sole, lo è anche nella bufera più fitta.

Capitolo tre – il romanzo da 70 mm

È un romanzo cinematografico, lo leggiamo, lo gustiamo attraverso “sei capitoli”. È presente crudeltà, tanta quanta ce ne sarebbe in un famelico branco di lupi che ha appena circondato un gruppo di agnelli.

Questo “romanzo” assume la macabra ironia dell’istigazione all’odio, se ne impossessa, ma questo è Tarantino quindi non poteva essere altrimenti. Come volevasi dimostrare il passaggio dall’istigazione, all’odio e infine alla morte avviene in maniera molto lineare, senza troppi discorsi.

La morte di un essere umano in USA, è “giustificata e legalizzata” dalla loro costituzione come “legittima difesa” senza un minimo di colpevolezza nell’istigazione. Evidentemente possono “giusificare” certi atti. Il regista tratta questi temi anche in altri film insieme alla Vendetta. La linea di confine tra Istigazione, Giustizia e Vendetta è sempre così labile, figuriamoci in un Wyoming di fine 1800, tormentato dalla neve e dai banditi.

Capitolo quattro – la k Tarantino

Come al solito non è un film adatto a tutti. Come scrivevo più sopra, chi conosce minimamente Tarantino sa cosa accadrà nel film. Ci sono alcune costanti (k) nei suoi film, tanto che si autocita spesso e volentieri. Da questo punto di vista, per esempio, chi ha lo stomaco debole, saprebbe dunque che questo tipo di film lo dovrebbe evitare. Sembra quasi che Tarantino abbia fatto un patto con qualche forza soprannaturale. Se gli chiedessero di non far più saltare in aria una testa, piuttosto non girerebbe altri film.

Questo che ho fatto è un piccolo Spoiler, e chiedo venia, ma ripeto: chi conosce Tarantino se lo aspetta, i suoi film sono caratterizzati da questa costante, anche se sinceramente i suoi film li godrei al massimo anche senza di essa, ne sono più che certo.

Capitolo cinque – L’ultima diligenza di Red Rock (traccia n. 1)

Ma per fortuna i bei film non hanno solo una caratterizzazione. C’è l’osannata OST o colonna sonora, del premio Oscar 2016 Ennio Morricone. Sinceramente non vi ho fatto particolarmente caso, ho fatto scivolare via il film senza darci peso, semplicemente è sprofondata nell’oblio. Ho goduto del film nella sua interezza e la banda sonora mi ha aumentato la sensazione di inquietudine, esattamente quando doveva farlo, tanto che a tratti il suo lato thriller è salito agli apici.

Ultimo Capitolo – l’epilogo

Ricapitolando, abbiamo un film con otto personaggi principali (povero O.B. dimenticato così..), un film lungo quasi tre ore che si svolge in spazi molto ristretti seppur il west è enorme: prima su una carrozza da diligenza a sei cavalli da tiro, poi all’interno dell’emporio di Minnie Mink. Non credo sia proprio da tutti, girare un film così lungo, con pochi personaggi e in un paio di ambientazioni principali. Noia? Non ne ho trovata, è un film di vecchia scuola, non per altro, per l’occasione, hanno fatto una scelta molto “style”, un retro vintage: la distribuzione di una versione in pellicola da 70 mm.

Assuefatti dalla cinematografia del nuovo millennio, ci troviamo un po’ spiazzati quando assistiamo a eventi come questo. Un film lento nello sviluppo, ma è perfetto perché Tarantino ci da la possibilità di conoscere i personaggi e soprattutto di inserirli nel contesto e nella storia del Nord America post guerra di secessione.

All’inizio ricorda molto i film “spaghetti western”, lento, molti rumori ambientali, pochi dialoghi crudi e duri. La seconda parte assomiglia ad un film giallo alla Agatha Christie. Il finale è, senza alcun dubbio alla Tarantino.

Mi sarebbe piaciuto parlare un po’ dei personaggi, ma non mi prolungo. Dico solo che mi ha colpito come sono state ben caratterizzate le due star del film Samuel L. Jackson (Maggiore Marquis Warren), Kurt Russell (John Ruth “Il Boia”) e la prigioniera (Daisy Domergue/Daisy Domingray) interpretata da Jennifer Jason Leigh con fattezze che ricordano all’inizio la mitica Janis Joplin e alla fine una malefica strega.

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Ve lo consiglio, rammendandovi per la ennesima volta che è un film a tratti #splatter, dunque se non avete questi problemi e non lo avete visto, vedetelo perché non tutti gli anni (per fortuna?) escono certi film, fatti così bene a lenta progressione, con colpi di scena degni dei migliori gialli.

Volevo terminare il post con una frase ad effetto ma non ho molta immaginazione, quindi lo faccio con il video della composizione sonora del film ed una citazione.

“John Ruth, lo sai, era il boia e quando è il boia a prenderti, tu non muori per una pallottola. Quando è il boia a prenderti, c’è la forca.”

Il maggioreMarquisWarren (Samuel L. Jackson)

ciao a presto,

Dave

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Così intitolo questo post del dopo ferie. Io rimango sempre molto colpito dalle ferie e vengo preso dalla malinconia. Non è depressione post ferie come quella malattia che qualcuno nel mondo, ha cercato di creare come moda, per vendere qualche pasticca in più. È semplicemente un dolce ricordo, nella speranza di rivivere al più presto e magari più a lungo i momenti appena trascorsi.

Il fatto è che questa mia “voglia” di tornare nel mio luogo per vacanze ideale, mi è scoppiata a Febbraio 2015 quando ho prenotato la camera, per cercare di ottemperare a quel famoso detto: chi prima arriva meglio alloggia. Ecco dunque che ho potuto avere la camera che volevo e che sapevo mi avrebbe fatto stare bene anche nel tepore del risveglio.

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Cogne, il prato di Sant’Orso e il massiccio del Gran Paradiso, ripresi da Gimillian

Cogne in Valle d’Aosta è un luogo incantato e purtroppo macchiato da faccende extra turistiche, permette comunque di vivere dei soggiorni stupendi e lo è stato per me, per almeno tre anni, quasi di seguito.

Intanto perché montagna?

Grauson basso - i casolari 2200 m s.l.m.

Grauson basso – i casolari 2200 m s.l.m.

Premettendo che ammetto il mio snobismo verso altre formazioni montagnose (Alpi Marittime, Appennini..) la montagna con la “M” maiuscola per me inizia quando i boschi di latifoglie lasciano il posto a quelli di conifere. Quindi approssimativamente quando si superano i 1200 metri s.l.m. si iniziano a vedere solo distese e manti aghiformi di pini, abeti, larici. Il meglio secondo me lo si trova a partire dai 1400 m s.l.m. mentre oltre i 1500 m le considero quote già troppo alte.

il Camoscio mi da ragione. nion d7100 + obiettivo Sigma spinto al max zoom: 500 mm

il Camoscio mi da ragione. nikon d7100 + obiettivo Sigma spinto al max zoom: 500 mm

Tenendo poi un attimo presente il discorso economico, a parità di prezzo di una camera di hotel, io consiglio di scegliere una località che abbia queste caratteristiche. Ma non solo. Ne citerò qualche altra.

Informarsi tramite l’uso dei mezzi più conosciuti, quali Google Earth® e Panoramio® per vedere cosa c’è li intorno, com’è la conformazione del territorio. Non è necessario essere geologi, ma in montagna il panorama ha un 70% nel godimento totale della vacanza.

prati tanti prati

prati tanti prati

Quindi un altro consiglio che vorrei suggerire è quello di trovare un luogo incastonato tra le montagne, ma dove possibilmente non ci sia da scarpinare se si volesse fare una passeggiata rilassante o per smaltire l’acido lattico.

Poi l’altitudine è importante sia per la respirazione, un intensivo breve allenamento polmonare, ma anche perché intorno ai 1500 m, se si sceglie una località che non si trova in una “spinta” valle glaciale, a V per intenderci, ma in un pianoro, tutto intorno e in alto si vedono maestosi e ampi alpeggi. Forse molti non lo sanno, non ci fanno caso, ma quegli alpeggi sono infinitamente grandi e per quanto possa sembrare che abbiano una pendenza vertiginosa, in realtà sono molto ampi e pullulano di vita e acqua. Certo arrivare a vedere, in prima persona questa caratteristica non è semplice perché a 1500 m, se si punta in su il naso, vediamo panorami da 1000 metri in su, più sopra. In questo caso l’unica maniera per viverli è indossare scarponcini e “farli andare”.

si sale verso Grauson nuovo

si sale verso Grauson nuovo

Ecco, fondamentale è l’assenza di autostrade o ferrovie. Si è difficile trovarle a queste altezze ma meglio puntualizzare. Vi sconsiglio di scegliere una cittadina con queste vie di trasporto, solitamente si trovano al confine e vicino trafori. Questo binomio mi fa fischiare le orecchie. Che la località sia un passo o una città di montagna con una sola via di entrata e uscita, il bello è che questi luoghi si possano raggiungere con una strada statale o provinciale, il meno trafficata possibile e tutto il contorno del caso.

Possibilmente pochi impianti di risalita. Ma questo non dipende dalle nostre volontà, però garantisco che salire su un sentiero è molto più soddisfacente che prendere una funivia, per non parlare del fatto che la costruzione dei piloni ha di fatto snaturato l’ambiente circostante che diventa artificiale.

Anche per questo scelgo ancora Cogne, e lo farò di nuovo. Ha solo un impianto, una telecabina che porta pochi turisti su una montagnola dove c’è un parco naturalistico.

tra Grauson vecchio o basso e Grauson nuovo o di sopra a 2600 m s.l.m.

Siesta tra Grauson vecchio o basso e Grauson nuovo o di sopra a 2600 m s.l.m.

La vacanza in montagna può essere di diversi tipi. Per esempio una vacanza di gruppo. Un oratorio, un gruppo di amici, o facenti parte ad una associazione come il CAI. Oppure con la famiglia o con la/il compagna/o, ma anche in singolo come ho fatto io quest’anno.

Ci sono una moltitudine di motivi che mi fanno scegliere la montagna al posto del mare (tenendo presente che al massimo posso farmi una sola vacanza all’anno).

Uno di questi è che nel mondo succedono mille tragedie e tutti, dico tutti, vogliono imporre la propria opinione, senza rendersi conto di quanto, spesso e volentieri, bassa e razzista essa sia.

In montagna, oltre a non sentirle (per vari motivi, per esempio, io non ho mai acceso o guardato la tv), accade una cosa meravigliosa che consiglio a tutti questi ominidi di qualsiasi sesso, religione o etnia.

Se sei in montagna e hai di fronte una roccia che si alza da terra di 200 metri, o sei vicino ad una cascata capace di sprigionare una forza di miliardi di braccia oppure sei a metà strada di un sentiero che speri ti porti il più presto possibile alla meta perché le tue gambe sono di marmo, in quei momenti capisci come sei piccolo, come noi ominidi siamo minuscoli lillipuziani in confronto di Madre Natura e della Terra.

Vallone del Bardoney intorno ai 2200 metri s.l.m.

Vallone del Bardoney intorno ai 2200 metri s.l.m.

Questo consiglierei di viverlo ad ogni “boccaccia” spara cazzate o a chi si fa la grana a spese della natura.

Andate in montagna, state a fianco di una montagna e vedrete come diventerete piccoli di fronte a ciò che ci ospita, abbiatene rispetto la prossima volta che aprite bocca. Ma le persone provinciali non mettono il naso fuori e se lo fanno, lo fanno in totale comodità, senza sudare.

Il mare questo senso di grandezza non me lo ha mai trasmesso.

Cacate e acqua ovunque

Cascate e acqua ovunque

Ma tra i miei pensieri filosofici che facevo mentre salivo verso un luogo che si chiama “Lago delle Loie”, oltre a rischiare delle cadute catastrofiche (cavolo quest’anno proprio zero forma), ho avuto i miei momenti di debolezza.

All’ennesimo tornantino con gradone di pietra in bilico e bagnato da una brina (4,5° Celsius alle 9:25 di mattina di domenica 6 settembre 2015), ho pensato: “ma chi me l’ha fatto fare! Non potevo andare al mare anch’io con le chiappe al sole?” .. poi ho ripensato anche alla massa di gente che si fa mille selfie, a se stessi e ai propri mini costumi o ai propri piedi, per seguire le mode del momento, e mi sono risposto, “Dave cazzo dici, guarda dove vai e prosegui che è meglio”.

LAgo delle Loie 2300 m circa

Lago delle Loie 2300 m circa

Non parliamo di quando si arriva alla sommità. Cosa ti sale dal cuore, quando sei arrivato alla meta? Quando di fronte hai panorami mai visti e maestosi, larghi 30 40 chilometri e sei immerso in quegli alpeggi per i quali, da fondo valle ti chiedevi come sarebbero stati. Se siete sopravvissuti alla salita, beh.. dal cuore vi sale un sentimento di godimento interiore da invidiare.

il magnifico Vallone del Bardoney con la malga. in fondo al vallone il sentiero sale sulla destra della foto per il Colle dell'Arolla

un’altra foto del magnifico Vallone del Bardoney con la malga. in fondo al vallone il sentiero sale sulla destra della foto per il Colle dell’Arolla

Circondati da un alpeggio erboso (siamo intorno ai 2100 metri s.l.m dove gli alberi rimasti sono pochi), con piccoli arbusti, muschi e rocce pitturate da licheni sui quali saltano e cantano una miriade di grilli, sarete attirati da fischi di marmotte che vi faranno ruotare più volte su voi stessi di 360° per cercare di individuarle come quando cercate le differenze nella “settimana enigmistica”. Camminerete sul sentiero che verrà spesso interrotto da ruscelli di una larghezza di 60 cm circa, che vi invoglierà a infilarci la mano dentro e anche a camminarci dentro. Cosa ti sale dal cuore? Pace e serenità ma anche soddisfazione e pensieri profondi.

hola =)

hola       =)

E quando sarà il momento, se ti sei potuto concedere qualche vizio, io l’ho fatto, avrai tutto il tempo per tornare a valle, in hotel per farti una bella doccia e via, andare al centro benessere per sciogliere la muscolatura irrigidita al caldo tepore umido del bagno turco, o farti un giro nella jacuzzi esterna (acqua a 48° mentre l’aria del tramonto è già scesa intorno ai 10° C) con panorama da urlo. La serata terminerà con la cena, e la mattina seguente aprendo con delicatezza le tende, ecco il sole che sta pian piano risvegliando il Gran Paradiso. Una sorridente malinconia, niente paura è sempre la, non scappa.

Ps.Tutte le foto allegate sono state prese con una nikon d7100 o con un cellulare. Ma ho dovuto ridimensionarle per questioni di dimensione, quindi hanno perso parecchia qualità.

Altre foto le trovate sulla mia pagina @Instagram https://instagram.com/davegarba82/

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Ciao a presto,

dave

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Che giornata !

Stamattina la sveglia non ha suonato. Per fortuna qualcosa mi ha destato alle 8:00. Dopo 10 minuti ero già lavato, vestito e armato di tutto il necessario, pronto ad aspettare mio padre alle 8.15 come da accordo della sera prima.

Ero giusto un po’ trafelato ma alla fine sono riuscito ad essere addirittura in anticipo.. per fortuna mi son lavato e profumato, sennò sarei stato un “disastro” :lol: già alle 9.00

c'è chi brace

c’è chi brace

uffa, niente caprioli

uffa, niente caprioli

Ore 9.00: eravamo da mio zio a 5 km da Acqui Terme un po’ in collina. Scaricate quelle 5 damigiane e svariati bottiglioni di vino da 2 L con rimasugli di cera lacca ancora pendenti, ci ha offerto riparo in casa, al caldo di una stufa a legna e ci rifornito di focaccia ancora calda e croccante.

Poi abbiamo ripreso il viaggio, direzione ovest, siam passati oltre Monastero Bormida e via verso Roccaverano. A 7 km da Roccaverano giriamo, e dopo quei circa venti tornanti siamo arrivati in località San Gerolamo dove abbiamo dato un saluto a mia nonnina scomparsa a novembre 2014.

la

la “Rocca”

San Gerolamo

San Gerolamo

Dopo il cimitero, ho scattato qualche foto alla vallata verso ovest, e sui cucuzzoli delle colline di fronte avevo appunto Roccaverano con la sua torre, e altri paesini con altre torri tutto intorno più o meno lontani.

Riscendiamo da quella collina, “peschiamo” un’altra stradina, e ci siamo messi sulla via per una cooperativa [tra i fondatori c’è mio cugino (figlio dello zio del vino di cui sopra)]. Arrivati la ho scattato foto alle capre e caprette (che non usano per macellazione, ma per la robiola).

DSC_0802 (2)

Ognuna con il proprio collare con sopra il nome. 200 capre, era un belare continuo.. :scomp: spettacolo! Avevano anche 3 asini e un mulo.. panorami bellissimi, tutti vigneti e stalle per robiola.

DSC_0822 (2)

DSC_0819 (2)Comunque, ore 11.30 eravamo di nuovo ad Acqui Terme centro, per altre commissioni, io ne approfitto per una piccola e veloce escursione alla fonte termale che c’è in centro città, dove ho fatto qualche foto per provare l’effetto tempo apertura focale su una fontana di acqua bollente (la bollente).

acqua a 80°C  primi passi nel tempo di esposizione con la Nikon d7100

acqua a 80°C
primi passi nel tempo di esposizione con la Nikon d7100

la Bollente

la Bollente

nessun fotoritocco. tempo di esposizione automatico.

nessun fotoritocco. tempo di esposizione automatico.

DSC_0833 (2)

Poi come degli orologi svizzeri, quasi per “magia”, alle ore 12.00 eravamo a casa!

Il viaggio mattutino:

122 km

122 km

Oggi pome mi son dedicato all’acquisto di qualche indumento per il battesimo di mio nipote.

Quanto odio lo shopping.. inizio ore 16.30: ho impiegato 1 ora per un paio di scarpe che andasse bene per il mio 44 di piede e ad un pantalone stretto in fondo (che odio.. ma non posso mettere sempre jeans, anche alle cerimonie..). E la camicia ? Ho girato 5/6 negozi per trovare un tessuto decente, un colore adeguato e una forma che mi andasse bene.

Alle 19.00 ho trovato quel che cercavo, per fortuna ho speso meno di quel che pensavo in più ho optato (con l’aiuto di una commessa) per una di quelle “sciarpe” estive, leggere e trasparenti (non so come si chiamano, forse pacsima?) da uomo invece di mettermi la classica cravatta. la camicia non è proprio la classica. E’una morbidissima e comodissima filo di scozia, aderente ma non troppo.

Ci son stati momenti in cui avrei voluto prendere a testate qualsiasi cosa mi trovassi di fronte..

Stasera fast and furios 7 con amici al cinema. ..non ne ho visto nemmeno uno dei precedenti, penso che non ci capirò una mazza. Al max farò una dormita: prezzo 3 €.

A presto, ciao

Dave

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Macro sul MicroCosm

Buona Primavera a tutti, il mio giardino è ancora in fase muschio, ma alcuni fiori stanno già timidamente sbocciando.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

microcosmo nel mio piccolo giardino fotografata in MACRO con OLYMPUS DIGITAL CAMERA

A presto ciao

Dave

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